Ottemperanza detenuti: il contraddittorio non può essere negato per genericità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18352/2024, ha riaffermato un principio fondamentale a tutela dei diritti delle persone private della libertà personale: il procedimento di ottemperanza detenuti non può essere archiviato ‘de plano’ per presunta genericità dell’istanza se esistono elementi sufficienti per avviare un’istruttoria. Questa decisione sottolinea come il diritto al contraddittorio sia la regola per garantire l’effettività della tutela giurisdizionale anche all’interno degli istituti penitenziari.
I fatti del caso
Un detenuto si rivolgeva al Magistrato di Sorveglianza lamentando la mancata esecuzione di una precedente ordinanza, emessa anni prima, che autorizzava l’acquisto di un e-book. Nell’istanza, il detenuto chiedeva l’ottemperanza del provvedimento e la sostituzione del Commissario ad acta, nominato per l’esecuzione, accusandolo di infedeltà.
Il Magistrato di Sorveglianza, tuttavia, decideva ‘de plano’, ovvero senza fissare alcuna udienza e senza sentire le parti. Dichiarava l’istanza inammissibile, motivando la decisione con l’eccessiva genericità della richiesta. Secondo il giudice, il detenuto non aveva specificato elementi essenziali come la data della richiesta di acquisto dell’e-book, gli estremi del provvedimento di rigetto e le modalità con cui i suoi diritti sarebbero stati lesi. Di fronte a questa decisione, il detenuto, assistito dal suo legale, proponeva ricorso per cassazione.
La violazione del contraddittorio nell’ottemperanza detenuti
Il motivo del ricorso si basava sulla violazione di legge: il Magistrato avrebbe dovuto instaurare un contraddittorio camerale anziché procedere a una liquidazione sommaria del caso. La difesa sosteneva che la decisione si fondava su un presupposto errato, ovvero l’insuperabile genericità della richiesta, senza dare al ricorrente la possibilità di chiarire e specificare la propria domanda in un’udienza.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. I giudici hanno richiamato la funzione dell’art. 35-bis della legge sull’ordinamento penitenziario, introdotto per colmare un deficit di tutela nei confronti degli atti dell’Amministrazione Penitenziaria lesivi dei diritti dei detenuti.
Il procedimento di ottemperanza, previsto dai commi 5 e seguenti dello stesso articolo, è una ‘prosecuzione funzionale’ del precedente giudizio ed è finalizzato a garantire che le decisioni del giudice non restino lettera morta. La regola generale per questo procedimento è lo svolgimento di un’udienza in contraddittorio. La decisione ‘de plano’ rappresenta un’eccezione, applicabile solo quando l’istanza è palesemente priva dei requisiti di legge e tale mancanza non richiede alcuna attività di accertamento.
Nel caso specifico, la Corte ha osservato che il detenuto aveva fornito gli estremi dell’ordinanza di cui lamentava la mancata esecuzione (data di emissione e numero SIUS). Sebbene queste informazioni potessero essere incomplete, costituivano un punto di partenza sufficiente. Il Magistrato di Sorveglianza, anziché dichiarare l’inammissibilità, avrebbe dovuto fissare un’udienza. In quella sede, attraverso il contraddittorio, sarebbe stato possibile acquisire i dettagli mancanti e delimitare con precisione l’oggetto della pretesa. Ignorare questi elementi e chiudere il procedimento ‘de plano’ ha costituito una violazione del diritto di difesa e del principio del giusto processo.
Le conclusioni
In conclusione, la Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata e ha rinviato il caso al Magistrato di Sorveglianza di Macerata per un nuovo giudizio. Questo dovrà necessariamente svolgersi previa instaurazione del contraddittorio camerale. La sentenza lancia un messaggio chiaro: la genericità di un’istanza presentata da un detenuto non può essere un pretesto per negare l’accesso alla giustizia. Il giudice ha il dovere di utilizzare gli strumenti processuali a sua disposizione, primo fra tutti l’udienza, per assicurare una tutela piena ed effettiva dei diritti, anche quando questi riguardano l’esecuzione di un ordine per l’acquisto di un e-book.
Un giudice può dichiarare inammissibile un ricorso di un detenuto per l’ottemperanza di un ordine senza un’udienza, solo perché è generico?
No. Secondo la Cassazione, la decisione senza udienza (‘de plano’) è un’eccezione. Se il ricorso, pur essendo non del tutto completo, contiene elementi sufficienti per avviare un accertamento (come il numero e la data del provvedimento da eseguire), il giudice deve fissare un’udienza in contraddittorio per approfondire la questione.
Cos’è il procedimento di ottemperanza previsto dall’art. 35-bis della legge penitenziaria?
È un procedimento giudiziario che permette a un detenuto di chiedere al magistrato di sorveglianza di far eseguire un proprio precedente provvedimento, qualora l’Amministrazione penitenziaria non vi abbia adempiuto spontaneamente. Serve a garantire l’effettività della tutela dei diritti dei detenuti.
Qual è il principio affermato dalla Corte di Cassazione in questa sentenza?
La Corte afferma il principio secondo cui il diritto al contraddittorio è la regola nel procedimento di ottemperanza per i detenuti. Una richiesta non può essere respinta per genericità senza un’udienza se ci sono elementi, anche minimi, da cui partire per verificare la fondatezza della pretesa del ricorrente.