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Ordine di demolizione: il rischio crollo non salva l’abuso

I Proprietari di un immobile hanno chiesto la revoca o la sospensione di un ordine di demolizione per alcune sopraelevazioni abusive, sostenendo che abbattere tali opere avrebbe danneggiato la stabilità del piano terra. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l’impossibilità tecnica di eseguire un ordine di demolizione non ha alcun valore se il pericolo di crollo deriva da un’attività abusiva imputabile agli stessi condannati. Nel caso specifico, anche il piano terra dell’edificio era abusivo. Di conseguenza, i proprietari non possono evitare la demolizione invocando un rischio strutturale da loro stessi provocato con la prosecuzione degli abusi edilizi.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 4470 Anno 2022
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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’ordine di demolizione non si ferma davanti ai crolli provocati

Chi commette un abuso edilizio non può sperare di salvare la costruzione abusiva sostenendo che abbatterla danneggerebbe il resto dell’edificio. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema delicato, confermando che l’ordine di demolizione deve essere sempre eseguito, specialmente se il rischio di crollo deriva da ulteriori condotte illecite del proprietario. Questa decisione lancia un segnale chiaro a chi tenta di bloccare le ruspe sollevando problemi tecnici creati da se stesso. La tutela del territorio prevale sulle difficoltà strutturali generate dall’abusivismo.

Il caso dell’immobile interamente abusivo

La vicenda nasce da una condanna definitiva per abusivismo edilizio subita da due comproprietari. I Proprietari avevano realizzato alcune sopraelevazioni abusive sopra un piano terra. Successivamente, il giudice competente aveva ordinato la demolizione di queste strutture aggiuntive per ripristinare lo stato dei luoghi. I Proprietari hanno cercato di bloccare l’abbattimento presentando una perizia tecnica dettagliata. Secondo questa relazione, la demolizione delle sopraelevazioni avrebbe compromesso la stabilità strutturale dell’intero fabbricato, compreso il piano terra. Su questa base, i Proprietari hanno chiesto al tribunale la revoca o la sospensione del provvedimento di abbattimento, sperando di salvare l’immobile.

Il tentativo di bloccare l’ordine di demolizione

Il tribunale territoriale ha dichiarato inammissibile la richiesta dei Proprietari. Contro questa decisione, i difensori hanno proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sollevato due argomenti principali per evitare la demolizione. Il primo riguardava un vizio procedurale, ossia la mancata richiesta del parere preventivo al pubblico ministero prima della decisione del tribunale. Il secondo argomento insisteva sulla impossibilità tecnica di demolire le opere abusive senza distruggere la parte sottostante dell’edificio. I Proprietari ritenevano che il giudice dell’esecuzione dovesse valutare questo rischio strutturale e bloccare le ruspe per evitare un danno maggiore all’intero immobile, ritenuto indivisibile.

Le motivazioni della Cassazione sull’ordine di demolizione

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato completamente il ricorso, ritenendo infondati entrambi i motivi sollevati dalla difesa. Riguardo al primo vizio procedurale, la Corte ha chiarito che l’assenza del parere del pubblico ministero costituisce una nullità a regime intermedio (un vizio procedurale limitato). Questo vizio può essere fatto valere solo dal pubblico ministero stesso e non dal cittadino privato, che non ha un interesse diretto a riguardo. Sul punto centrale della stabilità dell’edificio, la Cassazione ha espresso un principio fondamentale. L’impossibilità tecnica di demolire un manufatto abusivo senza danneggiare la parte lecita non rileva se la situazione di pericolo dipende da una causa imputabile al condannato. Nel caso in esame, i documenti hanno dimostrato che anche il piano terra era abusivo. I Proprietari avevano semplicemente continuato a costruire abusivamente sopra un precedente abuso edilizio. Di conseguenza, non si può invocare la tutela di una parte dell’edificio che è essa stessa illegittima e abusiva.

Le conclusioni della sentenza e le conseguenze pratiche

La decisione della Cassazione stabilisce che chi edifica abusivamente non può beneficiare degli effetti dei propri illeciti. L’ordine di demolizione rimane pienamente valido ed efficace e deve essere eseguito senza ritardi. I Proprietari hanno perso definitivamente la causa e devono farsi carico anche del pagamento di tutte le spese processuali. Questa sentenza chiarisce che il rischio di danni strutturali non costituisce un paravento dietro cui nascondere gli abusi edilizi. Se l’intero edificio è frutto di attività illecite, lo Stato procederà comunque con l’abbattimento forzato. I cittadini che si trovano in situazioni analoghe devono sapere che la prosecuzione di opere abusive su basi già illegittime preclude qualsiasi possibilità di ottenere la revoca dei provvedimenti di ripristino. Non è possibile sanare indirettamente un abuso edilizio sfruttando la pericolosità statica creata dalle proprie stesse mani.

Si può sospendere la demolizione se c’è il rischio di far crollare l’intero edificio?
No, se il rischio di crollo deriva dal fatto che anche la parte restante dell’edificio è abusiva o se il pericolo è stato causato dallo stesso proprietario.

Cosa succede se il tribunale decide senza il parere del pubblico ministero?
Si verifica una nullità procedurale che però può essere contestata soltanto dal pubblico ministero stesso e non dal cittadino privato.

Chi paga le spese in caso di rigetto del ricorso contro la demolizione?
Le spese del procedimento giudiziario sono interamente a carico del proprietario dell’immobile abusivo che ha perso il ricorso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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