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Inosservanza dell’ordine di espulsione: niente scuse per il Covid

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno straniero condannato a 20.000 euro di ammenda per l’inosservanza dell’ordine di espulsione emesso dai Prefetti di Pisa e La Spezia. La difesa sosteneva che il mancato allontanamento fosse giustificato dalle restrizioni di movimento legate alla pandemia da Covid-19, configurando un’impossibilità oggettiva. I giudici hanno respinto la tesi, rilevando che le limitazioni sanitarie non erano più in vigore al momento dell’accertamento del reato. La Suprema Corte ha confermato la condanna, escludendo anche la concessione delle attenuanti generiche, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 32000 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inosservanza dell’ordine di espulsione e restrizioni Covid-19

La normativa italiana sull’immigrazione impone regole severe per chi non rispetta i provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale. L’inosservanza dell’ordine di espulsione costituisce un reato penale punito con sanzioni pecuniarie significative. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato un caso singolare in cui un cittadino straniero ha cercato di giustificare il proprio mancato allontanamento invocando le restrizioni alla circolazione imposte durante l’emergenza sanitaria da Covid-19. I giudici hanno chiarito i confini di questa giustificazione, stabilendo un principio fondamentale sulla reale attualità degli impedimenti oggettivi.

Il caso concreto e la difesa dello straniero

La vicenda nasce dalla condanna inflitta dal Giudice di Pace nei confronti di un cittadino straniero. L’uomo era stato sanzionato con un’ammenda (la pena pecuniaria prevista per i reati minori) di ventimila euro. L’accusa contestava la violazione delle norme del Testo Unico sull’Immigrazione, in particolare il mancato rispetto di due distinti provvedimenti di allontanamento emessi dalle autorità di Pisa e La Spezia.

La difesa del condannato ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte, sostenendo che il proprio assistito si fosse trovato nell’impossibilità oggettiva di adempiere ai provvedimenti. Secondo la tesi difensiva, le severe limitazioni alla libertà di movimento introdotte dal governo per contrastare la diffusione del coronavirus avrebbero impedito materialmente allo straniero di lasciare il territorio italiano. Di conseguenza, tale situazione avrebbe dovuto agire come scriminante (una causa di giustificazione che esclude la punibilità di un fatto penalmente rilevante).

Quando la pandemia non giustifica l’inosservanza dell’ordine di espulsione

La tesi della difesa si scontrava tuttavia con un elemento temporale decisivo. Il reato era stato accertato nel mese di novembre del duemilaventuno. In quel periodo storico, sebbene fossero ancora attive alcune misure di monitoraggio, le restrizioni generalizzate agli spostamenti e i blocchi totali della circolazione erano ormai superati.

La giurisprudenza richiede che l’impossibilità di adempiere a un ordine dell’autorità sia reale, assoluta e soprattutto contemporanea al momento in cui l’azione viene richiesta. Non è possibile invocare difficoltà passate o future per giustificare un comportamento illecito attuale. L’inosservanza dell’ordine di espulsione non può quindi essere scusata da eventi pandemici che, al momento del controllo delle forze dell’ordine, non impedivano più concretamente i viaggi o i rimpatri.

Le motivazioni della Cassazione sul rigetto del ricorso

I giudici della settima sezione penale hanno ritenuto i motivi di ricorso manifestamente infondati e generici. Nelle motivazioni della sentenza, la Corte ha evidenziato come la difesa pretendesse di applicare una causa di giustificazione basata su circostanze non più attuali al momento dell’accertamento del reato. Le restrizioni sanitarie non potevano più rappresentare un ostacolo insormontabile nel tardo duemilaventuno.

Inoltre, la Cassazione ha respinto le contestazioni relative al trattamento sanzionatorio e al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche (particolari riduzioni di pena concesse dal giudice valutando positivamente la condotta del reo). I giudici di legittimità hanno confermato che il Giudice di Pace aveva motivato in modo logico e coerente il diniego di tali benefici, rendendo la decisione incensurabile in sede di legittimità.

Le conclusioni della Suprema Corte e gli effetti pratici

La decisione si è conclusa con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questo verdetto comporta la perdita definitiva di ogni possibilità di riforma della sentenza di primo grado. Lo straniero perde la causa in modo definitivo e deve subire tutte le conseguenze legali ed economiche stabilite dai giudici.

Oltre a dover pagare l’ammenda originaria di ventimila euro, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. La Corte ha inoltre applicato una sanzione pecuniaria aggiuntiva di tremila euro in favore della cassa delle ammende, come previsto dalla legge per chi presenta ricorsi palesemente infondati. Questa pronuncia ribadisce la necessità di dimostrare impedimenti reali e attuali per evitare le sanzioni legate all’immigrazione irregolare.

Le restrizioni per il Covid-19 possono giustificare il mancato allontanamento dall’Italia?
Le restrizioni sanitarie possono giustificare il mancato allontanamento solo se erano effettivamente in vigore e insormontabili al momento dell’accertamento della violazione.

Cosa rischia chi non rispetta un provvedimento di espulsione del Prefetto?
Il mancato rispetto dell’ordine comporta una condanna penale con una sanzione pecuniaria sotto forma di ammenda che può raggiungere cifre molto elevate.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione ritenuto inammissibile?
Il ricorrente perde definitivamente la causa, deve pagare le spese processuali e rischia una sanzione pecuniaria aggiuntiva da versare alla cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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