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Privata dimora: anche un rustico è protetto dal furto

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. L’imputato sosteneva che il furto, avvenuto in una casa colonica usata come deposito attrezzi, non costituisse violazione di privata dimora. La Corte ha ribadito che la nozione di privata dimora è ampia e include qualsiasi luogo, anche non abitato permanentemente, dove si svolgono attività private, purché non sia abbandonato. Di conseguenza, ha confermato la condanna per il reato più grave.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28883 Anno 2024
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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto in Privata Dimora: Quando Anche un Deposito di Attrezzi è Tutelato

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28883/2024, è tornata a pronunciarsi su un tema di grande rilevanza pratica: la definizione di privata dimora ai fini della configurabilità del reato di furto in abitazione. La decisione chiarisce che la tutela penale si estende ben oltre le mura domestiche, includendo anche luoghi utilizzati in modo non continuativo, come una casa colonica adibita a deposito. Analizziamo insieme la vicenda e le conclusioni della Suprema Corte.

I Fatti del Caso e il Percorso Giudiziario

Il caso nasce da un furto commesso all’interno di una casa colonica. L’autore del reato veniva condannato sia in primo grado che in appello per il delitto di furto in abitazione, aggravato ai sensi dell’art. 624-bis del codice penale.

L’imputato, non rassegnandosi alla condanna, proponeva ricorso per Cassazione. La sua linea difensiva si basava su un unico, ma cruciale, punto: la riqualificazione del reato da furto in abitazione a furto semplice (art. 624 c.p.). Secondo la difesa, infatti, la casa colonica, essendo utilizzata solo come ricovero per attrezzi e non come abitazione permanente, non poteva essere considerata una privata dimora. L’accoglimento di questa tesi avrebbe avuto un effetto dirompente: il reato, derubricato a semplice, si sarebbe estinto per intervenuta remissione della querela da parte della persona offesa.

La Nozione di Privata Dimora secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e, pertanto, inammissibile. I giudici hanno colto l’occasione per ribadire e consolidare l’interpretazione estensiva del concetto di privata dimora, già delineata in precedenti pronunce, anche a Sezioni Unite.

Le Motivazioni

La Corte ha spiegato che la nozione di privata dimora non si limita al solo luogo in cui una persona ha stabilito la propria residenza anagrafica o dorme abitualmente. Al contrario, essa comprende ogni luogo, anche non destinato a stabile abitazione, in cui si svolgono atti della vita privata, non occasionali. Questo include pertinenze, garage, cantine, ma anche luoghi di lavoro o studi professionali, purché non aperti al pubblico indiscriminatamente.

Nel caso specifico, la sentenza impugnata aveva correttamente evidenziato come la casa colonica, sebbene non abitata stabilmente, fosse utilizzata dal proprietario per riporre i propri attrezzi e per un uso privato, ancorché non permanente. L’immobile, quindi, non era affatto “abbandonato”, ma rappresentava uno spazio riservato allo svolgimento di attività personali. Citando la giurisprudenza consolidata (in particolare S.U. n. 31345/2017 e Sez. 5 n. 27678/2022), la Cassazione ha affermato che integra la nozione di privata dimora anche un immobile che, seppur non abitato, non possa ritenersi abbandonato. Sottrarre beni da un luogo siffatto configura, senza dubbio, il più grave reato di furto in abitazione.

Le Conclusioni

In conclusione, l’ordinanza conferma un principio di diritto fondamentale: la tutela offerta dall’art. 624-bis c.p. è ampia e mira a proteggere la sfera di riservatezza e intimità della persona in tutti i luoghi in cui essa si esplica. Non è necessario che il luogo sia una casa nel senso tradizionale del termine; è sufficiente che esso sia destinato, anche solo in parte o saltuariamente, ad attività private, escludendo l’accesso indiscriminato di terzi. La decisione, dichiarando il ricorso inammissibile, ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la correttezza della valutazione operata dai giudici di merito.

Un furto in una casa di campagna non abitata ma usata come deposito è considerato furto in abitazione?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, anche un immobile non abitato permanentemente, come una casa colonica utilizzata per riporre attrezzi, rientra nel concetto di privata dimora se non è abbandonato e viene utilizzato per attività private, rendendo il furto al suo interno un furto in abitazione (art. 624 bis c.p.).

Cosa si intende per “privata dimora” ai fini del reato di furto?
Per privata dimora si intendono non solo l’abitazione, ma tutti i luoghi nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata e che non sono aperti al pubblico o accessibili a terzi senza il consenso del proprietario. Ciò include anche luoghi di lavoro, studi professionali e pertinenze come garage o depositi.

Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto manifestamente infondato. Le argomentazioni della difesa erano in contrasto con la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione sulla definizione di privata dimora, oltre a essere una semplice ripetizione di motivi già respinti in appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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