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Motivazione per relationem: ricorso generico costa caro

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino precedentemente condannato per il reato di truffa. L’imputato aveva contestato la sentenza d’appello lamentando l’utilizzo della tecnica della motivazione per relationem, ovvero il rinvio alle motivazioni del giudice di primo grado. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era privo dei requisiti di specificità richiesti dalla legge, poiché conteneva solo contestazioni generiche e non criticava in modo puntuale e dettagliato le singole argomentazioni della decisione impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 35003 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il ricorso generico e la motivazione per relationem

Il caso in esame affronta il tema della validità dei ricorsi presentati dinanzi alla Corte di Cassazione, con particolare riferimento alla contestazione della motivazione per relationem. Un cittadino, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di truffa, ha proposto ricorso lamentando che i giudici d’appello avessero motivato la decisione semplicemente richiamando la sentenza di primo grado. Questa tecnica di redazione, definita appunto motivazione per relationem (ossia per riferimento a un altro atto), è stata l’unico motivo di impugnazione sollevato dalla difesa. La Suprema Corte ha dovuto valutare se tale contestazione fosse sufficientemente specifica per superare il filtro di ammissibilità.

Quando un ricorso viene considerato inammissibile

La legge italiana stabilisce regole molto severe per l’accesso al giudizio di legittimità (il controllo svolto dalla Cassazione sulla corretta applicazione delle norme). Il ricorso per cassazione non rappresenta affatto un terzo grado di giudizio in cui si può ridiscutere il fatto storico, ma serve esclusivamente a verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione del provvedimento impugnato. Per questa ragione, l’atto di ricorso deve contenere censure precise, puntuali e strettamente collegate alla decisione impugnata. Quando un ricorrente si limita a formulare critiche astratte o generiche, senza confrontarsi direttamente con le singole argomentazioni usate dal giudice d’appello, il ricorso viene inevitabilmente dichiarato inammissibile. Nel caso specifico, l’imputato non ha indicato quali fossero le questioni decisive rimaste effettivamente insolute nella sentenza impugnata, rendendo impossibile per la Cassazione esercitare il proprio controllo di legittimità.

Le motivazioni: il rigetto della tesi sulla motivazione per relationem

I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che la tecnica della motivazione per relationem è pienamente legittima quando il giudice d’appello condivide le argomentazioni del primo giudice e le fa proprie, a patto che risponda comunque alle critiche specifiche sollevate dalla difesa. Nel caso in esame, il ricorrente ha censurato l’uso di questa tecnica in modo del tutto generico. La Cassazione ha rilevato la totale mancanza di un’analisi critica e dettagliata delle motivazioni fornite dalla Corte d’appello. L’imputato non ha spiegato in che modo il rinvio alla sentenza di primo grado avesse leso il suo diritto di difesa o quali punti cruciali fossero stati ignorati. Questa carenza di specificità viola direttamente le norme del codice di procedura penale, che impongono una contestazione mirata e non formule di stile preconfezionate.

Le conclusioni: la condanna e le conseguenze pratiche

La decisione della Corte di Cassazione si traduce in una sconfitta totale per il ricorrente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna per il reato di truffa è diventata definitiva a tutti gli effetti di legge. Oltre a dover scontare la pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio, l’imputato deve farsi carico di tutte le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, la Corte ha ravvisato una colpa evidente nella determinazione delle cause di inammissibilità, dovuta alla presentazione di un ricorso così palesemente generico e privo di fondamento giuridico. Per questo motivo, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questo provvedimento evidenzia l’importanza di affidarsi a difese tecniche precise e mirate, evitando ricorsi ripetitivi o privi di un reale confronto con le decisioni dei giudici di merito.

Cosa significa motivazione per relationem?
Si tratta di una tecnica di redazione della sentenza con cui il giudice d’appello spiega la propria decisione richiamando direttamente le motivazioni già espresse dal giudice di primo grado.

Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso conteneva solo contestazioni generiche e astratte, senza analizzare criticamente le motivazioni della sentenza d’appello e senza indicare i punti specifici non risolti.

Quali sono le conseguenze finanziarie di un ricorso inammissibile?
Il ricorrente deve pagare le spese del processo e, in caso di colpa nella presentazione del ricorso, una sanzione pecuniaria che in questo caso è stata fissata a tremila euro per la Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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