Ne bis in idem: La Cassazione chiarisce quando due reati sono distinti
Il principio del ne bis in idem, sancito dall’articolo 649 del codice di procedura penale, rappresenta un pilastro del nostro ordinamento giuridico: nessuno può essere processato due volte per lo stesso fatto. Ma cosa si intende esattamente per “stesso fatto”? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre un’importante delucidazione, specialmente in materia di reati legati agli stupefacenti, dove le condotte illecite possono essere seriali e ravvicinate nel tempo.
I Fatti di Causa
Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda una persona condannata in primo e secondo grado per detenzione e spaccio di cocaina in una data specifica. La Corte d’Appello aveva inoltre riconosciuto la continuazione con una precedente sentenza di condanna, divenuta definitiva, per la cessione di crack a un’altra persona, avvenuta per alcuni mesi e conclusasi nella stessa data della prima condotta contestata.
L’imputata ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la violazione del principio del ne bis in idem. A suo avviso, la condotta per cui era stata processata era sostanzialmente la stessa di quella già coperta dalla sentenza definitiva, accusando la pubblica accusa di un “abusivo frazionamento dell’azione penale”.
Il Principio del ne bis in idem e l’identità del fatto
Perché si possa invocare la preclusione del ne bis in idem, non basta una somiglianza tra le condotte. La giurisprudenza costante, richiamata dalla stessa Corte, esige una perfetta “corrispondenza storico-naturalistica” del fatto. Ciò significa che il reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale, circostanze di tempo e luogo), deve essere identico a quello già giudicato in via definitiva.
Nel contesto dei reati di spaccio, questo principio assume contorni specifici. La commissione di più episodi di cessione di sostanze stupefacenti, anche a breve distanza temporale, non configura automaticamente un unico reato continuato, ma può dare origine a più reati autonomi.
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo infondata la doglianza della ricorrente. I giudici hanno sottolineato come il motivo del ricorso fosse una mera riproposizione di una censura già correttamente respinta dalla Corte d’Appello, senza un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata.
Nel merito, la Corte ha chiarito la distinzione cruciale tra i due procedimenti:
- Il procedimento in esame: riguardava la detenzione e lo spaccio di cocaina commessi in una data precisa (12/12/2018).
- Il procedimento con sentenza definitiva: concerneva la cessione di crack a un soggetto specifico, protrattasi per un arco temporale di alcuni mesi (da novembre 2018 fino al 12/12/2018).
Secondo la Suprema Corte, si tratta di “condotte diverse, attuate in momenti differenti, relative a differenti partite di sostanza stupefacente”. Anche se parzialmente sovrapposte nel tempo, le due vicende si distinguono per le modalità di esecuzione, l’elemento soggettivo e le circostanze specifiche. Pertanto, non sussiste quell’identità del fatto storico necessaria per applicare il divieto di un secondo giudizio.
Conclusioni
La decisione della Cassazione ribadisce un punto fondamentale: la violazione del ne bis in idem si configura solo in caso di totale identità del fatto storico. Nel campo dei reati di droga, questo significa che ogni singola cessione o detenzione finalizzata allo spaccio può costituire un reato autonomo, processabile separatamente, a meno che non si dimostri che le diverse azioni siano riconducibili a un’unica condotta già giudicata in modo definitivo. La pronuncia conferma quindi la legittimità di procedere penalmente per episodi distinti di attività illecita, anche se collegati a un contesto criminale più ampio, senza che ciò costituisca un’ingiusta duplicazione del processo.
Quando si applica il principio del ne bis in idem?
Il principio si applica solo quando vi è una completa identità storico-naturalistica tra il fatto per cui si è già stati giudicati con sentenza definitiva e quello per cui si è nuovamente sottoposti a processo. L’identità deve riguardare tutti gli elementi costitutivi del reato.
Due episodi di spaccio di droga ravvicinati nel tempo sono considerati lo stesso fatto?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che condotte distinte di cessione o detenzione di stupefacenti, anche se commesse in un breve lasso di tempo, costituiscono reati autonomi se differiscono per modalità, circostanze o partite di sostanza, e quindi non violano il principio del ne bis in idem.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. Di conseguenza, la decisione impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende.