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Particolare tenuità del fatto: esclusa per precedenti

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per furto. La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa dei precedenti penali della donna, che indicavano un’inclinazione a delinquere incompatibile con il beneficio, nonostante il modesto valore della merce sottratta.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 41123 Anno 2024
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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Particolare Tenuità del Fatto: Quando i Precedenti Escludono il Beneficio

L’istituto della particolare tenuità del fatto, introdotto dall’articolo 131-bis del codice penale, rappresenta uno strumento fondamentale per evitare la sanzione penale in casi di reati di minima offensività. Tuttavia, la sua applicazione non è automatica. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce come i precedenti penali di un imputato possano essere decisivi per negare questo beneficio, anche a fronte di un danno economico esiguo. Analizziamo insieme la decisione per comprendere i criteri valutativi utilizzati dai giudici.

I Fatti di Causa

La vicenda processuale riguarda una donna condannata per il reato di furto, commesso in concorso con altri, all’interno di un negozio di calzature. L’imputata aveva sottratto un paio di scarpe del valore di 129,00 euro. Dopo una prima condanna da parte della Corte di Appello di Ancona, la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza, incaricando la Corte di Appello di Perugia di rivalutare specificamente la possibile applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

La Corte di Appello di Perugia, nel riesaminare il caso, ha confermato la condanna, escludendo l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. sulla base di due elementi principali: i precedenti penali dell’imputata e le modalità specifiche del furto.

Il Ricorso e la Questione della Particolare Tenuità del Fatto

La difesa dell’imputata ha presentato un nuovo ricorso in Cassazione, sostenendo che la Corte di Appello avesse errato nel non riconoscere la lieve entità del reato. Secondo il ricorrente, il modesto valore della merce rubata (129,00 euro) avrebbe dovuto essere l’elemento preponderante nella valutazione, portando al proscioglimento. Inoltre, si contestava il peso dato a un precedente reato, ormai prescritto, nel definire l’abitualità della condotta criminale.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato e confermando la decisione della Corte di Appello di Perugia. Le motivazioni dei giudici di legittimità sono cruciali per comprendere i limiti dell’istituto della particolare tenuità del fatto.

Il Collegio ha sottolineato che la valutazione richiesta dall’art. 131-bis c.p. non può essere frammentaria e limitata al solo danno economico. Al contrario, il giudice deve compiere una valutazione globale e complessa di tutte le peculiarità del caso concreto, seguendo i criteri indicati dall’art. 133 del codice penale. Questi includono non solo l’entità del danno, ma anche le modalità della condotta e la personalità dell’imputato.

Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto corretta l’analisi del giudice di merito, che aveva valorizzato elementi ostativi all’applicazione del beneficio:

  1. I Precedenti Penali Specifici: L’imputata non era incensurata. Risultava gravata da un precedente specifico per furto, per il quale aveva già beneficiato in passato proprio dell’applicazione dell’art. 131-bis. A questo si aggiungevano altre violazioni, come quella del foglio di via obbligatorio.
  2. La Personalità dell’Imputato: L’insieme di questi precedenti, secondo la Corte, delineava una personalità “refrattaria a qualsiasi controllo e immune da ogni pregresso avvertimento”. Questo indicatore di una tendenza a delinquere è considerato incompatibile con la natura occasionale e lieve che il reato dovrebbe avere per rientrare nella non punibilità.
  3. La Valutazione Complessiva: La Cassazione ha ribadito, citando una sua precedente pronuncia a Sezioni Unite (sent. Tushaj, n. 13682/2016), che il giudizio sulla tenuità del fatto richiede una valutazione congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie. Di conseguenza, un danno patrimoniale modesto non è sufficiente, da solo, a garantire l’applicazione dell’esimente se altri indicatori, come il comportamento dell’imputato, depongono in senso contrario.

Conclusioni

La sentenza in esame riafferma un principio cardine: la particolare tenuità del fatto non è un salvacondotto per reati di basso valore. È un istituto pensato per condotte genuinamente occasionali e di minima offensività, valutate in un’ottica complessiva. La presenza di precedenti penali, specialmente se specifici e reiterati, costituisce un forte indizio di un comportamento non occasionale, ma abituale, che preclude l’accesso al beneficio. La decisione insegna che la storia criminale di un individuo è un fattore determinante nella valutazione del giudice, che deve considerare la condotta nel suo insieme per decidere se meriti o meno la sanzione penale.

Un danno economico molto basso è sufficiente per ottenere la non punibilità per particolare tenuità del fatto?
No, non è sufficiente. La valutazione del giudice deve essere globale e considerare, oltre al danno, anche le modalità della condotta e la personalità dell’autore del reato, come desumibile dai suoi precedenti penali.

Quale peso hanno i precedenti penali nella valutazione della tenuità del fatto?
I precedenti penali hanno un peso decisivo. Se indicano una tendenza a commettere reati, specialmente della stessa natura, possono portare all’esclusione del beneficio, in quanto dimostrano che il comportamento non è occasionale ma abituale.

Il giudice deve analizzare tutti i criteri dell’art. 133 c.p. per escludere la particolare tenuità del fatto?
No. Secondo la Corte di Cassazione, non è necessaria una disamina analitica di tutti gli elementi previsti dall’art. 133 c.p. È sufficiente che il giudice indichi gli elementi ritenuti più rilevanti per giustificare la sua decisione di escludere l’applicazione dell’esimente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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