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Peculato gestore slot machine: tassa non versata è reato

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per peculato a carico del gestore di un esercizio commerciale che aveva trattenuto per sé le somme del Prelievo Erariale Unico (PREU) incassate tramite le slot machine. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il denaro raccolto, destinato allo Stato, è da considerarsi pubblico sin dal momento dell’incasso. Di conseguenza, l’esercente che non lo versa commette il reato di peculato gestore slot machine e non un semplice inadempimento contrattuale. L’operatore, infatti, agisce come incaricato di un pubblico servizio e ha il dovere di trasferire immediatamente i fondi pubblici di cui ha la temporanea disponibilità.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 11344 Anno 2023
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Pubblicato il 29 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Il gestore di slot machine che non versa le tasse commette reato?

La gestione di apparecchi da gioco lecito, come le slot machine, comporta obblighi precisi, soprattutto per quanto riguarda la gestione del denaro incassato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito che trattenere le somme destinate allo Stato non è una semplice irregolarità amministrativa, ma integra il grave reato di peculato gestore slot machine. Questo caso specifico offre uno spunto fondamentale per comprendere la natura del denaro raccolto e le responsabilità penali di chi lo gestisce.

La vicenda: il denaro delle slot mai arrivato allo Stato

I fatti sono semplici. Un esercente, titolare di un’attività con diverse slot machine, ha incassato le giocate degli utenti. Una parte di questi incassi, nota come Prelievo Erariale Unico (PREU), è una tassa che appartiene per legge allo Stato. L’esercente avrebbe dovuto versare periodicamente queste somme alla società concessionaria, che a sua volta le avrebbe girate all’Amministrazione dei Monopoli di Stato. Invece, per diverse mensilità, l’esercente ha trattenuto per sé un importo complessivo di oltre 32.000 euro. La società concessionaria, responsabile in solido verso lo Stato, ha dovuto pagare la somma e ha denunciato l’accaduto.

La questione legale: debito o appropriazione indebita?

Il nodo centrale della questione era stabilire la natura giuridica del denaro trattenuto. Si trattava di un semplice debito commerciale dell’esercente verso la società concessionaria, e quindi di una questione puramente civile? Oppure si configurava un reato, dato che quel denaro aveva una destinazione pubblica? Inizialmente, un giudice aveva assolto l’esercente, ritenendo che il denaro non fosse ancora ‘pubblico’ nel momento in cui era nelle sue mani. Tuttavia, la visione della Corte di Cassazione è stata diametralmente opposta e molto più severa, basandosi su un principio ormai consolidato.

Il ruolo del gestore: un incaricato di pubblico servizio

La Corte ha stabilito che chiunque gestisca apparecchi da gioco leciti agisce come un incaricato di un pubblico servizio. Il suo compito non è solo commerciale, ma include la funzione pubblica di raccogliere fondi per conto dello Stato. Questo ruolo comporta responsabilità maggiori rispetto a un normale imprenditore. Il denaro del PREU, quindi, non diventa mai di proprietà dell’esercente o della società concessionaria. Esso appartiene allo Stato fin dal preciso istante in cui il giocatore lo inserisce nella macchinetta. L’esercente ne ha solo la detenzione materiale e temporanea con l’obbligo specifico di versarlo.

Le motivazioni: perché è peculato gestore slot machine

La condanna per peculato gestore slot machine si fonda su questo presupposto. Il reato di peculato (articolo 314 del Codice Penale) punisce il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che si appropria di denaro o altri beni di cui ha il possesso per ragioni del suo ufficio. Nel nostro caso, l’esercente aveva il possesso del denaro del PREU proprio in virtù del suo ruolo di gestore autorizzato. Trattenendolo, se ne è appropriato indebitamente. La Corte ha specificato che eventuali prassi di pagamenti ritardati, invocate dalla difesa, sono irrilevanti. L’intenzione (il dolo) di appropriarsi del denaro pubblico è sufficiente per configurare il reato, a prescindere da accordi informali o presunte tolleranze.

Le conclusioni: la condanna definitiva e le conseguenze

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’esercente, rendendo definitiva la sua condanna a tre anni di reclusione. Questa decisione ribadisce un principio di legalità molto forte: chi maneggia denaro pubblico, anche nell’ambito di un’attività commerciale privata come la gestione di slot, ha responsabilità penali precise. Il mancato versamento del PREU non è un semplice ‘pasticcio’ contabile, ma un’appropriazione di fondi statali che la legge punisce severamente. La sentenza serve da monito per tutti gli operatori del settore del gioco legale, sottolineando l’importanza di una gestione trasparente e rigorosa dei flussi di denaro destinati all’erario.

Il gestore di un bar con slot machine è considerato un incaricato di pubblico servizio?
Sì, limitatamente all’attività di raccolta e gestione delle somme giocate, una parte delle quali (il PREU) è di spettanza dello Stato. In questa veste, ha responsabilità penali specifiche.

Se il gestore restituisce i soldi in ritardo, commette comunque il reato di peculato?
Sì, il reato si perfeziona nel momento in cui l’esercente si appropria del denaro, cioè quando omette di versarlo nei termini previsti. La restituzione tardiva può essere valutata dal giudice per ridurre la pena, ma non cancella il reato.

Che differenza c’è tra questo peculato e il semplice mancato pagamento di una tassa?
Nel caso del peculato, il gestore ha già in cassa denaro che è di proprietà dello Stato e se ne appropria. Nel caso di un’evasione fiscale ‘classica’, un soggetto non versa una tassa dovuta usando il proprio patrimonio. La differenza è che qui si sottraggono soldi già pubblici.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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