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Indebita percezione di erogazioni pubbliche: salvo il lavoratore

Il Pubblico Ministero ha impugnato l’annullamento del sequestro preventivo di denaro nei confronti di un Lavoratore Socialmente Utile, accusato di aver percepito somme per ore mai lavorate. Il Tribunale del Riesame aveva escluso la truffa a causa del caos organizzativo del Comune e della mancanza di prove di falsificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che, per contestare il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, le somme indebitamente ricevute per singola condotta devono superare la soglia di legge. Sotto tale limite, si configura solo un illecito amministrativo e non un reato. Vince il Lavoratore, che ottiene la restituzione definitiva delle somme sequestrate.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 25159 Anno 2023
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del lavoratore e l’accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche

Il Pubblico Ministero ha contestato a un Lavoratore Socialmente Utile il reato di truffa aggravata e quello di indebita percezione di erogazioni pubbliche (la ricezione illecita di denaro dello Stato). L’accusa sosteneva che l’uomo avesse ricevuto pagamenti dal Comune per ore di lavoro mai effettivamente prestate. Sulla base di questa accusa, il Giudice per le indagini preliminari aveva disposto il sequestro preventivo (il blocco temporaneo dei beni) delle somme di denaro equivalenti al presunto profitto illecito. Il Lavoratore ha proposto riesame contro questo provvedimento. Il Tribunale del Riesame ha accolto la richiesta del Lavoratore e ha annullato il sequestro. I giudici hanno rilevato una totale assenza di prove circa l’esistenza di un piano truffaldino organizzato. Il Pubblico Ministero ha quindi presentato ricorso in Cassazione per ottenere nuovamente il ripristino del sequestro sui conti del Lavoratore.

Il caos amministrativo esclude il reato di truffa

Le indagini svolte all’interno del Comune hanno rivelato una situazione di profonda disorganizzazione. L’amministrazione comunale gestiva i lavoratori socialmente utili senza regolamenti chiari e senza delibere formali. I controlli sulle presenze erano inesistenti o del tutto inefficaci. I responsabili degli uffici si affidavano a comunicazioni verbali per attestare lo svolgimento delle attività lavorative. Questa grave approssimazione amministrativa impedisce di dimostrare un accordo fraudolento tra i dipendenti e i dirigenti. Inoltre, l’analisi dei cartellini delle presenze ha smentito la tesi dell’accusa. In alcuni mesi il Lavoratore ha ricevuto somme superiori rispetto alle ore registrate. In altri periodi, invece, l’amministrazione ha pagato al Lavoratore importi di molto inferiori rispetto alle ore effettivamente prestate. Questa compensazione spontanea esclude la presenza di un sistema mirato a ingannare l’ente pubblico.

Le motivazioni della sentenza sull’indebita percezione di erogazioni pubbliche

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame e ha respinto il ricorso della pubblica accusa. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso contro i sequestri è ammissibile solo per violazione di legge (l’applicazione errata di una norma giuridica). Il Pubblico Ministero non può chiedere alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti o delle prove già esaminate nei gradi precedenti. Inoltre, la Suprema Corte ha affrontato il tema della soglia di punibilità (il limite economico che separa il reato dall’illecito amministrativo) per il delitto di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La legge stabilisce che il fatto costituisce reato solo se la somma indebitamente percepita supera la soglia di quattromila euro. Nel caso specifico, le somme mensili erogate dall’Inps erano ampiamente inferiori a questo limite di legge.

Le conclusioni sul caso del sequestro annullato

La Cassazione ha stabilito che non è possibile sommare le diverse percezioni mensili per superare artificialmente la soglia penale. Ogni singola condotta percettiva deve essere considerata in modo autonomo. Poiché i singoli pagamenti mensili non superavano il limite di legge, la condotta del Lavoratore non integra un reato ma al massimo un illecito amministrativo. L’illecito amministrativo non consente l’applicazione di misure cautelari reali (i sequestri di beni nel corso delle indagini penali). Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. Il Lavoratore vince definitivamente la causa e ottiene la restituzione immediata di tutte le somme di denaro che erano state precedentemente bloccate dall’autorità giudiziaria.

Quando scatta il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche?
Il reato si configura solo se la somma indebitamente percepita supera la soglia stabilita dalla legge di circa quattromila euro per singola condotta.

Cosa succede se la somma percepita è inferiore alla soglia di legge?
Se l’importo ottenuto è inferiore alla soglia di legge il fatto non costituisce reato ma integra unicamente un illecito amministrativo.

Si possono sommare diverse riscossioni per superare la soglia penale?
No, ogni singola riscossione deve essere valutata autonomamente e non è possibile sommare più contributi diversi per raggiungere la soglia del reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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