\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Ordine di demolizione: il condono dopo 19 anni non ferma le ruspe

Due comproprietarie di un immobile abusivo hanno chiesto la revoca dell’ordine di demolizione, emesso dopo una condanna penale. Le donne sostenevano di aver presentato domanda di condono edilizio nel 2004 e che l’immobile fosse l’unica casa per una di loro. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che l’ordine di demolizione può essere sospeso solo se esiste la certezza o l’altissima probabilità di un imminente provvedimento di sanatoria da parte del Comune. Una pratica di condono ferma da diciannove anni non basta a bloccare l’abbattimento. Inoltre, la mancanza di prove concrete sulla reale situazione economica e sulla ricerca di alloggi alternativi esclude qualsiasi violazione del diritto alla casa. Le ricorrenti sono state condannate a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 37316 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Quando si può sospendere un ordine di demolizione per abuso edilizio

Chi realizza un immobile senza autorizzazioni rischia conseguenze gravi. Tra queste, la sanzione più temuta è l’ordine di demolizione, un provvedimento che impone il ripristino dello stato dei luoghi. Molti cittadini sperano di bloccare questo provvedimento presentando una domanda di condono edilizio. Tuttavia, la semplice pendenza di una pratica amministrativa non basta a fermare le ruspe. La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito i limiti rigidi entro cui è possibile ottenere la sospensione o la revoca del provvedimento di abbattimento, confermando una linea di estrema fermezza contro l’abusivismo.

Il caso concreto e la richiesta di condono

La vicenda riguarda due comproprietarie di un immobile costruito abusivamente. A seguito di una sentenza penale di condanna per reati edilizi, la Procura della Repubblica ha emesso un ordine di demolizione per abbattere la struttura. Le donne si sono opposte a questo provvedimento davanti al giudice dell’esecuzione. La loro difesa si basava su due argomenti principali. In primo luogo, le proprietarie avevano presentato due domande di condono edilizio nell’anno 2004. Secondo la loro tesi, il Comune aveva espresso un parere inizialmente favorevole sulla sanabilità delle opere. In secondo luogo, una delle donne occupava l’immobile con la propria famiglia. La difesa sosteneva che l’abbattimento avrebbe violato il diritto alla casa, considerando anche le condizioni economiche difficili del nucleo familiare. Il tribunale territoriale ha respinto la richiesta di revoca. Di conseguenza, le donne hanno proposto ricorso in Cassazione.

Il ruolo del condono edilizio e le leggi regionali

La difesa ha contestato la decisione del primo giudice, il quale aveva evidenziato il blocco della pratica di sanatoria. La Soprintendenza competente aveva infatti sospeso l’esame della pratica in attesa di una decisione della Corte Costituzionale. La Consulta ha poi dichiarato illegittima la legge della Regione Siciliana che ampliava le maglie del condono per le aree vincolate. Le ricorrenti sostenevano che la loro richiesta, risalente al 2004, non dovesse subire gli effetti di questa pronuncia di incostituzionalità. La Cassazione ha però rilevato che la pratica di condono era ferma da ben diciannove anni senza alcun esito concreto. Questo enorme ritardo dimostra l’assenza di un reale e imminente provvedimento di sanatoria da parte dell’amministrazione pubblica.

Le motivazioni: perché l’ordine di demolizione non viene revocato

I giudici della Suprema Corte hanno spiegato che l’ordine di demolizione non può essere sospeso sulla base di semplici speranze. La sospensione è possibile solo quando esiste la certezza o una ragionevole e concreta previsione di un imminente atto amministrativo favorevole. Questo atto deve porsi in contrasto insanabile con la demolizione, rendendola inutile. Nel caso specifico, la pendenza di una domanda di condono da quasi venti anni esclude qualsiasi certezza temporale. Inoltre, la Cassazione ha affrontato il tema della tutela dell’abitazione. Il diritto alla casa non è assoluto e non può proteggere chi commette un abuso edilizio. Per bloccare l’abbattimento per motivi sociali, il cittadino deve dimostrare in modo rigoroso la propria assoluta indigenza. Le ricorrenti non hanno fornito prove concrete sulla loro situazione economica, né hanno dimostrato di essersi attivate per cercare un alloggio alternativo o per accedere alle case popolari.

Le conclusioni: la decisione finale della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalle due donne. Questa decisione comporta la piena efficacia dell’ordine di demolizione, che dovrà essere eseguito senza ulteriori ritardi. Le ricorrenti hanno perso la causa e devono subire pesanti conseguenze economiche. Oltre a dover demolire l’immobile a proprie spese, i giudici le hanno condannate al pagamento delle spese del processo. Ognuna di loro dovrà anche versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sentenza conferma che la tutela del territorio prevale sull’interesse privato, specialmente quando le richieste di sanatoria appaiono generiche e prive di un reale supporto documentale.

Quando si può sospendere un ordine di demolizione?
La sospensione è possibile solo se è altamente probabile e imminente l’adozione di un provvedimento amministrativo o giudiziario che sani l’abuso edilizio in modo definitivo.

Una domanda di condono edilizio pendente blocca sempre l’abbattimento?
No, la semplice pendenza di una domanda di condono, specialmente se ferma da molti anni senza esito, non è sufficiente a sospendere l’esecuzione della demolizione.

Il diritto alla casa può evitare la demolizione di un immobile abusivo?
Solo in casi eccezionali di estrema e documentata povertà, se il cittadino dimostra di non poter trovare in alcun modo un alloggio alternativo o popolare.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati