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Legittimo impedimento a comparire: il malato di Covid vince

Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta di affidamento in prova avanzata da un cittadino libero. Durante l’udienza, il difensore aveva depositato un certificato medico attestante la positività al Covid-19 del condannato, configurando un legittimo impedimento a comparire. Il Tribunale aveva comunque deciso il caso senza rinviare l’udienza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che per il soggetto in stato di libertà il deposito del certificato equivale a una richiesta implicita di essere sentito. Di conseguenza, i giudici avrebbero dovuto valutare l’impedimento e rinviare l’udienza. La Suprema Corte ha quindi annullato l’ordinanza, ordinando un nuovo giudizio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 26545 Anno 2023
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Pubblicato il 9 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il diritto di partecipazione e il legittimo impedimento a comparire

Nel sistema penale italiano, la partecipazione dell’interessato alle udienze che decidono della sua libertà rappresenta un pilastro fondamentale del diritto di difesa. Quando si parla di procedimenti davanti al Tribunale di Sorveglianza, la questione diventa ancora più delicata. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha chiarito come debba essere gestito il legittimo impedimento a comparire del condannato che si trova in stato di libertà. Se il cittadino non può presentarsi in udienza a causa di una malattia documentata, come la positività al virus Covid-19, il giudice non può semplicemente ignorare la sua assenza e procedere oltre.

Il caso concreto e la decisione del Tribunale di Sorveglianza

La vicenda trae origine dalla richiesta di un cittadino, attualmente in stato di libertà, volta a ottenere una misura alternativa alla detenzione, nello specifico l’affidamento in prova al servizio sociale. Il giorno fissato per l’udienza camerale (l’udienza che si svolge a porte chiuse), il difensore del condannato ha depositato una certificazione medica ufficiale. Il documento attestava che l’interessato era risultato positivo al Covid-19 due giorni prima, tramite un test antigenico rapido eseguito da un operatore sanitario autorizzato. Nonostante la chiara documentazione medica, il Tribunale di Sorveglianza ha deciso di procedere ugualmente con la discussione del caso, alla sola presenza del difensore, rigettando infine la richiesta di misura alternativa senza affrontare la questione dell’assenza dell’interessato.

La distinzione tra condannato detenuto e condannato in stato di libertà

Per comprendere la decisione della Suprema Corte, occorre analizzare le regole che disciplinano il procedimento di sorveglianza. La legge prevede che la partecipazione del condannato a queste udienze sia facoltativa. Tuttavia, la giurisprudenza opera una distinzione fondamentale tra chi si trova già in carcere e chi è libero. Il condannato detenuto ha l’onere di richiedere espressamente e preventivamente di voler essere sentito personalmente per dare valore a un suo eventuale impedimento. Al contrario, il condannato in stato di libertà gode di una maggiore autonomia. Egli può decidere di partecipare all’ultimo momento senza preavviso. Di conseguenza, se quest’ultimo presenta un certificato che attesta un ostacolo oggettivo e improvviso, tale atto equivale a una richiesta implicita di voler partecipare e di essere sentito dal giudice.

Le motivazioni della Cassazione sul legittimo impedimento a comparire

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici di legittimità hanno sottolineato che il Tribunale di Sorveglianza ha commesso un grave errore procedurale. La presentazione del certificato medico da parte del difensore costituiva una chiara manifestazione della volontà del condannato di esercitare il proprio diritto di difesa. Di fronte a tale documento, il collegio giudicante non poteva rimanere inerte. I giudici avrebbero dovuto valutare la serietà e la legittimità dell’impedimento addotto e, una volta riscontrata la validità della certificazione per Covid-19, disporre il rinvio dell’udienza a una nuova data. Non averlo fatto ha determinato una nullità assoluta e insanabile dell’intero procedimento, poiché è stato violato il diritto al contraddittorio.

Le conclusioni sul caso del condannato impedito per Covid

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal difensore del condannato. La decisione finale ha disposto l’annullamento dell’ordinanza impugnata con il rinvio degli atti al Tribunale di Sorveglianza di Roma. Un diverso collegio di giudici dovrà ora riesaminare l’istanza di affidamento in prova al servizio sociale, garantendo al cittadino la possibilità di partecipare personalmente all’udienza. Questa sentenza riafferma con forza che le garanzie difensive non possono essere sacrificate in nome della celerità processuale, specialmente quando l’assenza dell’interessato è giustificata da motivi di salute pubblica e personale certificati dalle autorità sanitarie.

Cosa succede se il condannato libero ha il Covid il giorno dell’udienza?
La positività documentata costituisce un legittimo impedimento che equivale alla richiesta di essere sentito, imponendo il rinvio dell’udienza.

Qual è la differenza tra condannato detenuto e libero in udienza di sorveglianza?
Il detenuto deve chiedere espressamente di essere sentito, mentre per il libero la presentazione di un impedimento documentato vale come richiesta automatica.

Cosa comporta la mancata valutazione dell’impedimento da parte del giudice?
Comporta la nullità assoluta e insanabile dell’udienza e del provvedimento finale, che dovrà essere annullato e rifatto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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