\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Lieve entità negata: il doppio fondo nella bottiglia costa caro

L’Imputato è stato condannato per detenzione di stupefacenti (marijuana, hashish e cocaina) occultati in contenitori con doppio fondo, insieme a un bilancino di precisione. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità, sostenendo l’uso personale e la mancanza di prove sulla vendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la diversità delle sostanze, il numero elevato di dosi (274), l’ingegnoso sistema di occultamento e la presenza di strumenti di confezionamento dimostrano un’attività di spaccio strutturata. Tali elementi escludono categoricamente la lieve entità del fatto, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 38374 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il sequestro di droga e la richiesta di lieve entità

La detenzione di sostanze stupefacenti di vario tipo fa scattare pesanti sanzioni penali. Spesso la difesa tenta di ottenere una riduzione della pena invocando la lieve entità del fatto. Questo tentativo si scontra però con la realtà dei fatti quando gli elementi concreti dimostrano un’attività organizzata. Nel caso in esame, le forze dell’ordine hanno fermato L’Imputato trovandolo in possesso di diverse tipologie di droga. In particolare, l’uomo nascondeva diciannove grammi di marijuana, oltre sessanta grammi di hashish e diciassette dosi di cocaina.

La particolarità del caso risiede nei metodi ingegnosi utilizzati per nascondere la merce. L’Imputato aveva modificato una bottiglia di plastica e un contenitore di deodorante stick per creare dei doppi fondi. All’interno di questi nascondigli erano celate le dosi pronte per lo smercio. Oltre alle sostanze, gli agenti hanno sequestrato un bilancino di precisione e altro materiale utile per il confezionamento. La difesa ha sostenuto che la droga fosse destinata all’uso personale, chiedendo l’applicazione della circostanza attenuante della lieve entità.

I criteri per valutare la lieve entità nello spaccio

La legge penale prevede una riduzione di pena quando l’attività di spaccio presenta una gravità minima. Per concedere il beneficio della lieve entità, i giudici devono valutare globalmente i mezzi usati, le modalità dell’azione e la quantità delle sostanze. La presenza di droghe di diversa natura rappresenta un primo ostacolo per ottenere questa attenuante. La contemporanea detenzione di droghe leggere e droghe pesanti indica infatti canali di approvvigionamento differenziati e una maggiore pericolosità sociale.

Anche le modalità di conservazione e la disponibilità di strumenti per la pesatura incidono sulla decisione. Un semplice consumatore non ha normalmente la necessità di frazionare la sostanza in numerose dosi né di possedere bilancini professionali. La giurisprudenza esclude la lieve entità quando emerge un quadro organizzativo, anche minimo, finalizzato alla distribuzione della droga sul mercato. L’occultamento professionale in contenitori modificati dimostra una pianificazione che supera il concetto di consumo personale o di spaccio occasionale.

Le motivazioni della Cassazione sulla mancata lieve entità

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso dell’imputato confermando la decisione dei gradi precedenti. La sentenza evidenzia che il quantitativo complessivo di droga sequestrata era pari a ben duecentosettantaquattro dosi singole. Questo dato ponderale, cioè il peso della sostanza, risulta del tutto incompatibile con l’ipotesi di un consumo esclusivamente personale o di un piccolo spaccio di lieve entità.

Inoltre, la Suprema Corte ha dato grande rilievo alle abili modalità di occultamento della droga. La creazione di doppi fondi artigianali in oggetti di uso comune richiede una specifica preparazione e l’intenzione di eludere i controlli di polizia. Questo comportamento, unito al frazionamento delle sostanze e al possesso del bilancino, dimostra l’esistenza di un giro d’affari non occasionale. I giudici hanno quindi ritenuto logica e corretta la decisione di negare l’attenuante, poiché l’offesa ai beni protetti dalla legge non poteva considerarsi minima.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso dell’imputato

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore dell’imputato. I motivi di impugnazione sono stati giudicati generici poiché riproducevano le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza contestare efficacemente le risposte dei giudici precedenti. Di conseguenza, la condanna inflitta nei gradi di merito diventa definitiva.

L’Imputato perde definitivamente la causa e deve subire le conseguenze legali della sua condotta. Oltre alla pena principale per il reato di detenzione ai fini di spaccio, la Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. L’Imputato deve anche versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende a causa della manifesta infondatezza del suo ricorso.

Quando si applica la lieve entità nel reato di spaccio?
Si applica quando il fatto è di minima gravità, valutando la quantità e la qualità della droga, i mezzi usati e le modalità dell’azione.

La diversità di droghe esclude l’attenuante della lieve entità?
La detenzione contemporanea di droghe leggere e pesanti rende molto difficile ottenere l’attenuante, poiché indica canali di spaccio più strutturati.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente deve pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati