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Molestia alle persone: ricorso in Cassazione respinto e multa

La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un individuo per il reato di molestia alle persone, dichiarando inammissibile il suo ricorso. L’imputato aveva tentato di ottenere una nuova valutazione delle prove, ma la Corte ha ribadito un principio fondamentale: il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sui fatti. L’appello è stato considerato generico e non focalizzato su specifiche violazioni di legge. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro. La decisione sottolinea che i ricorsi in Cassazione devono basarsi su questioni di diritto e non su un riesame del merito.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 8024 Anno 2023
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Pubblicato il 25 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Molestia alle persone: quando il ricorso in Cassazione è inutile

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre uno spunto importante per comprendere i limiti del sistema giudiziario e le conseguenze di un’impugnazione errata. Il caso riguarda una condanna per il reato di molestia alle persone, previsto dall’articolo 660 del codice penale. La sentenza chiarisce che non è possibile utilizzare il ricorso in Cassazione per tentare di ottenere una nuova valutazione dei fatti, come se fosse un terzo grado di processo. Questo principio è fondamentale per chiunque affronti un procedimento legale.

Il caso: una condanna per disturbo alle persone

La vicenda ha origine da una sentenza di un Tribunale, parzialmente modificata dalla Corte d’Appello. Quest’ultima aveva dichiarato un individuo responsabile, ai soli effetti civili, del reato di molestia o disturbo alle persone. Questo significa che, pur senza una condanna penale in senso stretto, l’imputato era stato obbligato a risarcire i danni causati alla vittima. Insoddisfatto della decisione, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento.

L’errore nel ricorso: chiedere una nuova valutazione dei fatti

L’errore strategico commesso dalla difesa è stato quello di basare il ricorso su motivi che, in realtà, miravano a rimettere in discussione le prove e le circostanze di fatto già valutate dai giudici dei gradi precedenti. In pratica, si chiedeva alla Cassazione di comportarsi come un giudice di merito, riesaminando l’intera vicenda per arrivare a una conclusione diversa. Tuttavia, il ruolo della Corte di Cassazione è completamente differente: essa è un giudice di legittimità.

Il principio di diritto sulla molestia alle persone e i limiti della Cassazione

La Corte Suprema ha il compito di assicurare la corretta applicazione e interpretazione della legge, non di stabilire nuovamente come si sono svolti i fatti. Un ricorso in Cassazione deve denunciare errori specifici di diritto, come una norma applicata in modo sbagliato o una motivazione della sentenza illogica o assente. Non può limitarsi a criticare genericamente la decisione precedente o a proporre una lettura alternativa delle prove. Tentare di farlo porta inevitabilmente a una dichiarazione di inammissibilità.

Le motivazioni: perché il ricorso per molestia alle persone è stato respinto

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano manifestamente infondati e generici. I giudici hanno sottolineato che l’atto di appello non individuava specifici vizi della sentenza impugnata, ma si limitava a sollecitare una nuova e non consentita valutazione complessiva delle circostanze. La motivazione della Corte d’Appello, secondo la Cassazione, era chiara e ben argomentata, spiegando in modo esauriente le ragioni della decisione. Non c’erano, quindi, i presupposti legali per un intervento della Suprema Corte.

Le conclusioni: ricorso inammissibile e condanna alle spese

L’esito è stato netto: il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Questa decisione ha reso definitiva la sentenza della Corte d’Appello. Oltre a vedere respinta la propria richiesta, l’imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve anche come deterrente per evitare ricorsi presentati con finalità puramente dilatorie o senza validi fondamenti giuridici. La vicenda conferma che la strategia processuale deve essere attentamente ponderata in ogni sua fase.

Cosa significa che un ricorso in Cassazione è inammissibile?
Significa che la Corte non lo esamina nel merito perché presenta vizi formali o sostanziali, come la richiesta di una nuova valutazione dei fatti, che non è permessa a quel livello di giudizio.

Per quale reato la persona è stata ritenuta responsabile agli effetti civili?
La persona è stata ritenuta civilmente responsabile per il reato di molestia o disturbo alle persone, previsto dall’articolo 660 del codice penale.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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