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Reato di evasione: no a nuova perizia senza prove di aggravamento

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L’imputato lamentava il rifiuto, da parte della Corte d’Appello, di disporre una nuova perizia psichiatrica per accertare la sua capacità di intendere e di volere. I giudici di legittimità hanno confermato la correttezza della decisione d’appello, evidenziando che la difesa non ha presentato elementi nuovi o documentazione idonea a dimostrare un reale aggravamento delle condizioni psicopatologiche dell’uomo. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 37241 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di evasione e la capacità mentale del condannato

Il reato di evasione rappresenta una violazione estremamente grave delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria a tutela della sicurezza pubblica. Molto spesso, la difesa di un soggetto imputato solleva questioni complesse legate alla salute mentale per escludere del tutto la punibilità del comportamento. Tuttavia, per ottenere una nuova valutazione medica specialistica durante il processo d’appello, occorrono prove concrete, solide e rigorosamente documentate. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema delicato con una recente ordinanza, confermando la condanna di un uomo che pretendeva una nuova perizia senza però fornire elementi concreti di un effettivo peggioramento psichico.

Il caso concreto e la richiesta della difesa

Un uomo, già condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di evasione, ha presentato ricorso davanti alla Suprema Corte di Cassazione per contestare la decisione dei giudici di secondo grado. La sua difesa lamentava formalmente il fatto che il giudice d’appello avesse rifiutato di riaprire l’istruttoria dibattimentale (la fase dedicata alla raccolta delle prove in secondo grado). L’obiettivo principale dei difensori era quello di sottoporre nuovamente l’imputato a una perizia psichiatrica approfondita. Secondo la tesi difensiva, questa analisi specialistica era assolutamente necessaria per verificare se l’uomo fosse pienamente capace di intendere e di volere al momento della commissione del fatto contestato.

Quando si può chiedere una nuova perizia psichiatrica

La capacità di intendere e di volere (la facoltà di comprendere il valore sociale delle proprie azioni e di autodeterminarsi in modo libero) è un pilastro fondamentale del nostro ordinamento penale. Se questa capacità manca totalmente al momento del reato, il soggetto non è imputabile e non può essere punito. Tuttavia, una volta che i giudici di merito hanno già valutato questo aspetto sulla base di accertamenti precedenti, non è possibile richiedere continuamente nuovi esami medici. La legge consente la rinnovazione dell’istruttoria in appello solo in casi eccezionali, ovvero quando emergono elementi di novità assoluta che rimettono in discussione le decisioni già prese.

Le motivazioni: il rigetto della perizia nel reato di evasione

I giudici della Corte di Cassazione hanno ritenuto il ricorso del tutto inammissibile (privo dei requisiti legali per essere esaminato nel merito). La Suprema Corte ha spiegato che i motivi presentati dalla difesa erano una semplice ripetizione di argomenti già respinti, con motivazioni logiche e giuridicamente ineccepibili, da parte del giudice d’appello. La richiesta di una nuova perizia psichiatrica è stata rigettata perché la difesa non ha allegato elementi nuovi o significativi. Non vi era, infatti, alcuna prova medica o documentale che dimostrasse un reale e attuale aggravamento del quadro psicopatologico dell’imputato rispetto a quanto già accertato in precedenza dai periti del tribunale.

Le conclusioni: la conferma della condanna per evasione

In conclusione, la Suprema Corte ha confermato in via definitiva la condanna per il reato di evasione. L’imputato non solo ha visto respingere le proprie richieste difensive, ma è stato anche condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende (un fondo pubblico destinato alle sanzioni). Questa importante decisione ribadisce un principio giuridico fondamentale: la salute mentale del reo è un elemento cruciale, ma la richiesta di nuovi accertamenti non può essere utilizzata come semplice strategia per allungare i tempi del processo in assenza di prove mediche reali, concrete e aggiornate.

Cosa rischia chi commette il reato di evasione?
Chi commette questo reato rischia una condanna penale e, in caso di ricorsi infondati in Cassazione, anche il pagamento delle spese processuali e di sanzioni pecuniarie.

Si può sempre richiedere una nuova perizia psichiatrica in appello?
No, la richiesta di una nuova perizia in appello viene accolta solo se la difesa presenta elementi nuovi e concreti che dimostrano un peggioramento della salute mentale.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è inammissibile, la condanna precedente diventa definitiva e il ricorrente deve pagare le spese del giudizio e una somma alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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