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Reato di peculato: assolto il gestore che gioca senza pagare

Il titolare di una ricevitoria del lotto è stato condannato in appello per il reato di peculato per non aver versato all’Erario oltre quindicimila euro. Tuttavia, l’imputato aveva effettuato personalmente le giocate senza pagarle, sperando di coprire i debiti con le vincite. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che il reato di peculato si configura solo quando il ricevitore si appropria di denaro effettivamente riscosso dai clienti (denaro pubblico). Nel caso di giocate personali non pagate, non c’è alcuna materiale apprensione di denaro pubblico, ma sorge solo un debito civile verso lo Stato. Di conseguenza, la condotta non costituisce reato.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 25169 Anno 2023
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del ricevitore del lotto e il reato di peculato

Il titolare di una ricevitoria del lotto svolge un ruolo delicato. Egli raccoglie il denaro dei cittadini per conto dello Stato. Per questo motivo, la legge lo considera un incaricato di pubblico servizio. Se questo soggetto trattiene le somme incassate, commette il grave reato di peculato. Occorre quindi stabilire cosa accada se il gestore effettua giocate per se stesso senza versare il denaro in cassa. La Corte di Cassazione ha affrontato questo specifico scenario. I giudici hanno stabilito un confine netto tra l’appropriazione indebita di denaro pubblico e il semplice inadempimento di un debito.

Il titolare gioca senza pagare e rischia la condanna

La vicenda nasce da un controllo ispettivo presso una ricevitoria del lotto. Gli ispettori hanno riscontrato un mancato versamento di oltre quindicimila euro all’Ufficio dei Monopoli di Stato. Il gestore ha ammesso i fatti ma ha fornito una spiegazione precisa. Egli non aveva intascato il denaro dei clienti. Al contrario, aveva effettuato personalmente numerose giocate sulla propria macchina del lotto senza pagarle. Il gestore sperava di ottenere delle vincite per coprire i costi delle giocate stesse. I giudici di secondo grado avevano ritenuto il gestore colpevole. Secondo la loro tesi, il possesso del denaro poteva essere anche solo virtuale. La Corte d’appello sosteneva che il gestore avesse comunque abusato della sua posizione per ottenere un vantaggio economico ingiusto.

La differenza tra denaro pubblico e debito privato

La difesa del gestore ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione. Il difensore ha sostenuto che il denaro non era mai entrato materialmente nelle casse della tabaccheria. Di conseguenza, il gestore non poteva essersi appropriato di un bene pubblico. Il reato di peculato richiede infatti il possesso fisico o la disponibilità giuridica di denaro altrui. Nel caso delle giocate personali, il gestore non riceve denaro da terzi. Egli si limita a generare un debito virtuale verso l’amministrazione finanziaria. La difesa ha insistito sulla natura del reato di peculato. Questo illecito richiede che il soggetto attivo abbia la disponibilità del denaro in ragione del suo ufficio. Se il denaro non esiste fisicamente, non può esserci appropriazione. Il gestore si è comportato come un normale debitore insolvente.

Le motivazioni della Cassazione sul reato di peculato

Le motivazioni della Cassazione sul reato di peculato chiariscono definitivamente la questione giuridica. I giudici di legittimità hanno ricordato che il ricevitore del lotto risponde di questo delitto solo quando si appropria di somme effettivamente riscosse dai giocatori. Il denaro pagato dagli scommettitori diventa immediatamente pubblico. Il gestore ha l’obbligo di custodirlo e riversarlo all’Erario. Nel caso in esame, invece, la stragrande maggioranza delle giocate proveniva dallo stesso gestore. Egli ha stampato le schedine senza effettuare il relativo pagamento. Non c’è stata alcuna materiale riscossione di denaro. La Suprema Corte ha sottolineato che l’interversione del possesso (il cambio di titolo del possesso) richiede un atto di disposizione materiale. Il gestore deve comportarsi come proprietario di un bene altrui già in suo possesso. Se il concessionario gioca senza pagare, non si appropria di nulla. Egli si rende solo debitore del corrispettivo delle giocate effettuate.

Le conclusioni sul caso del gestore assolto

Le conclusioni sul caso del gestore assolto confermano l’inesistenza del reato. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. Il fatto contestato non sussiste. Questa decisione stabilisce un principio di garanzia molto importante. Il diritto penale interviene solo in presenza di una reale offesa ai beni tutelati. Il mancato pagamento delle proprie giocate da parte del concessionario non può essere punito con la reclusione prevista per i reati dei pubblici ufficiali. Lo Stato possiede altri strumenti di natura civile e amministrativa per recuperare le somme dovute e revocare la concessione. Il ricorso all’arma penale deve rimanere limitato ai casi di effettiva sottrazione di denaro pubblico.

Il gestore di una ricevitoria del lotto è un pubblico ufficiale?
Il gestore è considerato un incaricato di pubblico servizio perché svolge un’attività di raccolta delle giocate che è riservata per legge allo Stato.

Quando si configura il reato di peculato per il ricevitore del lotto?
Il reato si configura solo quando il gestore si appropria di somme di denaro fisicamente versate dai clienti, che diventano subito di proprietà pubblica.

Cosa rischia il gestore che effettua giocate personali senza pagarle?
Il gestore non commette un reato penale ma diventa un semplice debitore verso lo Stato, rischiando sanzioni civili, amministrative e la revoca della concessione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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