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Molestie Reciproche: Assolta perché anche l’Ex la Provocava

Una donna, dopo la fine della convivenza, contatta insistentemente l’ex compagno per riavere i propri effetti personali, che lui le impedisce di recuperare. Condannata in primo grado per molestie, viene definitivamente assolta dalla Corte di Cassazione. Il principio chiave è quello delle ‘molestie reciproche’: se il conflitto è a due sensi e le condotte sono una reazione al comportamento dell’altro, non si configura il reato. L’insistenza della donna non era dettata da un motivo biasimevole, ma dalla legittima necessità di difendere un proprio diritto. La condanna è stata annullata perché il fatto non sussiste.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 14436 Anno 2026
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Pubblicato il 27 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Molestie Reciproche: Quando l’Insistenza non è Reato

La fine di una relazione può trasformarsi in un campo di battaglia, dove anche un’azione apparentemente legittima, come chiedere la restituzione dei propri oggetti, rischia di essere interpretata come un reato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione fa luce su questo tema, introducendo un principio fondamentale per distinguere un’insistenza giustificata dal reato di molestia: quello delle molestie reciproche. Il caso analizzato riguarda una donna condannata per aver disturbato l’ex compagno, ma poi assolta perché le sue azioni erano una reazione a un torto subito.

La Vicenda: Una Richiesta Legittima Diventa Accusa

I fatti iniziano con la fine improvvisa di una convivenza. L’Uomo decide di troncare la relazione e, di fatto, estromette la sua ex compagna dalla casa che condividevano, trattenendo tutti i suoi effetti personali. La Donna, trovandosi senza i suoi beni, inizia a contattarlo ripetutamente. Invia numerosi messaggi, telefona e si presenta sul luogo di lavoro di lui, in un’occasione anche accompagnata da una giornalista, con un unico scopo: riavere ciò che è suo. Tenta persino di entrare nell’abitazione dei genitori dell’ex, dove lui si era trasferito. Queste azioni la portano a subire una condanna per il reato di molestia e disturbo alle persone, previsto dall’articolo 660 del codice penale.

Il Principio Decisivo: le Molestie Reciproche

La Corte di Cassazione ha ribaltato completamente la decisione precedente. I giudici hanno stabilito che non si può parlare di reato di molestia quando il conflitto è caratterizzato da molestie reciproche. In altre parole, se entrambe le parti si scambiano accuse e comportamenti provocatori, e le azioni di una sono la diretta conseguenza di quelle dell’altra, viene a mancare un elemento essenziale del reato: il ‘motivo biasimevole’ o la ‘petulanza’. La legge non intende punire chi reagisce a un’ingiustizia, ma chi agisce con il solo scopo di infastidire e interferire nella vita altrui senza una valida ragione.

Le motivazioni: Perché non si Tratta di Reato?

La Corte ha smontato l’impianto accusatorio analizzando diversi punti. Prima di tutto, le dichiarazioni della presunta vittima, l’Ex Convivente, sono state giudicate piene di contraddizioni e quindi inattendibili. Egli aveva negato fatti poi emersi dalle testimonianze, come l’aver ostacolato il rientro della donna in Italia e trattenuto i suoi beni. In secondo luogo, è emerso chiaramente che le azioni della Donna non erano gratuite, ma motivate dalla necessità di recuperare le sue proprietà. Non agiva per un capriccio o per dispetto, ma per esercitare un suo diritto. Infine, le testimonianze hanno confermato che i litigi erano sempre a due sensi. Entrambi si accusavano a vicenda in modo animato. Non c’era un molestatore e una vittima, ma due persone in aspro conflitto. Mancando quindi la prova di un’azione unilaterale e ingiustificata, il reato non può sussistere.

Le conclusioni: L’Assoluzione Definitiva perché il Fatto non Sussiste

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna ‘senza rinvio’, una formula che sancisce l’assoluzione piena e definitiva dell’imputata. La motivazione è netta: ‘il fatto non sussiste’. Questo significa che, alla luce del diritto, le azioni della Donna, inserite nel contesto di un litigio reciproco e provocate dal comportamento dell’ex compagno, non costituiscono reato. Questa sentenza rappresenta un importante punto di riferimento. Stabilisce che non ogni insistenza è una molestia e che il contesto di un conflitto reciproco è determinante per valutare la responsabilità penale.

Insistere per riavere i miei oggetti da un ex è reato di molestia?
Non necessariamente. Se l’insistenza è una reazione a un comportamento scorretto dell’ex, come trattenere i tuoi beni, e si inserisce in un litigio reciproco, la Cassazione ha stabilito che può non configurarsi il reato di molestia.

Cosa significa ‘molestie reciproche’?
Significa che il disturbo non proviene da una sola persona, ma entrambe le parti sono coinvolte in un conflitto con accuse e comportamenti provocatori a vicenda. In questi casi, manca il ‘motivo biasimevole’ richiesto dalla legge per il reato.

Cosa succede se la persona che mi denuncia per molestie è a sua volta inaffidabile?
La testimonianza della presunta vittima deve essere attentamente valutata dal giudice. Se emergono contraddizioni o prove che smentiscono il suo racconto, come in questo caso, la sua testimonianza perde credibilità e può portare all’assoluzione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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