\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Provvedimento abnorme: quando è legittimo? La Cassazione

Il Pubblico Ministero ha impugnato un’ordinanza del Tribunale che restituiva gli atti del procedimento, ritenendola un provvedimento abnorme. Il caso verteva su un reato contro i beni culturali, la cui disciplina era mutata, inasprendo la pena e modificando di conseguenza il rito processuale applicabile. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la decisione del Tribunale non costituiva un provvedimento abnorme, poiché l’azione penale era stata esercitata dal PM con un rito errato (citazione diretta invece che richiesta di udienza preliminare) secondo la legge processuale in vigore al momento dell’azione, in applicazione del principio ‘tempus regit actum’.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 28144 Anno 2024
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 20 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Provvedimento Abnorme e Azione Penale: La Cassazione Chiarisce

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28144 del 2024, si è pronunciata su una questione di grande rilevanza procedurale, chiarendo i confini del cosiddetto provvedimento abnorme. Il caso riguardava la decisione di un Tribunale di restituire gli atti al Pubblico Ministero a causa di un errore nella scelta del rito processuale, in seguito a una modifica legislativa. La Corte ha stabilito che tale restituzione, lungi dall’essere abnorme, era l’unica via corretta per sanare un vizio procedurale fondamentale, riaffermando il principio tempus regit actum.

La Vicenda Processuale: Un Errore nell’Esercizio dell’Azione Penale

Il caso trae origine da un procedimento per impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, originariamente previsto dall’art. 176 del d.lgs. 42/2004. Successivamente, la Legge n. 22 del 2022 ha abrogato tale articolo, trasferendo la fattispecie nel codice penale all’art. 518-bis e inasprendo la pena massima, che è passata da tre a sei anni di reclusione.

Questo aumento di pena ha una conseguenza processuale diretta: mentre per la vecchia norma era consentita la citazione diretta a giudizio, la nuova pena, superando il limite di quattro anni, impone il passaggio obbligato attraverso l’udienza preliminare. Il Pubblico Ministero, pur esercitando l’azione penale dopo l’entrata in vigore della nuova legge, ha proceduto con citazione diretta. Il Tribunale, in sede predibattimentale, ha rilevato l’errore e ha disposto la restituzione degli atti alla Procura. Quest’ultima ha quindi proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale decisione costituisse un provvedimento abnorme che causava un’indebita regressione del processo.

La Questione Giuridica: I Confini del Provvedimento Abnorme

Il cuore della controversia risiede nella definizione di provvedimento abnorme. Secondo la giurisprudenza consolidata delle Sezioni Unite, un atto è abnorme quando si pone al di fuori del sistema processuale per la sua singolarità (abnormità strutturale) o quando, pur essendo previsto dalla legge, determina una stasi processuale insuperabile o una regressione ingiustificata del procedimento (abnormità funzionale).

Il Procuratore ricorrente sosteneva che il giudice avrebbe dovuto risolvere la questione diversamente, magari invitando il PM a modificare la qualificazione giuridica del fatto in udienza, senza far regredire il processo. La Cassazione, tuttavia, ha seguito un ragionamento diverso, incentrato sulla distinzione tra norme sostanziali e norme processuali.

Le Motivazioni della Cassazione: Il Principio “Tempus Regit Actum”

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso infondato, spiegando in modo dettagliato perché la decisione del Tribunale fosse corretta e non abnorme.

Successione di Leggi Penali: Sostanza vs. Procedura

In primo luogo, la Corte ha chiarito la natura della modifica normativa. Si è trattato di una abrogatio sine abolitione, ovvero la condotta è rimasta penalmente rilevante, ma è stata ricollocata nel codice penale con una pena più severa. Per quanto riguarda la legge sostanziale da applicare al reato, vale il principio del favor rei (art. 2, comma 4, c.p.), secondo cui l’imputato sarà giudicato con la norma più favorevole, cioè quella in vigore al momento della commissione del fatto.

Tuttavia, per le norme processuali, vige un principio diverso: tempus regit actum. Ciò significa che la validità di un atto processuale deve essere valutata secondo la legge in vigore nel momento in cui l’atto stesso viene compiuto. Al momento dell’esercizio dell’azione penale da parte del PM, la legge in vigore (art. 518-bis c.p.) imponeva la richiesta di rinvio a giudizio e la celebrazione dell’udienza preliminare. La scelta della citazione diretta era, quindi, giuridicamente erronea.

La Correttezza della Decisione del Tribunale

L’errore commesso dal Pubblico Ministero non riguardava una semplice qualificazione giuridica del fatto, emendabile in udienza, ma la scelta stessa della modalità di esercizio dell’azione penale. Questo vizio minava la corretta instaurazione del rapporto processuale e ledeva le garanzie difensive, poiché privava l’imputato della fase-filtro dell’udienza preliminare.

Di fronte a un errore di tale portata, l’unica soluzione per ripristinare la corretta sequenza procedimentale era la restituzione degli atti al PM. Questo atto, pertanto, non ha causato una stasi ingiustificata, ma ha permesso di correggere un errore fondamentale che avrebbe invalidato le fasi successive del processo. Non si tratta, quindi, di un provvedimento abnorme, ma di un atto conforme ai principi del giusto processo.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha stabilito che la restituzione degli atti al Pubblico Ministero non è un provvedimento abnorme quando è finalizzata a correggere un errore nella scelta del rito processuale, determinato dall’inosservanza del principio tempus regit actum. La decisione del giudice di merito, in questo caso, non ha creato una paralisi del sistema, ma ha garantito il rispetto delle regole procedurali e dei diritti della difesa, obbligando il PM a esercitare correttamente l’azione penale secondo le norme vigenti al momento del suo compimento.

Quando un provvedimento del giudice è considerato ‘abnorme’?
Un provvedimento è abnorme quando si pone al di fuori del sistema organico della legge processuale per la sua stranezza o quando, pur essendo previsto dalla legge, determina una stasi del processo non superabile o una regressione ingiustificata del procedimento.

Se cambia la legge processuale dopo la commissione di un reato, quale si applica?
Si applica il principio ‘tempus regit actum’, secondo cui gli atti del processo sono regolati dalla legge in vigore nel momento in cui vengono compiuti, a prescindere da quale fosse la legge in vigore al momento della commissione del reato.

La restituzione degli atti al Pubblico Ministero da parte del giudice è sempre un provvedimento abnorme?
No. Come chiarito dalla sentenza, non è un provvedimento abnorme se è fondata su un errore del PM nella scelta del rito processuale (es. citazione diretta invece che udienza preliminare). In questi casi, la restituzione è l’atto corretto per sanare il vizio e garantire il rispetto delle regole procedurali.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati