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Motivazione per relationem: quando la sentenza d’appello è nulla

Due soggetti venivano condannati per bancarotta fraudolenta in qualità di amministratori di fatto di una società fallita. Gli imputati proponevano appello contestando specificamente il proprio ruolo gestionale e l’attendibilità delle prove. La Corte d’Appello confermava la condanna limitandosi a richiamare interamente la decisione del Tribunale, senza rispondere alle specifiche contestazioni difensive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli imputati, sancendo che la motivazione per relationem (il rinvio alla sentenza di primo grado) è nulla se il giudice d’appello non si confronta dialetticamente con i motivi specifici proposti dalla difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata, disponendo un nuovo giudizio d’appello.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 29593 Anno 2023
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Pubblicato il 16 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso e la condanna per bancarotta fraudolenta

La vicenda nasce dal fallimento di una società operante nel settore commerciale. Due soggetti, indicati come amministratori di fatto, venivano condannati per il reato di bancarotta fraudolenta. Il Tribunale di primo grado riteneva provato il loro ruolo di gestione concreta dell’azienda, nonostante la presenza di un amministratore di diritto ufficiale. Contro questa decisione, i difensori dei due imputati proponevano un dettagliato atto di appello. Tuttavia, i giudici di secondo grado confermavano la condanna penale. Per farlo, utilizzavano una tecnica molto discussa: la motivazione per relationem (il rinvio diretto alle motivazioni della precedente sentenza). Ritenendo ingiusta questa decisione, i condannati si sono rivolti alla Corte di Cassazione per ottenere l’annullamento della sentenza.

Quando la motivazione per relationem diventa un vizio della sentenza

La motivazione per relationem consiste nel richiamare le argomentazioni di un altro provvedimento giudiziario per giustificare la propria decisione. Questa tecnica è legittima, ma incontra limiti severi. Il giudice d’appello non può usarla come scorciatoia per evitare di rispondere alle critiche sollevate dalla difesa. Se l’atto di appello contiene contestazioni precise e dettagliate, la sentenza di secondo grado deve mostrare un reale confronto con tali argomenti. Limitarsi a dire che il primo giudice ha già deciso correttamente, senza spiegare il perché di fronte a nuove obiezioni, rende la decisione nulla. La Cassazione ha chiarito che il cittadino ha diritto a una risposta effettiva e autonoma rispetto ai motivi di impugnazione presentati dal suo difensore.

Il ruolo dell’amministratore di fatto e le contestazioni della difesa

Nel caso specifico, la difesa aveva sollevato obiezioni cruciali sulla reale qualifica di amministratore di fatto dei due imputati. In particolare, per una delle imputate si evidenziava come avesse svolto solo mansioni materiali e non di gestione strategica. Inoltre, si contestava l’attendibilità delle dichiarazioni di un coimputato e si proponeva una lettura alternativa delle operazioni finanziarie contestate. Di fronte a queste tesi difensive specifiche, la Corte d’Appello si era limitata a definire corretta la ricostruzione del Tribunale. I giudici di secondo grado non avevano analizzato i documenti e le testimonianze indicati dalla difesa, ignorando di fatto il nucleo dell’appello.

Le motivazioni della Cassazione sul dovere di risposta del giudice

Le motivazioni della Cassazione sul dovere di risposta del giudice si concentrano sul rispetto del principio del contraddittorio e sull’obbligo di motivazione. Gli Ermellini (i giudici della Cassazione) hanno rilevato che la Corte d’Appello ha fatto rinvio alla sentenza di primo grado come se l’atto di appello non esistesse. La Suprema Corte ha ricordato che il rinvio alle motivazioni del primo grado non sana i vuoti di pensiero del giudice d’appello. Quando la difesa propone critiche specifiche, la decisione di secondo grado che si limita a formule di stile o affermazioni generiche è affetta da un grave vizio. Il giudice d’appello può richiamare la prima sentenza solo se l’appellante si limita a ripetere argomenti già ampiamente e correttamente risolti in precedenza.

Le conclusioni sul rinvio a un nuovo processo d’appello

Le conclusioni sul rinvio a un nuovo processo d’appello evidenziano la vittoria dei ricorrenti in questa fase di legittimità. La Corte di Cassazione ha accolto i motivi di ricorso relativi al difetto di motivazione e ha annullato la sentenza impugnata. Questo significa che il processo non è finito, ma dovrà essere celebrato nuovamente davanti a una diversa sezione della Corte d’Appello di Venezia. In quella sede, i giudici dovranno esaminare attentamente i motivi di appello proposti dalla difesa e fornire una risposta logica, coerente e autonoma. La decisione ribadisce l’importanza di una giustizia che ascolta e risponde concretamente alle tesi difensive, vietando l’uso di motivazioni standardizzate o pigre.

Cosa significa motivazione per relationem?
Significa che il giudice, per spiegare la propria decisione, rimanda semplicemente alle motivazioni scritte in un altro provvedimento precedente.

Quando la motivazione per relationem è considerata illegittima?
Diventa illegittima quando la difesa presenta contestazioni specifiche e il giudice d’appello le ignora, limitandosi a richiamare la sentenza di primo grado.

Quali sono le conseguenze se la Cassazione accoglie il ricorso per vizio di motivazione?
La sentenza viene annullata e il caso viene rinviato a un nuovo giudice d’appello, che dovrà riesaminare i motivi di difesa e scrivere una nuova motivazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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