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Obbligo di presentazione alla P.G.: legittima la misura estesa

Un indagato per ricettazione ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame che ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G. La difesa lamentava che il Tribunale avesse esteso la misura anche a un secondo reato di ricettazione senza una formale richiesta del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che il Pubblico Ministero aveva regolarmente reiterato la richiesta cautelare per entrambi i reati contestati. Di conseguenza, la decisione del Tribunale del Riesame è pienamente legittima poiché fondata su una regolare domanda dell’accusa. L’indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 27138 Anno 2023
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Pubblicato il 14 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’applicazione dell’obbligo di presentazione alla P.G. nei reati di ricettazione

L’applicazione delle misure cautelari richiede sempre il rispetto di regole procedurali molto rigide. Nel caso in esame, un uomo accusato di ricettazione ha contestato la legittimità della misura dell’obbligo di presentazione alla P.G. disposta nei suoi confronti. La difesa sosteneva che il giudice avesse esteso la misura oltre le richieste del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha affrontato la questione per chiarire i limiti del potere del giudice del riesame. La decisione finale conferma che la richiesta dell’accusa delimita rigidamente l’azione del giudice.

Il caso concreto e lo scontro sulle misure cautelari

La vicenda nasce da una doppia accusa di ricettazione a carico dell’indagato. In un primo momento, il Giudice per le indagini preliminari applicava la misura cautelare solo per uno dei due reati contestati. Successivamente, il Tribunale del Riesame annullava questo provvedimento. Il Pubblico Ministero decideva quindi di presentare una nuova e formale richiesta cautelare. Questa nuova istanza faceva esplicito riferimento a entrambi gli episodi di ricettazione. Il Giudice per le indagini preliminari rifiutava nuovamente la misura. Il Pubblico Ministero presentava allora appello al Tribunale del Riesame. Il Tribunale accoglieva l’appello e applicava la misura per entrambi i reati. La difesa ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. Il difensore sosteneva che il Tribunale avesse deciso su un fatto non richiesto.

Il principio della domanda e i poteri del giudice

Il processo penale si fonda sul principio della domanda. Il giudice non può applicare una misura cautelare di propria iniziativa. Serve sempre una richiesta esplicita del Pubblico Ministero. La difesa riteneva che il Tribunale del Riesame avesse violato questo principio. Secondo la tesi difensiva, il giudice aveva esteso l’obbligo di presentazione alla P.G. a un reato escluso dalle prime valutazioni. La Cassazione ha dovuto verificare la cronologia degli atti processuali. L’analisi dei documenti ha smentito la ricostruzione della difesa. Il Pubblico Ministero aveva infatti formulato una richiesta completa e dettagliata per entrambi i capi d’accusa.

Le motivazioni della Cassazione sull’obbligo di presentazione alla P.G.

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici di legittimità hanno ricostruito con precisione la successione degli atti. Il Pubblico Ministero ha depositato una nuova richiesta cautelare dopo il primo annullamento. Questa richiesta conteneva argomenti specifici sulla gravità degli indizi per entrambi i reati di ricettazione. Il diniego del Giudice per le indagini preliminari riguardava l’intera richiesta. Di conseguenza, l’appello del Pubblico Ministero investiva legittimamente l’intero oggetto della domanda. Il Tribunale del Riesame non ha esteso d’ufficio la misura. Il collegio ha semplicemente accolto la richiesta originaria dell’accusa. La procedura ha rispettato perfettamente le garanzie difensive e le regole del codice.

Le conclusioni della sentenza sull’obbligo di presentazione alla P.G.

La sentenza ribadisce un principio fondamentale per la tutela della legalità processuale. Il giudice del riesame può applicare la misura cautelare se esiste una rituale domanda del Pubblico Ministero. L’indagato non può lamentare una estensione illegittima se l’istanza iniziale dell’accusa comprendeva già tutti i reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. L’indagato deve inoltre versare tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver proposto un ricorso manifestamente infondato. Questa decisione conferma la piena operatività dell’obbligo di presentazione alla P.G. quando sussistono gravi indizi di colpevolezza e una corretta iniziativa del Pubblico Ministero.

Che cos’è l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria?
Si tratta di una misura cautelare che impone a una persona indagata di presentarsi presso gli uffici della polizia in determinati giorni e orari stabiliti dal giudice.

Il giudice può applicare una misura cautelare di propria iniziativa?
No, il giudice può disporre una misura cautelare solo se riceve una formale e specifica richiesta da parte del Pubblico Ministero.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione manifestamente infondato?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del processo e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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