Pena Sostitutiva: Quando il Ricorso per Cassazione è Inammissibile
La richiesta di applicazione di una pena sostitutiva, come i lavori di pubblica utilità, rappresenta un momento cruciale nel processo penale, potendo modificare sostanzialmente l’esecuzione della condanna. Tuttavia, le modalità con cui si contesta il diniego di tale beneficio sono strettamente regolate dalla legge. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 15280/2024) offre un’importante lezione sui limiti del ricorso, chiarendo quando i motivi presentati sono destinati a essere dichiarati inammissibili.
I Fatti del Processo
Il caso riguarda un imputato condannato in primo grado dal Tribunale di Bergamo per reati di natura fallimentare e tributaria. La Corte di Appello di Brescia, pur riformando parzialmente la sentenza riguardo al trattamento sanzionatorio, confermava la condanna. L’imputato decideva quindi di presentare ricorso per Cassazione, lamentando principalmente due aspetti: la presunta illogicità nella valutazione delle attenuanti generiche e, soprattutto, il mancato accoglimento della sua richiesta di applicazione della pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità.
L’Analisi della Corte: I Motivi del Ricorso sulla Pena Sostitutiva
La Suprema Corte ha esaminato i due motivi di ricorso, dichiarandoli entrambi manifestamente infondati e, di conseguenza, l’intero ricorso inammissibile.
Primo Motivo: La Presunta Contraddittorietà Esterna
L’imputato sosteneva che la motivazione della sentenza d’appello fosse contraddittoria. Tuttavia, secondo la Cassazione, l’errore del ricorrente è stato quello di individuare una presunta contraddizione non all’interno della sentenza d’appello stessa, ma tra quest’ultima e la sentenza di primo grado. La Corte ha ribadito un principio fondamentale del processo penale: il vizio di motivazione censurabile in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e) del codice di procedura penale, è solo quello che emerge dal testo del provvedimento impugnato. Deve trattarsi di una contraddizione interna, un’incoerenza logica tra le varie parti della stessa sentenza, e non di un contrasto con decisioni precedenti.
Secondo Motivo: La Motivazione sulla Non Concessione della Pena Sostitutiva
Nel secondo motivo, il ricorrente lamentava una carenza e illogicità della motivazione riguardo ai motivi ostativi che avevano portato la Corte d’Appello a negare la sostituzione della pena. Anche questa doglianza è stata respinta. La Cassazione ha rilevato che la Corte d’Appello aveva, al contrario, “espresso diffusamente le ragioni” per le quali la richiesta non poteva essere accolta. Il giudice di secondo grado aveva quindi adempiuto al suo obbligo di motivazione, fornendo una spiegazione logica e coerente per la sua decisione, rendendo la critica del ricorrente infondata.
Le Motivazioni della Decisione
La decisione della Corte si basa su una rigorosa interpretazione dei limiti del giudizio di cassazione. La Suprema Corte non è un terzo grado di giudizio sul merito, ma un organo di legittimità che valuta la corretta applicazione della legge e la coerenza logica delle sentenze. Denunciare una contraddittorietà tra due sentenze diverse non rientra nei suoi poteri. Allo stesso modo, se il giudice d’appello ha fornito una motivazione adeguata per rigettare la richiesta di una pena sostitutiva, la Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito, a meno che la motivazione non sia palesemente illogica o inesistente, cosa che in questo caso non è stata riscontrata.
Conclusioni
L’ordinanza in esame conferma che la presentazione di un ricorso per Cassazione richiede un’attenta formulazione dei motivi, che devono basarsi su vizi specifici e legalmente riconosciuti. Un generico dissenso con la decisione di merito o una denuncia di contraddizioni “esterne” alla sentenza impugnata conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità. Tale esito non solo rende definitiva la condanna, ma comporta anche l’addebito delle spese processuali e il pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie con la condanna al pagamento di tremila euro. La richiesta di una pena sostitutiva deve essere supportata da argomenti solidi già nei gradi di merito, poiché le possibilità di rimettere in discussione un diniego in Cassazione sono strettamente circoscritte.
Perché il ricorso sulla mancata concessione della pena sostitutiva è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi erano manifestamente infondati. In particolare, il ricorrente ha erroneamente lamentato una contraddizione tra la sentenza d’appello e quella di primo grado, mentre il vizio di motivazione deve essere interno alla sentenza che si impugna.
È possibile contestare in Cassazione la motivazione con cui un giudice nega una pena sostitutiva?
Sì, ma solo se la motivazione è manifestamente illogica, contraddittoria o del tutto assente. Se il giudice di merito ha fornito ragioni coerenti per la sua decisione, come avvenuto in questo caso, la Corte di Cassazione non può riesaminare la sua valutazione.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende. Nel caso specifico, la somma è stata fissata in tremila euro.