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Motivazione per relationem: arresto valido pur rinviando al GIP

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio. Il ricorrente lamentava l’assenza di motivazione del Tribunale del Riesame, accusato di essersi limitato a una motivazione per relationem, richiamando acriticamente l’ordinanza del GIP. La Suprema Corte ha invece confermato la legittimità del provvedimento, rilevando che i giudici del Riesame hanno svolto un’autonoma e approfondita valutazione degli elementi indiziari (intercettazioni, tracciamenti GPS e sequestri). La Corte ha chiarito che l’obbligo di autonoma valutazione dei gravi indizi riguarda solo il primo giudice che emette la misura, mentre il Riesame può legittimamente richiamare l’atto precedente se ne condivide la logica e risponde alle censure della difesa.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 441 Anno 2022
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La legittimità della motivazione per relationem nelle misure cautelari

La Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale per la libertà personale dei cittadini, stabilendo i confini di validità della motivazione per relationem (il rinvio a un atto precedente) nei provvedimenti cautelari. Spesso i giudici del riesame confermano l’arresto richiamando direttamente le parole usate dal Giudice per le indagini preliminari. Questo meccanismo è legittimo solo se il secondo giudice dimostra di aver studiato le carte e di condividere logicamente la prima decisione. Nel caso in esame, la Suprema Corte ha chiarito che il rinvio non deve tradursi in un vuoto copia e incolla, ma deve mostrare un percorso logico autonomo e coerente.

Il caso concreto e le accuse di spaccio

La vicenda riguarda un indagato sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere. Le accuse a suo carico erano pesanti. L’indagato faceva parte di una complessa associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Oltre al reato associativo, gli inquirenti contestavano all’uomo numerosi episodi di spaccio di cocaina ed eroina. La difesa ha impugnato l’ordinanza del Tribunale del Riesame. Secondo i difensori, il tribunale non aveva valutato autonomamente le prove per i singoli episodi di spaccio. La difesa sosteneva che i giudici si fossero limitati a richiamare in modo pigro e acritico la decisione del primo giudice, lasciando l’ordinanza priva di una reale spiegazione.

Quando è valida la motivazione per relationem

La giurisprudenza ammette da tempo la possibilità di motivare un provvedimento richiamando un altro atto dello stesso procedimento. Questa tecnica, definita motivazione per relationem, risponde a esigenze di rapidità e semplificazione. Tuttavia, la validità di questo rinvio dipende da condizioni precise. Il documento richiamato deve essere conosciuto dalle parti o facilmente accessibile. Inoltre, il giudice che effettua il rinvio deve dimostrare di aver analizzato le critiche sollevate dalla difesa. Se il tribunale si limita a ripetere le formule del primo provvedimento senza rispondere alle obiezioni, l’atto diventa nullo per mancanza di motivazione.

Le motivazioni della sentenza sul traffico di stupefacenti

I giudici della Cassazione hanno rigettato il ricorso dell’indagato, ritenendo la decisione del Tribunale del Riesame pienamente corretta e logica. La Suprema Corte ha evidenziato che i giudici di merito non si sono limitati a copiare l’atto del primo giudice. Al contrario, il tribunale ha svolto una valutazione complessiva e approfondita di tutto il materiale investigativo. Gli elementi a carico dell’indagato erano solidi e numerosi. Gli inquirenti avevano raccolto intercettazioni telefoniche chiare, dati provenienti dai sistemi di localizzazione satellitare GPS installati sull’auto dell’indagato e verbali di sequestro di droga. Inoltre, le telecamere di sorveglianza avevano registrato i movimenti sospetti dell’uomo nei luoghi in cui la droga veniva nascosta sotto terra. La Cassazione ha sottolineato che l’obbligo di una valutazione totalmente autonoma dei gravi indizi di colpevolezza grava esclusivamente sul primo giudice che emette la misura cautelare. Il Tribunale del Riesame, invece, ha il compito di controllare la tenuta della prima decisione e può legittimamente utilizzare la motivazione per relationem se dimostra la coerenza del quadro indiziario complessivo.

Le conclusioni della Cassazione sulla custodia in carcere

La decisione della Suprema Corte conferma la legittimità della custodia in carcere per l’indagato. Il ricorso è stato rigettato e l’uomo è stato condannato al pagamento delle spese del processo. Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale per l’efficienza della giustizia penale. Il rinvio agli atti precedenti è pienamente valido quando il giudice di secondo grado offre una lettura logica e coordinata delle prove. Nel caso specifico, la serialità delle cessioni di droga e i riscontri oggettivi dei sequestri hanno reso superfluo un inutile raddoppio di motivazioni scritte. La tutela dell’indagato resta garantita dal controllo effettivo sulla logica del provvedimento, che in questo caso ha superato brillantemente il vaglio di legittimità.

Cosa si intende per motivazione per relationem in un provvedimento del giudice
Si tratta di una tecnica con cui un giudice spiega la propria decisione richiamando direttamente il contenuto di un altro atto già presente nel fascicolo.

Il Tribunale del Riesame può limitarsi a copiare la decisione del primo giudice
No, il Tribunale del Riesame deve sempre dimostrare di aver valutato autonomamente il caso e di aver risposto alle contestazioni sollevate dalla difesa.

Quali elementi provano la colpevolezza in caso di spaccio senza il ritrovamento della droga
La colpevolezza può essere dimostrata attraverso elementi indiretti come le intercettazioni telefoniche, i tracciamenti GPS dei movimenti e i sequestri effettuati agli acquirenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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