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Ordine di demolizione: la stabilità non salva l’abuso edilizio

Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro il rigetto della sua richiesta di revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il proprietario sosteneva che abbattere la parte abusiva avrebbe compromesso la stabilità dell’intera struttura legittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l’ordine di demolizione non è ineseguibile se comporta solo un danno economico o se le difficoltà tecniche non costituiscono un impedimento assoluto. Inoltre, l’aver proseguito i lavori abusivi con una sopraelevazione non autorizzata aggrava la colpa del proprietario. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 8563 Anno 2022
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’ordine di demolizione e la stabilità degli edifici

La giustizia italiana affronta spesso il delicato tema degli abusi edilizi e delle conseguenze pratiche che derivano dalla loro scoperta. Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione per contestare un ordine di demolizione relativo a un immobile abusivo. Il proprietario sosteneva che l’abbattimento della porzione non autorizzata avrebbe compromesso la stabilità strutturale dell’intero fabbricato, compresa la parte originariamente legittima. Questa tesi difensiva mira a dimostrare l’impossibilità tecnica di eseguire il ripristino dello stato dei luoghi. Tuttavia, la Suprema Corte ha delineato confini molto rigidi per l’applicazione di questa esimente, confermando la necessità di procedere alla demolizione dell’opera abusiva per ripristinare la legalità violata.

Quando l’abbattimento comporta solo un pregiudizio economico

La difesa del proprietario ha insistito sulla presenza di relazioni tecniche che evidenziavano un rischio di precarietà strutturale e funzionale per l’intera opera in caso di abbattimento. I giudici di merito hanno esaminato attentamente la documentazione e hanno stabilito che non esisteva un impedimento assoluto alla demolizione. Le difficoltà evidenziate rappresentavano in realtà un mero pregiudizio economico per il proprietario dell’immobile. La giurisprudenza distingue chiaramente tra l’impossibilità oggettiva e assoluta di eseguire un’opera e il semplice aggravio dei costi di esecuzione. Il costo elevato delle opere di ingegneria necessarie alla messa in sicurezza durante la demolizione non giustifica in alcun modo la conservazione di un abuso edilizio.

Il comportamento del proprietario e la prosecuzione dei lavori

Un elemento determinante nella valutazione dei giudici è stato il comportamento del proprietario successivo alla prima contestazione dell’abuso. Il soggetto non si è limitato a mantenere l’opera abusiva esistente, ma ha proseguito i lavori realizzando una sopraelevazione non autorizzata. Questo comportamento configura un aggravamento colpevole dell’abuso edilizio originario. La legge non può tutelare chi aumenta volontariamente l’entità dell’illecito e poi invoca la difficoltà di rimozione per salvare l’intera struttura. La condotta del trasgressore dimostra una precisa volontà di ignorare i precetti normativi e i provvedimenti dell’autorità amministrativa, rendendo inaccettabile qualsiasi richiesta di clemenza.

Le motivazioni: la Cassazione sull’ordine di demolizione

I giudici della Suprema Corte hanno fondato la loro decisione su principi giuridici consolidati riguardanti l’ordine di demolizione. La Corte ha chiarito che gli ostacoli tecnici non sono rilevanti quando non costituiscono un impedimento assoluto e insuperabile. Nel caso di specie, la demolizione era tecnicamente possibile, sebbene complessa e costosa dal punto di vista ingegneristico. Inoltre, i giudici hanno sottolineato l’irrilevanza delle perizie di parte che non dimostrano l’impossibilità oggettiva ma si limitano a paventare danni strutturali risolvibili con adeguate opere di sostegno. L’aggravamento colpevole dell’abuso tramite la sopraelevazione ha ulteriormente privato di fondamento le doglianze del ricorrente, confermando la legittimità del provvedimento ripristinatorio.

Le conclusioni: la validità dell’ordine di demolizione e le sanzioni

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del proprietario manifestamente infondato e quindi inammissibile sotto ogni profilo. Questa decisione comporta l’obbligo per il ricorrente di sostenere tutte le spese del procedimento giudiziario. Oltre alle spese processuali ordinarie, i giudici hanno condannato il cittadino al pagamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria aggiuntiva deriva dalla colpa del ricorrente nel presentare un ricorso privo di reali fondamenti giuridici. L’ordine di demolizione rimane pertanto pienamente valido ed efficace, obbligando il proprietario a ripristinare lo stato dei luoghi a proprie spese senza ulteriori dilazioni.

Cosa succede se la demolizione di un abuso danneggia la parte regolare dell’edificio?
La demolizione deve comunque essere eseguita se il danno è solo economico o se esistono soluzioni tecniche per mettere in sicurezza la struttura.

Un costo eccessivo può bloccare un ordine di demolizione?
No, le difficoltà economiche o l’alto costo dei lavori di ripristino non costituiscono un impedimento assoluto all’esecuzione dell’ordine.

Cosa rischia chi prosegue i lavori abusivi dopo un ordine di demolizione?
Il proprietario rischia il rigetto di qualsiasi richiesta di revoca per aggravamento colpevole dell’abuso e la condanna a sanzioni pecuniarie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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