\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Oltraggio in Aula: Insulta Carabiniere, Condannato Senza Civili

Un imputato, condannato per aver offeso un carabiniere durante la sua testimonianza in un’aula di tribunale, ha presentato ricorso sostenendo che mancasse un elemento essenziale del reato: la presenza di più persone. Secondo la sua difesa, gli unici presenti erano altri pubblici ufficiali (giudice, cancelliere). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale: il reato sussiste anche se i presenti sono altri funzionari pubblici, purché svolgano funzioni diverse da quelle dell’agente offeso. In questo caso, giudice e cancelliere sono considerati ‘terzi’ e la loro presenza è sufficiente a ledere il prestigio della Pubblica Amministrazione. La condanna è diventata definitiva.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 12723 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 1 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Oltraggio in aula: quando l’offesa al Carabiniere è reato

Un’aula di tribunale, luogo simbolo della giustizia, diventa il palcoscenico di un’offesa che porta a una condanna definitiva. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i contorni del reato di oltraggio a pubblico ufficiale, stabilendo che per la sua configurazione non è necessaria la presenza di cittadini comuni. Questo caso dimostra come la legge tuteli non solo la persona del funzionario, ma soprattutto il prestigio e l’autorevolezza dell’intera Pubblica Amministrazione.

I fatti: insulti al testimone in uniforme

La vicenda ha origine durante un’udienza penale. Un imputato, evidentemente insoddisfatto della deposizione di un Brigadiere dei Carabinieri chiamato a testimoniare, lo offendeva con frasi e gesti offensivi. L’atto, compiuto all’interno di un’aula di giustizia, era diretto a ledere l’onore e il prestigio del militare proprio in relazione alla funzione che stava esercitando in quel momento. Per questo comportamento, l’uomo veniva condannato per il reato previsto dall’articolo 341-bis del codice penale.

La tesi difensiva: ‘Eravamo solo tra pubblici ufficiali’

L’imputato decideva di ricorrere in Cassazione. La sua linea difensiva si basava su un cavillo tecnico, ma fondamentale. La legge richiede che l’offesa avvenga ‘in presenza di più persone’ per essere considerata oltraggio. Secondo l’imputato, in aula erano presenti solo altri pubblici ufficiali: il giudice, il cancelliere e il personale di scorta. A suo avviso, questi soggetti non potevano essere considerati le ‘più persone’ richieste dalla norma, in quanto tutti appartenenti alla Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, il reato non sussisteva.

Il principio di diritto sull’oltraggio a pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione ha respinto completamente questa interpretazione. I giudici hanno chiarito che il requisito della ‘presenza di più persone’ è soddisfatto anche quando gli astanti sono altri pubblici ufficiali. La condizione essenziale, però, è che questi ultimi non stiano compiendo lo stesso atto d’ufficio della persona offesa. Devono, in sostanza, svolgere un ruolo da ‘terzi’ rispetto alla specifica attività in corso. L’oltraggio a pubblico ufficiale mira a proteggere la reputazione dell’amministrazione, che viene minata quando l’offesa è percepita da altri, indipendentemente dal loro status di cittadini o funzionari.

Le motivazioni: perché l’appello è stato respinto

La Corte ha spiegato che, nel caso specifico, il Carabiniere stava deponendo come testimone. Il giudice, il cancelliere e gli agenti di scorta, pur essendo pubblici ufficiali, stavano svolgendo funzioni completamente diverse. Essi erano, a tutti gli effetti, spettatori dell’offesa rivolta al testimone. La loro presenza ha reso la condotta dell’imputato idonea a compromettere l’autorevolezza non solo del singolo militare, ma dell’intera istituzione giudiziaria e delle forze dell’ordine. L’offesa, percepita da altri funzionari dello Stato, crea un pericolo per la considerazione sociale della Pubblica Amministrazione. Pertanto, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Le conclusioni: condanna definitiva per l’imputato

L’esito finale è la conferma della condanna per l’imputato. La decisione della Cassazione rende la sentenza definitiva e non più impugnabile. L’uomo è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di un’ulteriore somma in favore della Cassa delle ammende. Questa sentenza ribadisce con forza che il rispetto per le istituzioni è un valore tutelato penalmente e che offendere un servitore dello Stato mentre svolge il suo dovere, anche in un contesto popolato solo da altri funzionari, costituisce un grave reato.

Per commettere oltraggio a pubblico ufficiale devono esserci per forza dei cittadini privati presenti?
No. Come chiarito da questa sentenza, il reato sussiste anche se le persone presenti sono altri pubblici ufficiali, a condizione che stiano svolgendo funzioni diverse da quelle della persona offesa.

Insultare un poliziotto o un carabiniere è sempre reato di oltraggio?
No, non sempre. Devono verificarsi condizioni specifiche: l’offesa deve avvenire mentre il pubblico ufficiale compie un atto del suo ufficio, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, e in presenza di più persone.

Cosa si rischia per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale?
Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, previsto dall’articolo 341-bis del codice penale, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati