Motivi di appello: la Cassazione chiarisce i limiti dei motivi aggiunti
La corretta formulazione dei motivi di appello è un passaggio cruciale nel processo penale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 44814/2023) ha ribadito un principio fondamentale: i motivi aggiunti non possono introdurre censure completamente nuove rispetto a quelle originarie, pena la loro inammissibilità. Questa decisione offre spunti importanti sulla strategia difensiva e sui limiti dell’impugnazione.
Il caso in esame: dalla condanna per ricettazione al ricorso in Cassazione
Il ricorrente era stato condannato in primo grado e in appello per il reato di ricettazione continuata, per essere stato trovato in possesso di una carta bancomat e di una tessera di un esercizio commerciale, entrambe di provenienza illecita. La pena inflitta era di 4 mesi di reclusione e 200 euro di multa.
L’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione basandosi su due argomentazioni principali:
- La carenza di motivazione riguardo all’elemento soggettivo del reato, ossia l’intenzione di trarre profitto, dato che una delle tessere riportava la foto di una donna, rendendola di fatto inutilizzabile per lui.
- La mancanza di motivazione sull’eccessività della pena, un punto sollevato in sede di appello tramite un motivo aggiunto.
La decisione della Corte di Cassazione: la specificità dei motivi di appello
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo chiarimenti distinti per ciascun motivo.
Sul primo punto, relativo all’elemento soggettivo della ricettazione, i giudici hanno ritenuto il motivo manifestamente infondato. Hanno confermato l’orientamento consolidato secondo cui la mancata fornitura di una giustificazione plausibile sulla provenienza di un bene di origine delittuosa è sufficiente a integrare la consapevolezza richiesta per il reato. Il semplice progetto di utilizzare le tessere, anche se difficile, implica un interesse di natura patrimoniale.
Il cuore della sentenza risiede però nell’analisi del secondo punto. La Corte ha rilevato che la doglianza sull’entità della pena era stata sollevata in appello esclusivamente tramite motivi di appello aggiunti. Questi non costituivano uno sviluppo o una specificazione dei motivi originari (che vertevano su attenuanti e sulla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto), ma introducevano un tema di indagine completamente nuovo. Di conseguenza, il motivo aggiunto era ab origine inammissibile.
Le motivazioni
La Corte di Cassazione ha ribadito un principio procedurale di estrema importanza: un motivo aggiunto è ammissibile solo se rappresenta uno sviluppo argomentativo di un punto già devoluto al giudice dell’impugnazione con l’atto principale. Non può essere utilizzato per introdurre questioni completamente nuove e distinte.
Poiché il motivo d’appello relativo alla pena era inammissibile, la Corte d’Appello non era tenuta a pronunciarsi su di esso. Di conseguenza, il ricorso in Cassazione che lamenta l’omessa pronuncia su un motivo inammissibile è a sua volta inammissibile per carenza di interesse. Infatti, un eventuale annullamento con rinvio non potrebbe comunque portare a un esito favorevole per il ricorrente, dato che il giudice del rinvio si troverebbe di fronte allo stesso motivo d’appello inammissibile.
La Corte ha inoltre precisato che, nel caso di pene vicine al minimo edittale, come quella in esame, è sufficiente un richiamo generico ai criteri di adeguatezza della pena (art. 133 c.p.), senza necessità di una motivazione rafforzata, richiesta solo quando la sanzione si discosta significativamente dal minimo.
Le conclusioni
Questa sentenza sottolinea la necessità di una scrupolosa preparazione dell’atto di appello originario. Tutte le censure che si intendono muovere alla sentenza di primo grado devono essere chiaramente delineate fin dal principio. L’istituto dei motivi aggiunti non è una scappatoia per integrare l’impugnazione con doglianze dimenticate o elaborate successivamente, ma serve solo a meglio illustrare o sviluppare i temi già proposti. Per la difesa, ciò significa che l’intera strategia processuale deve essere definita con precisione nell’atto principale, per evitare che censure potenzialmente fondate vengano respinte per ragioni puramente procedurali.
Quando un motivo di appello aggiunto è considerato inammissibile?
Un motivo di appello aggiunto è inammissibile quando ha ad oggetto punti della decisione completamente distinti da quelli sollevati nell’atto di impugnazione principale, invece di rappresentarne uno sviluppo argomentativo.
È possibile ricorrere in Cassazione se il giudice d’appello non si pronuncia su un motivo inammissibile?
No, il ricorso per cassazione avverso la sentenza che non ha preso in considerazione un motivo di appello inammissibile è a sua volta inammissibile per carenza d’interesse, in quanto un eventuale accoglimento non porterebbe alcun esito favorevole al ricorrente.
Come viene provato l’elemento soggettivo nel reato di ricettazione?
Secondo l’orientamento consolidato citato nella sentenza, la sussistenza dell’elemento soggettivo (la consapevolezza della provenienza illecita del bene) può essere affermata quando l’imputato non fornisce una giustificazione plausibile riguardo al possesso della cosa di provenienza delittuosa.