Motivazione della pena: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile
L’impugnazione di una sentenza penale, specialmente in Cassazione, richiede un’argomentazione precisa e critica. Non basta un generico dissenso; è necessario demolire punto per punto il ragionamento del giudice. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 44535/2023) offre un chiaro esempio di questo principio, soffermandosi sulla cruciale questione della motivazione della pena e sui requisiti di ammissibilità del ricorso.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine da una condanna emessa dal Tribunale di Napoli per il reato di spaccio di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) e resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), aggravato da una recidiva specifica e reiterata. La Corte d’Appello di Napoli aveva parzialmente riformato la sentenza, intervenendo unicamente sul trattamento sanzionatorio.
L’imputato, non soddisfatto della decisione, ha proposto ricorso per cassazione, lamentando un vizio di motivazione proprio sulla determinazione della pena.
Il Ricorso e i Motivi di Doglianza
Il ricorrente ha contestato due aspetti specifici della decisione d’appello:
- La conferma della recidiva: A suo avviso, i giudici non avevano adeguatamente giustificato la scelta di considerare la sua precedente condanna per aggravare la pena.
- Il diniego delle attenuanti generiche: Sosteneva che la Corte d’Appello avesse respinto la sua richiesta di una riduzione di pena (ex art. 62-bis c.p.) con una motivazione insufficiente.
In sostanza, l’intera impugnazione si concentrava sulla presunta inadeguatezza del percorso logico-giuridico seguito dai giudici di merito nel quantificare la sanzione.
L’Analisi della Corte: I Criteri per la Motivazione della Pena
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo del tutto generico. I giudici di legittimità hanno sottolineato come l’atto di impugnazione non contenesse una vera e propria analisi critica delle argomentazioni della sentenza d’appello. Si trattava, piuttosto, di una riproposizione di lamentele già esaminate, senza un confronto specifico con le ragioni esposte dalla Corte territoriale.
La Cassazione ha chiarito che l’obbligo di motivazione della pena deve essere valutato in concreto. Nel caso di specie, la pena inflitta era comunque inferiore alla media edittale prevista dalla legge per i reati contestati. Secondo un orientamento consolidato, quando il giudice si attesta su livelli sanzionatori bassi, l’onere motivazionale si attenua. Non è richiesta un’analisi analitica di ogni possibile fattore, ma una giustificazione logica e coerente, anche se sintetica.
Per quanto riguarda il diniego delle attenuanti generiche, la Corte ha ribadito un altro principio fondamentale: il giudice non è tenuto a esaminare e confutare ogni singola deduzione difensiva. È sufficiente che indichi gli elementi di preponderante rilevanza che ha ritenuto ostativi alla concessione del beneficio, come i precedenti penali o la gravità della condotta.
La Decisione: Inammissibilità e Condanna alle Spese
Sulla base di queste considerazioni, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto in caso di impugnazioni temerarie o palesemente infondate.
Le Motivazioni
La decisione della Corte si fonda su principi procedurali e sostanziali chiari. In primo luogo, un ricorso per cassazione non può essere una mera lamentela, ma deve configurarsi come una critica puntuale e argomentata della decisione impugnata, evidenziandone le specifiche violazioni di legge o i vizi logici. La mancanza di questo confronto rende l’atto generico e, quindi, inammissibile. In secondo luogo, il potere discrezionale del giudice di merito nella determinazione della pena è ampio. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice, ma solo verificare che la decisione sia supportata da una motivazione non manifestamente illogica o contraddittoria. Questo controllo è meno stringente quando la pena si colloca nella fascia bassa della forbice edittale. Infine, per negare le attenuanti generiche, basta l’indicazione degli elementi negativi prevalenti, senza la necessità di una disamina completa di ogni aspetto potenzialmente favorevole all’imputato.
Le Conclusioni
Questa ordinanza offre importanti spunti pratici. Per gli avvocati, sottolinea la necessità di redigere ricorsi specifici, che si confrontino analiticamente con la sentenza da impugnare, evitando formule generiche. Per gli imputati, chiarisce che la quantificazione della pena è un’attività ampiamente discrezionale del giudice di merito, sindacabile in Cassazione solo in caso di palesi errori di diritto o illogicità manifeste. La decisione conferma che il sistema giudiziario pone dei filtri rigorosi per l’accesso al giudizio di legittimità, sanzionando le impugnazioni che non soddisfano i requisiti minimi di specificità e fondatezza.
Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto generico e privo di una necessaria analisi critica delle argomentazioni contenute nella sentenza impugnata. Non si confrontava specificamente con la motivazione dei giudici d’appello.
È necessario che il giudice motivi in modo dettagliato il diniego delle attenuanti generiche?
No, la Corte ha ribadito che non è necessario. Per negare le attenuanti generiche è sufficiente che il giudice indichi gli elementi di preponderante rilevanza ritenuti ostativi alla loro concessione, senza dover valutare ogni singola deduzione difensiva.
La Corte di Cassazione ha considerato la pena imposta troppo alta?
No, al contrario, la Corte ha osservato che la pena irrogata era comunque inferiore alla misura media prevista dalla legge per quel reato, e questo ha contribuito a ritenere adeguata la motivazione, anche se sintetica, fornita dai giudici di merito.