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Manipolazione del mercato: condanna penale ma niente danni a Consob

Il Presidente del CdA di una Società Quotata e un Socio Occulto hanno ideato un piano per ottenere il controllo della società senza lanciare l’offerta pubblica obbligatoria. Attraverso un aumento di capitale fittizio, hanno convinto il mercato che i fondi servissero al risanamento aziendale. In realtà, hanno utilizzato sette milioni di euro per acquistare quote di un Fondo Immobiliare riconducibile al Socio Occulto, il quale ha poi usato quel denaro per comprare le azioni rimaste invendute. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di ostacolo alla vigilanza e manipolazione del mercato. Tuttavia, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna al risarcimento del danno patrimoniale in favore dell’Autorità di Vigilanza. La Corte ha stabilito che i costi ordinari delle indagini non costituiscono un danno risarcibile.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 3555 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La finta rinascita aziendale e la manipolazione del mercato

I vertici di una nota società per azioni hanno orchestrato un piano finanziario ingannevole per nascondere la reale proprietà del gruppo. Il Presidente del CdA (Consiglio di Amministrazione) e un Socio Occulto hanno avviato un aumento di capitale. Questa operazione serviva apparentemente a risanare i debiti della Società Quotata. I due soggetti hanno diffuso al pubblico un prospetto informativo rassicurante. Il mercato ha reagito con entusiasmo e gli investitori hanno acquistato in massa i titoli azionari. Questo comportamento ha generato una grave manipolazione del mercato, poiché i prezzi delle azioni sono saliti in modo artificiale sulla base di informazioni false.

Il meccanismo della scalata occulta

La realtà dietro l’operazione era completamente diversa da quella comunicata al pubblico. I due attori principali avevano stretto un accordo segreto prima di lanciare l’aumento di capitale. La Società Quotata ha utilizzato ben sette milioni di euro raccolti sul mercato per acquistare le quote di un Fondo Immobiliare. Questo fondo apparteneva proprio al Socio Occulto. Quest’ultimo ha ricevuto il denaro e lo ha utilizzato per comprare le azioni rimaste invendute della Società Quotata. Attraverso questa partita di giro (operazione contabile compensativa), il Socio Occulto ha ottenuto il controllo dell’azienda senza spendere soldi propri e senza lanciare la necessaria offerta pubblica di acquisto.

La manipolazione del mercato attraverso il silenzio

I protagonisti della vicenda hanno nascosto l’accordo sia agli investitori sia all’Autorità di Vigilanza (l’organo pubblico che controlla i mercati finanziari). Questo silenzio ha impedito ai risparmiatori di valutare i reali rischi dell’investimento. La legge punisce severamente chi altera il prezzo dei titoli tramite notizie false o condotte simulate. La manipolazione del mercato si configura come un reato di pericolo concreto. Questo significa che il reato esiste anche se il prezzo delle azioni non subisce una variazione reale a lungo termine. Basta la semplice idoneità della condotta a ingannare il pubblico per far scattare la responsabilità penale.

Le motivazioni della Cassazione sulla manipolazione del mercato e sulla vigilanza

I giudici della Corte di Cassazione hanno analizzato i ricorsi presentati dai difensori dei due imputati. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale per i reati di manipolazione del mercato e di ostacolo alle funzioni dell’Autorità di Vigilanza. Gli ermellini (i giudici della Cassazione) hanno chiarito che nascondere un accordo vincolante già raggiunto costituisce una simulazione penalmente rilevante. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso del Presidente del CdA su un punto fondamentale riguardante il risarcimento civile. I giudici hanno stabilito che l’Autorità di Vigilanza non può chiedere il rimborso delle spese sostenute per svolgere le proprie indagini ordinarie. Queste attività rientrano infatti nei doveri istituzionali dell’ente e i relativi costi sono già coperti dal bilancio dello Stato.

Le conclusioni della sentenza e la cancellazione del danno patrimoniale

La decisione finale della Cassazione ha prodotto un risultato parzialmente favorevole per il Presidente del CdA. I giudici hanno annullato senza rinvio (cancellato definitivamente) la condanna al pagamento di oltre sessantamila euro a titolo di danno patrimoniale in favore dell’Autorità di Vigilanza. Il Presidente del CdA evita così di pagare questa ingente somma, pur rimanendo ferma la sua condanna penale e l’obbligo di risarcire il danno non patrimoniale legato alla lesione dell’immagine dell’ente. Al contrario, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Socio Occulto. Questo soggetto perde definitivamente la causa, deve pagare le spese del processo e subisce la condanna a una sanzione pecuniaria aggiuntiva in favore della Cassa delle Ammende.

Quando si configura il reato di manipolazione del mercato?
Il reato si consuma nel momento in cui un soggetto diffonde notizie false o compie operazioni simulate capaci di alterare concretamente il prezzo delle azioni, a prescindere dal fatto che l’alterazione si verifichi effettivamente nel tempo.

L’autorità di vigilanza può ottenere il risarcimento dei costi delle indagini?
No, la Cassazione ha stabilito che le spese sostenute dall’ente per le normali attività ispettive e istruttorie non costituiscono un danno patrimoniale risarcibile, poiché rientrano nei compiti istituzionali già finanziati dallo Stato.

Cosa succede se si nasconde un accordo societario segreto al mercato?
Nascondere un patto vincolante che influenza il valore di una società quotata integra il reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza e contribuisce alla manipolazione informativa del mercato finanziario.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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