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Perdere un dente: indebolimento dell’organo della masticazione

L’Imputato ha aggredito il gestore di un locale con pugni e oggetti in vetro per riscuotere un credito, provocandogli lesioni al volto e la perdita di un dente incisivo. Parallelamente, l’Imputato faceva custodire sostanze stupefacenti e munizioni presso un complice. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell’Imputato, ribadendo che la caduta di un dente incisivo determina la lesione grave per indebolimento dell’organo della masticazione, a prescindere dalla possibilità di inserire una protesi. La Corte ha ritenuto pienamente attendibili le testimonianze della vittima e le dichiarazioni del complice, in quanto riscontrate da rilievi fotografici, perquisizioni e snodi investigativi. Il ricorso dell’Imputato è stato interamente rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 26659 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggressione e lesioni con indebolimento dell’organo della masticazione

Un violento scontro causato dal recupero di un presunto credito ha portato a gravi conseguenze penali per l’aggressore. Colpire una persona al volto fino a provocarne la caduta di un dente configura l’aggravante di indebolimento dell’organo della masticazione. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema analizzando il confine tra lesioni semplici e lesioni aggravate. La pronuncia chiarisce la valutazione delle prove testimoniali e il peso probatorio delle dichiarazioni rese dalla persona offesa.

La vicenda trae origine da una spedizione punitiva compiuta dall’imputato presso un locale pubblico. L’uomo pretendeva la restituzione di una somma di denaro e ha aggredito il gestore con pugni e oggetti di vetro. L’aggressione ha provocato il ferimento del volto del gestore e l’avulsione (caduta forzata) di un dente incisivo. Parallelamente, le indagini hanno scoperto la detenzione di sostanze stupefacenti e munizioni che l’imputato faceva custodire a un suo conoscente.

Il valore probatorio delle dichiarazioni e l’indebolimento dell’organo della masticazione

La difesa dell’imputato ha tentato di smontare la ricostruzione dei fatti contestando la credibilità delle vittime e dei testimoni. Nel corso del processo è emersa la questione del coordinamento tra le dichiarazioni dei testimoni e la loro posizione processuale. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni della vittima costituitasi parte civile (soggetto che chiede il risarcimento del danno nel processo penale) sono pienamente utilizzabili. Tale narrazione richiede soltanto un rigoroso controllo di attendibilità.

I rilievi fotografici e i verbali di arresto hanno confermato i segni evidenti dell’aggressione sul volto della vittima. Inoltre, la divergenza sull’oggetto esatto utilizzato per colpire, come una caraffa o un bicchiere, non altera la sostanza dell’imputazione. Si tratta in ogni caso di un oggetto in vetro idoneo ad offendere.

La custodia della sostanza stupefacente e le chiamate in causa

Oltre all’episodio di violenza, il processo ha trattato la responsabilità per la detenzione di droga e proiettili. Un complice ha dichiarato agli inquirenti di aver custodito il materiale illecito per conto dell’imputato. La difesa ha sostenuto l’esistenza di una trama orchestrata ai danni dell’accusato, ma le prove hanno smentito questa ricostruzione.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i messaggi telefonici inviati dall’imputato hanno fornito un solido riscontro esterno. Il complice ha preferito autodenunziarsi e affrontare la condanna pur di sottrarsi alle intimidazioni. Questo elemento ha rafforzato l’attendibilità della sua chiamata in causa verso l’imputato.

Le motivazioni: indebolimento dell’organo della masticazione e continuità della funzione

Le motivazioni della decisione affrontano in modo chiaro il tema del danno biologico e funzionale subito dalla vittima. La Suprema Corte sottolinea che la perdita di un dente incisivo pregiudica la naturale funzionalità della bocca. Tale perdita determina l’aggravante di indebolimento dell’organo della masticazione anche quando riguarda un singolo elemento dentario.

I giudici precisano che non rileva la possibilità per la vittima di inserire successivamente una protesi dentaria. La legge tutela la funzione naturale dell’organo nella sua integrità originaria. Inoltre, il quadro probatorio complessivo risulta solido grazie alla concordanza tra testimonianze, referti e rilievi della polizia giudiziaria.

Le conclusioni: la conferma definitiva della pena

Le conclusioni dei giudici sanciscono il totale rigetto del ricorso presentato dall’imputato. La ricostruzione dei giudici di merito risulta logica, priva di contraddizioni e sorretta da elementi di prova precisi. L’imputato deve quindi scontare la pena detentiva e pagare la multa stabilita nel precedente grado di giudizio.

La sentenza conferma l’obbligo per il condannato di pagare le spese del procedimento. Questo verdetto ribadisce la gravità delle lesioni che intaccano l’incolumità fisica e la masticazione, confermando il rigore della giurisprudenza in materia di reati contro la persona.

La caduta di un solo dente comporta un’aggravante per lesioni gravi
La perdita anche di un singolo dente incisivo riduce la capacità masticatoria naturale e integra l’aggravante dell’indebolimento dell’organo.

L’uso successivo di una protesi dentale elimina la gravità del reato
L’applicazione di una protesi non esclude l’aggravante perché la legge tutela la funzionalità dell’organo nella sua conformazione originaria.

La testimonianza della sola vittima è sufficiente per condannare l’aggressore
Le dichiarazioni della vittima possono fondare la condanna se sottoposte a un rigoroso vaglio di credibilità e confermate da riscontri esterni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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