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Pene sostitutive: ricorso inammissibile non motivato

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro il diniego di applicazione delle pene sostitutive. La decisione si fonda sulla corretta e adeguata motivazione della corte d’appello, che aveva basato il suo giudizio negativo sulla personalità dell’imputato e su una prognosi di pericolo di recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 29506 Anno 2024
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Pubblicato il 19 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene Sostitutive e Valutazione del Giudice: Quando il Ricorso è Inammissibile

L’applicazione delle pene sostitutive rappresenta un tema cruciale nel diritto penale, offrendo alternative alla detenzione per reati di minore gravità. Tuttavia, la loro concessione non è automatica e dipende da una valutazione attenta da parte del giudice. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Sez. 7, Num. 29506/2024) chiarisce i limiti dell’impugnazione contro un diniego, sottolineando l’importanza della motivazione basata sulla personalità dell’imputato e sul rischio di recidiva.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Torino. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione delle pene sostitutive, sostenendo che il diniego da parte dei giudici di merito fosse immotivato o comunque non adeguatamente argomentato. La questione centrale, quindi, non riguardava la colpevolezza dell’imputato, ma la scelta della sanzione da applicare.

La Decisione della Corte di Cassazione sulle Pene Sostitutive

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Secondo gli Ermellini, il motivo dedotto era ‘manifestamente infondato’. La decisione della Corte d’Appello, infatti, non era affatto carente di motivazione. Al contrario, il giudizio negativo era stato costruito su elementi solidi e pertinenti, rendendo l’impugnazione priva di qualsiasi fondamento giuridico.

Le Conseguenze dell’Inammissibilità

La dichiarazione di inammissibilità ha comportato, come previsto dall’articolo 616 del codice di procedura penale, conseguenze economiche significative per il ricorrente. Quest’ultimo è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende, un importo ritenuto equo in ragione delle questioni sollevate.

Le Motivazioni

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nella validità delle motivazioni addotte dalla Corte d’Appello. La Suprema Corte ha evidenziato come i giudici di merito avessero correttamente basato il loro diniego su due pilastri fondamentali:

  1. La personalità dell’imputato: La valutazione complessiva della condotta e del carattere del soggetto è un elemento discrezionale ma essenziale per il giudice.
  2. La prognosi sul pericolo di recidiva: Il giudice aveva formulato una previsione negativa sulla probabilità che l’imputato potesse commettere nuovi reati in futuro.

Secondo la Cassazione, queste argomentazioni erano state esposte in modo ‘adeguatamente motivato’, rendendo il giudizio negativo sulla concessione delle pene sostitutive del tutto legittimo. Non è stato ravvisato alcun vizio logico o giuridico nel ragionamento del giudice d’appello, motivo per cui il ricorso non poteva essere accolto.

Conclusioni

L’ordinanza in esame ribadisce un principio consolidato: la valutazione sulla concessione delle pene sostitutive è un potere ampiamente discrezionale del giudice di merito. Un ricorso in Cassazione che contesti tale valutazione ha scarse possibilità di successo se il diniego è supportato da una motivazione logica e coerente, incentrata su elementi concreti come la personalità dell’imputato e il rischio di recidiva. La decisione serve da monito contro la presentazione di ricorsi palesemente infondati, che non solo non portano a una riforma della sentenza, ma espongono anche il ricorrente a sanzioni economiche rilevanti.

Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso ‘manifestamente infondato’ perché la decisione della Corte d’Appello di non concedere le pene sostitutive era stata adeguatamente motivata.

Su quali elementi si è basato il giudice per negare le pene sostitutive?
Il diniego si è basato su un giudizio negativo espresso sulla personalità dell’imputato e su una prognosi sfavorevole riguardo al pericolo che potesse commettere altri reati in futuro (recidiva).

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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