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Marchio CE non conforme: Sequestro legittimo anche senza prove

Un commerciante subisce il sequestro di 843 articoli per feste a causa di un marchio CE graficamente non conforme, con l’ipotesi di reato di frode in commercio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, stabilendo che per un sequestro probatorio marchio CE è sufficiente l’irregolarità formale del logo per creare un sospetto di reato (fumus commissi delicti). La necessità di svolgere accertamenti tecnici sulla merce giustifica il mantenimento del vincolo su tutti i prodotti, senza possibilità di restituzione parziale. L’appello del commerciante è stato quindi respinto.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 16443 Anno 2026
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Pubblicato il 3 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Marchio CE non conforme: quando scatta il sequestro?

La marcatura CE sui prodotti non è un semplice logo, ma una dichiarazione di conformità a precisi standard di sicurezza europei. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso di sequestro probatorio marchio CE, stabilendo un principio fondamentale: anche una semplice irregolarità grafica può essere sufficiente a giustificare il blocco della merce. Questo caso riguarda un commerciante a cui sono stati sequestrati centinaia di articoli per feste a causa di un marchio CE ritenuto non conforme. La decisione chiarisce i poteri dell’autorità giudiziaria e i limiti della difesa in fase di indagini preliminari.

I fatti: 843 articoli per feste sotto sequestro

La vicenda ha origine da un’operazione della polizia giudiziaria che ha portato al sequestro di 843 articoli, tra cui palloncini e accessori per feste, detenuti da un commerciante. Il motivo del provvedimento era il sospetto di frode in commercio, reato previsto dall’articolo 515 del codice penale. Secondo le autorità, la marcatura CE apposta sulle confezioni dei prodotti presentava una difformità grafica rispetto al modello ufficiale. Questo dettaglio, apparentemente minore, è stato considerato un indizio sufficiente per ipotizzare che la merce non rispettasse le normative di sicurezza e fosse quindi venduta in modo fraudolento.

La difesa del commerciante

L’indagato, tramite il suo avvocato, ha immediatamente contestato il sequestro. La difesa si basava su tre argomenti principali. In primo luogo, la motivazione del provvedimento era considerata “apparente”, cioè troppo generica per giustificare una misura così invasiva. Non venivano specificate le finalità probatorie concrete. In secondo luogo, il sequestro dell’intero stock di merce era ritenuto sproporzionato, suggerendo che un campionamento sarebbe stato sufficiente per le analisi. Infine, si sosteneva che una mera irregolarità formale del logo CE non potesse, da sola, integrare il reato di frode, che richiede una difformità sostanziale del prodotto.

Il sequestro probatorio per marchio CE irregolare

Il sequestro probatorio è uno strumento investigativo che serve a raccogliere e conservare le prove di un reato. Nel contesto della marcatura CE, esso diventa cruciale. Il marchio attesta che il produttore si è assunto la responsabilità della conformità del prodotto alle direttive europee. Un marchio graficamente difforme o contraffatto fa scattare un campanello d’allarme: potrebbe nascondere un prodotto pericoloso o non testato. La Cassazione ha chiarito che, in questi casi, il sequestro non ha uno scopo punitivo, ma serve a “congelare” la situazione per permettere agli inquirenti di svolgere accertamenti tecnici indispensabili. Questi test sono necessari per verificare se, oltre al difetto grafico, esista anche un pericolo reale per il consumatore.

Le motivazioni: la Cassazione convalida il sequestro

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del commerciante, confermando la piena legittimità del sequestro. I giudici hanno spiegato che, in questa fase iniziale, non è richiesta la prova certa del reato, ma è sufficiente il cosiddetto fumus commissi delicti, ovvero un fondato sospetto. La non conformità grafica del marchio CE è stata ritenuta un elemento più che sufficiente a creare questo sospetto. La Corte ha inoltre specificato che la motivazione del sequestro era adeguata, poiché legava chiaramente il blocco della merce alla necessità di effettuare prove tecniche. Senza la disponibilità fisica di tutti i prodotti, tali accertamenti sarebbero impossibili. La richiesta di un semplice campionamento è stata respinta perché la legge vieta la restituzione di beni soggetti a confisca obbligatoria, come quelli ritenuti corpo del reato di frode.

Le conclusioni: il principio di diritto e le conseguenze pratiche

La sentenza stabilisce un principio netto: la lotta alla contraffazione e alla vendita di prodotti non sicuri passa anche attraverso un controllo rigoroso dei simboli formali come il marchio CE. Un’irregolarità grafica non è un dettaglio trascurabile, ma un indizio grave che legittima il sequestro di tutta la merce per consentire le verifiche del caso. Per gli operatori commerciali, la lezione è chiara: è fondamentale verificare con la massima attenzione la correttezza formale e sostanziale delle certificazioni dei prodotti importati o venduti. L’esito finale per il commerciante è stato negativo: il suo ricorso è stato respinto e l’uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La merce resta sotto sequestro.

Un marchio CE solo graficamente diverso dall’originale può causare il sequestro della merce?
Sì. Secondo la Cassazione, anche una sola irregolarità grafica del marchio CE è sufficiente a creare il sospetto di un reato (frode in commercio) e a giustificare un sequestro probatorio per effettuare le necessarie verifiche tecniche.

Cosa significa ‘sequestro probatorio’?
È una misura con cui la polizia giudiziaria o il pubblico ministero bloccano temporaneamente un bene, in questo caso la merce, perché ritenuto utile per provare l’esistenza di un reato e identificare il colpevole.

In caso di sequestro, è possibile riavere indietro almeno una parte della merce?
In questo caso specifico, la Corte ha negato la possibilità di una restituzione parziale. Poiché la merce con marchio non conforme è soggetta a confisca obbligatoria, non può essere restituita all’indagato durante le indagini.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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