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Oltraggio a pubblico ufficiale: i complici valgono come testimoni

Tre cittadini sono stati condannati per resistenza a pubblico ufficiale, e una di loro anche per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione del beneficio della non menzione della condanna. La donna, inoltre, sosteneva che non vi fosse la prova della presenza di almeno due persone estranee al momento delle offese. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi. Ha chiarito che per l’oltraggio a pubblico ufficiale basta la presenza di altre persone non coinvolte nel reato, compresi i coimputati non accusati di quel reato specifico. Ha inoltre confermato il diniego della non menzione, poiché due imputati avevano già precedenti condanne e la donna mostrava una gravità della condotta incompatibile con il beneficio. I ricorrenti hanno perso la causa e devono pagare le spese processuali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 22605 Anno 2026
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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale e la presenza di testimoni

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso molto comune che riguarda il comportamento dei cittadini verso le forze dell’ordine. La vicenda nasce dall’arresto di tre persone. I tre soggetti hanno opposto resistenza fisica ai poliziotti. Una delle persone coinvolte ha anche rivolto frasi gravemente ingiuriose verso gli agenti in servizio. Questo comportamento ha fatto scattare la contestazione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. La difesa ha sostenuto che le parole offensive non fossero state pronunciate davanti a un pubblico reale. Secondo la tesi difensiva, infatti, mancava il requisito della presenza di almeno due persone estranee al momento del fatto. La legge richiede questo elemento per punire l’offesa. I giudici hanno dovuto chiarire chi possa essere considerato un testimone valido in queste situazioni.

I presupposti per la non menzione della condanna

Tutti e tre i condannati hanno richiesto ai giudici il beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale (il registro pubblico dei precedenti penali). Questo beneficio serve a evitare che i privati leggano la condanna sul certificato penale. La legge stabilisce regole precise per concedere questa agevolazione. Il codice penale prevede che il beneficio possa essere applicato solo in presenza di una prima condanna. I giudici di merito hanno negato questa opportunità a tutti gli imputati. Due di loro avevano già subito condanne definitive per reati commessi in precedenza. La terza imputata aveva invece commesso un altro reato in un momento successivo. La difesa ha contestato queste decisioni. Ha ritenuto che i giudici non avessero motivato adeguatamente il rifiuto del beneficio.

Le motivazioni della Cassazione sull’oltraggio a pubblico ufficiale

La Suprema Corte ha analizzato nel dettaglio le regole del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. I giudici hanno confermato che l’offesa deve avvenire in luogo pubblico e alla presenza di almeno due persone. Queste persone non possono essere gli agenti che stanno subendo l’offesa nello svolgimento delle loro funzioni. Tuttavia, i testimoni possono essere i coimputati che non rispondono di quel reato specifico. Nel caso in esame, le frasi offensive sono state pronunciate davanti agli altri due compagni della donna. Questi ultimi non erano accusati di oltraggio, ma solo di resistenza. Di conseguenza, la loro presenza soddisfa pienamente il requisito della pluralità di persone richiesto dalla legge. Per quanto riguarda la non menzione della condanna, la Corte ha confermato il diniego per tutti. I primi due imputati non avevano diritto al beneficio perché non si trattava della loro prima condanna. Per la donna, invece, i giudici hanno valutato negativamente la gravità del comportamento e l’intensità del dolo (la volontà cosciente di violare la legge). La presenza di un precedente decreto penale di condanna ha ulteriormente giustificato il rifiuto.

Le conclusioni sul rigetto dei ricorsi

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente i ricorsi presentati dai tre imputati. Questa decisione comporta la conferma definitiva delle condanne inflitte nei gradi precedenti. I tre soggetti perdono la causa in modo definitivo. Oltre a subire la pena stabilita, i ricorrenti devono pagare le spese del procedimento giudiziario. La sentenza ribadisce un principio fondamentale per la tutela dei pubblici ufficiali. Chi offende un agente davanti ad altre persone, anche se si tratta di propri conoscenti o complici in altri reati, commette comunque il reato di oltraggio. Inoltre, i benefici di legge come la non menzione non rappresentano un diritto automatico. Il giudice deve sempre valutare la condotta complessiva del colpevole e la sua storia penale prima di concedere simili agevolazioni.

Quando si configura il reato di oltraggio a pubblico ufficiale?
Il reato si configura quando si offende l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale in un luogo pubblico e alla presenza di almeno due persone estranee all’ufficio.

I complici possono essere considerati testimoni dell’oltraggio?
Sì, le persone presenti che non sono accusate dello specifico reato di oltraggio contano come testimoni validi, anche se sono coimputati per altri reati come la resistenza.

Chi ha già subito condanne può ottenere la non menzione della condanna?
No, la legge riserva questo beneficio solo a chi si trova alla prima condanna, salvo rari casi in cui i reati precedenti siano stati commessi successivamente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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