Pericolo di Reiterazione: Come si Valuta per le Misure Cautelari?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44648/2023, offre importanti chiarimenti sui presupposti per l’applicazione delle misure cautelari. In particolare, la pronuncia si sofferma su come il giudice debba valutare il pericolo di reiterazione del reato, specificando che tale giudizio non deve basarsi esclusivamente su condanne definitive. Questa decisione nasce dal ricorso di un soggetto indagato per il furto pluriaggravato di due camion di proprietà comunale, al quale erano stati applicati gli arresti domiciliari.
I Fatti del Caso: Il Furto di Mezzi Comunali
Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un individuo, accusato di aver partecipato al furto di due camion utilizzati per il servizio pubblico di raccolta rifiuti. I mezzi erano stati sottratti da un’area recintata e chiusa a chiave, definita “isola ecologica”. L’indagato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando diversi vizi del provvedimento.
I Motivi del Ricorso in Cassazione
Il ricorrente ha basato la sua difesa su tre argomentazioni principali:
- Violazione delle norme sulle esigenze cautelari: La difesa sosteneva che il pericolo di reiterazione fosse stato motivato in modo illegittimo, facendo riferimento a semplici precedenti di polizia e segnalazioni, anziché a sentenze di condanna passate in giudicato.
- Mancanza della querela: Si affermava che, a seguito della Riforma Cartabia, il reato fosse diventato procedibile a querela, poiché i beni, seppur destinati a pubblico servizio, erano esposti alla pubblica fede. Dato che la querela non era stata presentata entro i termini, l’azione penale non avrebbe dovuto essere esercitata.
- Vizio di motivazione sulla gravità indiziaria: Infine, si contestava la solidità del quadro indiziario, ritenuto basato su mere coincidenze e intercettazioni non decisive.
La Decisione della Corte: Come si Valuta il Pericolo di Reiterazione
La Suprema Corte ha respinto tutte le censure, dichiarando il ricorso inammissibile. Il punto centrale riguarda proprio la valutazione del pericolo di reiterazione. I giudici hanno ribadito un principio consolidato: per valutare la pericolosità sociale di un soggetto ai fini cautelari, il giudice può e deve tenere conto di un’ampia gamma di elementi. Non sono necessarie solo le condanne definitive. Possono essere valorizzati anche comportamenti concreti, denunce, precedenti di polizia, e persino fatti che costituiscono meri illeciti amministrativi. Nel caso specifico, il Tribunale aveva correttamente considerato non solo una serie di denunce e un arresto precedente, ma anche le modalità organizzate del furto, che delineavano un vero e proprio “stile di vita” dell’indagato, rendendo concreto il rischio di commissione di altri reati.
Procedibilità d’Ufficio e Beni Pubblici: Nessuna Querela Necessaria
Anche il secondo motivo di ricorso è stato ritenuto infondato. La Cassazione ha chiarito che la Riforma Cartabia non ha reso il furto in questione procedibile a querela. La discriminante è l’esposizione o meno del bene alla “pubblica fede”. I camion, infatti, non erano parcheggiati in un luogo pubblico, ma custoditi all’interno di un'”isola ecologica” protetta da recinzione e cancello, che gli autori del furto hanno dovuto forzare. Di conseguenza, non si applica l’ipotesi del furto su cose esposte a pubblica fede, ma l’aggravante della destinazione a pubblico servizio, che mantiene la procedibilità d’ufficio (ovvero, senza necessità di querela).
Le Motivazioni della Sentenza
La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando come il giudizio sulla pericolosità dell’indagato (art. 274, lett. c, c.p.p.) debba essere fondato su una valutazione complessiva della sua personalità. Limitarsi alle sole condanne passate in giudicato creerebbe una situazione paradossale, in cui un soggetto incensurato ma con comportamenti processuali scorretti o stili di vita criminali verrebbe ingiustamente escluso da una diagnosi di pericolosità. In merito alla procedibilità, la Corte ha semplicemente operato una corretta interpretazione della norma, distinguendo tra beni effettivamente lasciati incustoditi in luoghi pubblici e beni custoditi in aree private, sebbene adibite a una funzione pubblica. Infine, la censura sulla gravità indiziaria è stata giudicata inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità, il quale può sindacare solo la correttezza giuridica e la logicità della motivazione.
Le Conclusioni
La sentenza offre due importanti spunti di riflessione. Primo, conferma l’ampia discrezionalità del giudice nel valutare il pericolo di reiterazione, che può essere desunto da qualsiasi elemento concreto indicativo della personalità dell’indagato. Secondo, chiarisce l’ambito di applicazione della procedibilità a querela per il furto aggravato, escludendola quando i beni, anche se pubblici, sono adeguatamente custoditi e non esposti al rischio indiscriminato di sottrazione.
Per applicare una misura cautelare, il pericolo di reiterazione del reato si può basare solo su condanne definitive?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che la pericolosità dell’indagato può essere desunta anche da comportamenti concreti, denunce, precedenti di polizia, lo stile di vita o persino illeciti amministrativi, non necessariamente da precedenti penali passati in giudicato.
Il furto di un bene destinato a pubblico servizio è sempre perseguibile a querela dopo la Riforma Cartabia?
No. La procedibilità d’ufficio rimane se il bene, pur destinato a pubblico servizio, non è esposto alla pubblica fede. Nel caso specifico, i mezzi erano custoditi in un’area recintata e chiusa a chiave, quindi il furto resta perseguibile d’ufficio.
È possibile contestare in Cassazione la valutazione degli indizi a carico di un indagato?
No, il ricorso per cassazione serve a contestare violazioni di legge e vizi logici della motivazione, non a ottenere una nuova e diversa valutazione dei fatti o degli elementi di prova. Un’analisi frammentaria degli indizi, finalizzata a una rilettura del merito, è considerata inammissibile.