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Molestia o disturbo alle persone: rinuncia e condanna definitiva

Una cittadina, condannata in primo grado per il reato di molestia o disturbo alle persone alla pena di cinquecento euro di ammenda, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il giudizio di colpevolezza. Successivamente, il suo difensore, munito di procura speciale, ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia, dichiarando il ricorso inammissibile ai sensi del codice di procedura penale. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sanzione originaria per il reato contestato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28564 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di molestia o disturbo alle persone e il caso concreto

La condotta di chi reca disturbo alla quiete pubblica o privata può integrare il reato di molestia o disturbo alle persone. Questo comportamento, sanzionato dal codice penale, mira a tutelare l’ordine pubblico e la tranquillità dei singoli cittadini. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di una cittadina condannata in sede di merito proprio per questa fattispecie di reato. La vicenda offre lo spunto per analizzare non solo gli elementi del reato, ma anche le conseguenze procedurali quando si decide di rinunciare all’impugnazione.

La vicenda nasce da una condanna inflitta dal Tribunale di Pescara. Il giudice di primo grado aveva ritenuto l’imputata colpevole del reato previsto dall’articolo 660 del codice penale. La sanzione stabilita consisteva in un’ammenda di cinquecento euro. L’imputata ha inizialmente deciso di opporsi a questa decisione, presentando ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la dichiarazione di colpevolezza.

La decisione di rinunciare al ricorso in Cassazione

Nel corso del procedimento penale, la strategia della difesa può subire variazioni significative in base alle contingenze o a nuove valutazioni di convenienza economica e giuridica. L’imputato ha sempre il diritto di valutare se sia opportuno proseguire il giudizio di legittimità o se sia preferibile accettare la pronuncia emessa nei gradi precedenti. Nel caso specifico, il difensore della ricorrente, munito di una regolare procura speciale rilasciata appositamente per questo scopo, ha depositato presso la cancelleria della Corte di Cassazione una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso.

La rinuncia rappresenta un atto unilaterale e formale con cui la parte manifesta in modo inequivocabile la propria volontà di non dare ulteriore seguito all’impugnazione precedentemente proposta. Per produrre i suoi effetti tipici nel processo penale, la rinuncia deve rispettare requisiti rigorosi. Essa deve essere presentata personalmente dall’interessato oppure dal suo difensore, a patto che quest’ultimo sia munito di un mandato speciale che lo autorizzi espressamente a compiere questo specifico atto dispositivo. Questo strumento produce un effetto immediato sul corso del processo, determinando l’arresto definitivo del giudizio e il passaggio in giudicato della sentenza impugnata.

Le motivazioni della decisione sulla molestia o disturbo alle persone

I giudici della Suprema Corte hanno preso in esame la dichiarazione di rinuncia depositata dalla difesa. La legge processuale penale stabilisce regole molto rigide per la gestione di queste fattispecie. In particolare, l’articolo 591 del codice di procedura penale individua la rinuncia all’impugnazione come una causa tassativa di inammissibilità del ricorso.

A causa di questa rinuncia, la Corte di Cassazione non ha potuto procedere all’esame del merito della vicenda legata al reato di molestia o disturbo alle persone. La presenza di un atto formale di desistenza preclude infatti al giudice di legittimità qualsiasi valutazione circa la fondatezza o meno dei motivi di ricorso originariamente presentati. I giudici si sono limitati a prendere atto della volontà espressa dalla parte e a dichiarare la conclusione del procedimento.

L’inammissibilità del ricorso non è priva di conseguenze finanziarie per il soggetto che aveva promosso l’azione. La normativa vigente prevede infatti l’obbligo automatico di pagamento delle spese processuali sostenute dallo Stato per la gestione della fase di impugnazione. Inoltre, qualora non emergano elementi specifici idonei a escludere la colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità, la legge impone la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. Nel caso in esame, i giudici hanno quantificato questa somma in cinquecento euro, non riscontrando alcuna causa di esclusione della colpa.

Le conclusioni del giudizio di legittimità

Il procedimento si è concluso con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questa decisione rende definitiva la condanna originaria per il reato di molestia o disturbo alle persone. La cittadina dovrà quindi pagare l’ammenda di cinquecento euro stabilita dal Tribunale di Pescara, oltre alle spese del giudizio di Cassazione e alla sanzione per la Cassa delle ammende.

La rinuncia al ricorso rappresenta una scelta processuale che comporta l’accettazione della sentenza precedente. Questa vicenda evidenzia l’importanza di una attenta valutazione preventiva dei costi e dei benefici legati alla prosecuzione di un giudizio di legittimità, specialmente quando si rischia una condanna alle spese e alle sanzioni pecuniarie previste dalla legge in caso di inammissibilità.

Cosa succede se si rinuncia a un ricorso in Cassazione?
La rinuncia rende il ricorso inammissibile e la condanna precedente diventa definitiva, comportando anche l’obbligo di pagare le spese processuali.

Quali sono le sanzioni per il reato di molestia o disturbo alle persone?
Questo reato prevede la pena dell’arresto fino a sei mesi o dell’ammenda fino a cinquecentosedici euro.

Chi può presentare la rinuncia al ricorso penale?
La rinuncia può essere presentata dall’imputato personalmente o dal suo difensore, purché quest’ultimo sia munito di una procura speciale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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