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Mandato ad impugnare: appello inammissibile

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per rapina. La decisione si fonda sulla mancanza dello specifico mandato ad impugnare richiesto dalla Riforma Cartabia (art. 581, c. 1-quater c.p.p.) per l’imputato giudicato in assenza, sottolineando l’importanza di questa nuova formalità.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 25429 Anno 2024
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Pubblicato il 31 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile senza Mandato ad Impugnare: La Cassazione e la Riforma Cartabia

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione penale ha ribadito un principio fondamentale introdotto dalla Riforma Cartabia: la necessità di uno specifico mandato ad impugnare per il difensore che presenta ricorso per conto di un imputato giudicato in assenza. Questa pronuncia chiarisce le severe conseguenze procedurali derivanti dalla mancata osservanza di tale requisito, portando alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Analizziamo il caso e le implicazioni di questa decisione.

I Fatti del Processo

Il caso riguarda un imputato condannato per il reato di rapina sia in primo grado dal Tribunale che in secondo grado dalla Corte di Appello. A seguito della conferma della condanna in appello, il difensore d’ufficio dell’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando un difetto di correlazione tra l’accusa contestata e il reato ritenuto in sentenza, oltre a un vizio di motivazione.

Un dettaglio cruciale del procedimento di secondo grado è che si è svolto in assenza dell’imputato. Nonostante ciò, il difensore ha proceduto a depositare l’atto di impugnazione senza allegare un documento fondamentale richiesto dalla nuova normativa.

La Decisione della Corte: il Ruolo Chiave del Mandato ad Impugnare

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza nemmeno entrare nel merito delle questioni sollevate dalla difesa. La decisione si fonda interamente sull’applicazione dell’art. 581, comma 1-quater, del codice di procedura penale, una norma introdotta dalla cosiddetta Riforma Cartabia (D.Lgs. n. 150/2022).

Questa disposizione stabilisce che, nel caso di un imputato giudicato in assenza, l’atto di impugnazione presentato dal difensore deve essere accompagnato, a pena di inammissibilità, da uno specifico mandato ad impugnare. Tale mandato deve essere rilasciato dall’imputato dopo la pronuncia della sentenza da impugnare e deve contenere la dichiarazione o l’elezione di domicilio per le notificazioni.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che la normativa introdotta dalla Riforma Cartabia ha lo scopo di assicurare che l’impugnazione sia espressione di una volontà effettiva e consapevole dell’imputato assente. Il legislatore ha voluto evitare impugnazioni presentate d’ufficio senza un reale contatto e un’istruzione specifica da parte dell’interessato.

Nel caso di specie, i giudici hanno rilevato che il giudizio d’appello si era effettivamente svolto in assenza dell’imputato. Di conseguenza, il difensore d’ufficio avrebbe dovuto allegare al ricorso per cassazione il mandato speciale, ma non lo ha fatto. Lo stesso atto di ricorso, nota la Corte, faceva riferimento solo al difensore d’ufficio, senza menzionare alcuna procura speciale o allegato. Questa omissione formale, considerata sostanziale dalla legge, ha precluso ogni possibilità di esame nel merito dei motivi di ricorso, rendendolo irrimediabilmente inammissibile.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche per la Difesa

Questa ordinanza serve da monito per tutti i difensori. La Riforma Cartabia ha introdotto oneri formali stringenti che non possono essere trascurati, specialmente nei casi di imputati assenti. La mancanza del mandato ad impugnare non è una mera irregolarità sanabile, ma un vizio che determina l’inammissibilità dell’atto, con la conseguenza che la sentenza di condanna diventa definitiva. Per l’imputato, ciò significa la chiusura di ogni ulteriore via di ricorso e l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria, in questo caso fissata in 3.000 euro, a favore della Cassa delle Ammende. La decisione evidenzia l’importanza per il difensore di mantenere un contatto effettivo con il proprio assistito, anche se assente, per poter esercitare validamente il diritto di difesa.

Perché il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il difensore dell’imputato, giudicato in assenza nel processo d’appello, non ha allegato lo specifico mandato ad impugnare richiesto a pena di inammissibilità dall’art. 581, comma 1-quater, del codice di procedura penale, come introdotto dalla Riforma Cartabia.

Cosa richiede la legge per impugnare una sentenza per un imputato assente?
La legge richiede che, con l’atto di impugnazione, il difensore depositi uno specifico mandato rilasciato dall’imputato dopo la pronuncia della sentenza. Questo mandato deve contenere anche la dichiarazione o l’elezione di domicilio ai fini delle notificazioni.

Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
L’inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro a titolo di sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, che in questo caso è stata fissata in 3.000 euro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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