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Inutilizzabilità delle dichiarazioni: annullata la condanna

Il Militare, accusato di sabotaggio pluriaggravato ai danni di una nave militare, era stato condannato a otto anni di reclusione. L’accusa si basava principalmente su una dichiarazione spontanea resa dal Militare ai Carabinieri durante una perquisizione per un altro caso. In quell’occasione, egli aveva rivelato dettagli sul guasto della nave che solo il colpevole poteva conoscere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Militare, stabilendo l’inutilizzabilità delle dichiarazioni riferite dai Carabinieri. Secondo la Corte, l’articolo 62 del codice di procedura penale vieta la testimonianza indiretta della polizia giudiziaria sulle parole dette dall’indagato durante le indagini. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 31558 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del sabotaggio a bordo della nave militare

La vicenda nasce dal danneggiamento di una nave militare pronta a salpare per una missione. Qualcuno si era introdotto nella sala macchine, aveva svitato i bulloni di un riduttore e vi aveva gettato dentro corpi estranei per bloccare i motori. Le indagini si erano subito concentrate sui tecnici in servizio quella notte. Tra questi, Il Militare era stato ritenuto l’unico responsabile del sabotaggio. La condanna in appello a otto anni di reclusione si fondava su indizi precisi. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato lo scenario concentrandosi sulla inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dal Militare durante una perquisizione.

Le parole dell’indagato e la trappola della chiave inglese

Durante una perquisizione domiciliare per un sospetto caso di droga, gli agenti avevano trovato una chiave inglese nell’armadietto del Militare. In quel momento, l’indagato aveva affermato che quell’attrezzo non poteva servire a svitare lo sportello del riduttore della nave perché non era della misura adatta. Questa affermazione spontanea conteneva un dettaglio tecnico che solo chi aveva compiuto il sabotaggio poteva conoscere. I giudici di merito avevano utilizzato questa testimonianza indiretta dei Carabinieri come prova regina per confermare la colpevolezza. La difesa ha però contestato questo passaggio, ritenendo che le parole del Militare non potessero entrare nel processo in questo modo. L’imputato non era stato avvisato dei suoi diritti e non era assistito da un difensore durante quel colloquio informale con le forze dell’ordine.

Il divieto di testimonianza indiretta della polizia giudiziaria

Il codice di procedura penale protegge il diritto di difesa dell’indagato con regole molto rigide. Gli agenti di polizia non possono riferire in tribunale le dichiarazioni che l’indagato ha rilasciato durante le indagini. Queste dichiarazioni devono essere registrate per iscritto in un verbale formale firmato dall’interessato. Se manca questo documento, la legge vieta a chiunque di testimoniare su quanto detto a voce dall’indagato. Questo divieto serve a evitare che la polizia aggiri le garanzie difensive attraverso colloqui informali o trappole investigative durante le perquisizioni. La tutela del silenzio e la presenza di un difensore sono pilastri fondamentali che non possono essere aggirati con semplici chiacchierate confidenziali.

Le motivazioni della sentenza sull’inutilizzabilità delle dichiarazioni

La Corte di Cassazione ha chiarito che il divieto di testimonianza indiretta si applica a tutte le dichiarazioni rese dall’indagato alla polizia giudiziaria. Non rileva il fatto che la perquisizione riguardasse un reato diverso, come il possesso di sostanze stupefacenti. Gli agenti che hanno eseguito la perquisizione erano comunque soggetti qualificati appartenenti alla polizia giudiziaria. Essi non potevano raccogliere confidenze informali sul sabotaggio senza attivare le garanzie previste dalla legge. La Suprema Corte ha ribadito che le parole dell’indagato possono entrare nel processo solo attraverso i verbali ufficiali. Di conseguenza, la testimonianza dei Carabinieri su quanto riferito dal Militare è colpita da inutilizzabilità delle dichiarazioni. Questo elemento probatorio non poteva essere utilizzato per fondare la condanna, poiché l’elusione delle regole procedurali inficia l’intero impianto accusatorio costruito dai giudici di merito.

Le conclusioni della Cassazione sul nuovo processo

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso del Militare e hanno annullato la sentenza di condanna. La Corte ha stabilito che il processo deve essere rifatto davanti a una diversa sezione della Corte militare d’appello. Nel nuovo giudizio, i giudici dovranno valutare la colpevolezza del Militare senza tenere conto delle dichiarazioni rese durante la perquisizione. Questa decisione riafferma l’importanza delle regole procedurali come garanzia di un giusto processo. La tutela dei diritti dell’indagato prevale sulla ricerca della verità a ogni costo, impedendo l’uso di prove acquisite in violazione della legge. Il nuovo processo dovrà quindi basarsi esclusivamente sugli altri indizi rimasti, depurati dalle parole inutilizzabili del Militare.

La polizia può riferire in tribunale le parole dette dall’indagato durante una perquisizione?
No, la legge vieta alla polizia giudiziaria di testimoniare sulle dichiarazioni rese dall’indagato nel corso delle indagini senza un verbale scritto.

Cosa succede se una prova viene acquisita violando le regole del codice di procedura?
La prova è colpita da inutilizzabilità e il giudice non può tenerne conto per decidere sulla colpevolezza o sull’innocenza dell’imputato.

Il divieto di testimonianza si applica anche se le dichiarazioni riguardano un reato diverso da quello per cui si indaga?
Sì, il divieto si applica a qualsiasi dichiarazione resa dall’indagato alla polizia giudiziaria, indipendentemente dal reato per cui sono in corso gli accertamenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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