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Pene sostitutive: la richiesta è necessaria in appello

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 29026/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la mancata applicazione di pene sostitutive. La Corte ha stabilito che, per ottenere tali pene in appello, è indispensabile una richiesta esplicita da parte dell’imputato, al più tardi durante l’udienza di discussione. Il giudice non ha l’obbligo di proporle d’ufficio e la sua omissione non invalida la sentenza, ma implica una valutazione negativa sulla sussistenza dei presupposti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 29026 Anno 2024
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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Pene Sostitutive: la Cassazione Conferma la Necessità della Richiesta dell’Imputato

Con la recente ordinanza n. 29026 del 2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale introdotto dalla Riforma Cartabia: l’applicazione delle pene sostitutive delle pene detentive brevi. La decisione chiarisce un aspetto procedurale fondamentale, stabilendo che l’attivazione di questo beneficio non è automatica, ma richiede un’iniziativa specifica da parte dell’imputato, anche nel giudizio di appello. Questa pronuncia offre importanti indicazioni operative per la difesa tecnica.

Il Caso in Esame

Il caso trae origine dal ricorso di un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Bologna. Il ricorrente lamentava la violazione dell’articolo 545-bis del codice di procedura penale, sostenendo che il giudice di secondo grado avrebbe dovuto valutare d’ufficio la possibilità di applicare una pena sostitutiva alla detenzione, in linea con le novità introdotte dalla Riforma Cartabia. Il motivo di ricorso si basava sull’idea che il giudice avesse l’obbligo di considerare questa opzione, anche in assenza di una specifica richiesta.

Pene Sostitutive e Ruolo del Giudice: la Decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. I giudici hanno ribadito un orientamento già consolidato, secondo cui l’applicazione delle pene sostitutive non è un dovere del giudice, ma una possibilità subordinata a una precisa istanza di parte.

La Necessità della Richiesta Esplicita

Il punto centrale della decisione è che, affinché il giudice d’appello possa deliberare sull’applicabilità delle nuove sanzioni alternative, è indispensabile una richiesta in tal senso da parte dell’imputato. La Corte ha specificato che tale richiesta non deve essere necessariamente contenuta nell’atto di impugnazione, ma può essere formulata fino all’udienza di discussione in appello. La mancanza di questa iniziativa preclude al giudice la possibilità di valutare nel merito la concessione del beneficio.

Le Motivazioni della Corte

La Cassazione ha chiarito che il giudice non è tenuto a proporre d’ufficio l’applicazione di una pena sostitutiva. Si tratta, infatti, di un potere discrezionale e non di un obbligo. Di conseguenza, l’omissione dell’avviso previsto dall’art. 545-bis c.p.p. (relativo alla possibilità di richiedere le pene sostitutive) subito dopo la lettura del dispositivo di sentenza, non comporta la nullità della stessa. Tale omissione, secondo la Corte, presuppone una valutazione implicita e negativa da parte del giudice circa la sussistenza dei presupposti per accedere a tali misure. In altre parole, se il giudice tace, significa che ha già ritenuto, nel suo giudizio discrezionale, che l’imputato non avesse i requisiti per beneficiare delle sanzioni alternative.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza consolida un principio di fondamentale importanza per la strategia difensiva. Gli avvocati devono essere consapevoli che la possibilità di accedere alle pene sostitutive è legata a un’azione proattiva. Non ci si può aspettare che il giudice d’appello consideri autonomamente questa opzione. È onere della difesa formulare una richiesta chiara e tempestiva, al più tardi in sede di discussione orale. In assenza di tale istanza, la possibilità di convertire una pena detentiva breve in una misura alternativa viene meno, con la conseguenza che l’imputato dovrà scontare la pena detentiva. La decisione sottolinea, quindi, l’importanza di una difesa attenta e preparata sulle novità normative della Riforma Cartabia.

In appello, il giudice è obbligato a valutare l’applicazione delle pene sostitutive anche senza una richiesta dell’imputato?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che il giudice di appello non è tenuto a pronunciarsi sull’applicabilità delle pene sostitutive in assenza di una richiesta specifica dell’imputato. È necessaria un’istanza di parte.

La mancata comunicazione da parte del giudice, dopo la lettura del dispositivo, della possibilità di accedere alle pene sostitutive rende nulla la sentenza?
No, secondo l’ordinanza, tale omissione non comporta la nullità della sentenza. Si presume che il silenzio del giudice implichi una sua valutazione discrezionale e negativa sulla sussistenza dei presupposti per la concessione della misura.

Entro quale momento l’imputato deve presentare la richiesta per le pene sostitutive in grado di appello?
La richiesta può essere formulata non necessariamente con l’atto di impugnazione, ma deve intervenire al più tardi nel corso dell’udienza di discussione in appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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