Prescrizione Truffa: Quando il Ricorso della Parte Civile è Inammissibile
La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 15918/2024 offre importanti chiarimenti sui limiti dell’impugnazione della parte civile di fronte a una sentenza che dichiara la prescrizione truffa. Il caso analizzato riguarda una complessa vicenda di presunte truffe reiterate, dove la Suprema Corte ha stabilito l’inammissibilità del ricorso della vittima, delineando con precisione la differenza tra questioni di diritto e censure di merito.
I Fatti di Causa: Dalla Condanna alla Prescrizione in Appello
In primo grado, il Tribunale aveva condannato un’imputata per il reato di truffa ai danni di un uomo, disponendo il risarcimento del danno e una provvisionale di 200.000 euro. La vicenda giudiziaria prende una piega diversa in secondo grado. La Corte di Appello, riformando la prima sentenza, ha diviso la condotta dell’imputata in due periodi:
- Fatti fino al 30 giugno 2015: Per queste condotte, la Corte ha dichiarato l’intervenuta prescrizione del reato.
- Fatti dall’1 luglio 2015: Per il periodo successivo, l’imputata è stata assolta per insussistenza del fatto, con conseguente revoca di tutte le statuizioni civili.
Secondo la Corte d’Appello, le dazioni di denaro si erano verificate solo fino al giugno 2015. Le azioni successive dell’imputata, sebbene costituissero artifizi e raggiri, erano finalizzate a evitare la restituzione delle somme già ricevute, non a ottenerne di nuove.
Il Ricorso in Cassazione della Parte Civile
La persona offesa ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione della Corte d’Appello. Secondo il ricorrente, vi erano prove di ulteriori versamenti di denaro anche dopo il giugno 2015, e la condotta dell’imputata andava considerata come un’unica serie continuativa di atti fraudolenti, frutto di un rapporto di dipendenza psicologica. Il ricorso mirava a dimostrare l’erroneità della dichiarazione di prescrizione truffa e della successiva assoluzione.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per due ragioni fondamentali: la natura delle censure e la loro genericità.
Censura di Merito e non di Legittimità
Il primo punto cruciale riguarda la natura del ricorso per Cassazione. Questo tipo di giudizio non serve a riesaminare le prove e i fatti (‘giudizio di merito’), ma solo a controllare la corretta applicazione delle norme di diritto (‘giudizio di legittimità’).
Il ricorrente, richiamando il contenuto della sua querela e sostenendo l’esistenza di ulteriori pagamenti in contanti, ha di fatto chiesto alla Suprema Corte una nuova valutazione del materiale probatorio. Questa richiesta esula dalle competenze della Cassazione. Il ricorso era carente di elementi specifici in grado di smentire, sul piano logico-giuridico, la ricostruzione operata dalla Corte d’Appello, che aveva basato la sua decisione sull’assenza di prove circa le dazioni di denaro successive a giugno 2015.
La Consumazione del Reato e la Prescrizione Truffa
La Corte ha inoltre chiarito un aspetto fondamentale sulla consumazione del reato. Nel caso di truffe reiterate, il reato si consuma con ogni singola dazione di denaro. Le condotte successive, finalizzate a ritardare la restituzione, non spostano in avanti il momento consumativo e, di conseguenza, il termine da cui decorre la prescrizione truffa.
L’argomento del ricorrente secondo cui una dichiarazione di riconoscimento del debito datata settembre 2016 avrebbe segnato la data di consumazione è stato ritenuto manifestamente infondato.
Conclusioni
La sentenza ribadisce un principio consolidato: sebbene la parte civile sia legittimata a impugnare una sentenza che dichiara la prescrizione, può farlo solo per contestare l’erroneità di tale dichiarazione su un piano strettamente giuridico. Non può, invece, utilizzare il ricorso per cassazione come un ‘terzo grado di merito’ per ottenere una diversa lettura delle prove. Il ricorso deve essere specifico, puntuale e focalizzato su vizi di legittimità, altrimenti, come in questo caso, è destinato all’inammissibilità, con condanna al pagamento delle spese processuali.
Quando si consuma il reato di truffa in caso di pagamenti multipli?
In caso di più dazioni di denaro frutto di distinti atti fraudolenti, il reato si consuma al momento di ogni singola percezione della somma. Le condotte successive finalizzate a ritardare la restituzione non posticipano la consumazione del reato.
La parte civile può impugnare una sentenza che dichiara la prescrizione di un reato?
Sì, la parte civile può impugnare una sentenza che dichiara l’estinzione del reato per prescrizione, ma solo per contestare l’erroneità di tale dichiarazione dal punto di vista giuridico, non per chiedere una nuova valutazione dei fatti.
Perché il ricorso della parte civile è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure sollevate erano di merito, cioè chiedevano una diversa valutazione delle prove, cosa non consentita in sede di Cassazione. Inoltre, le critiche alla sentenza d’appello sono state ritenute generiche e non specifiche.