Inammissibilità Ricorso Sorveglianza: Quando la Condotta Pregressa Sbarra la Strada alle Misure Alternative
La recente ordinanza della Corte di Cassazione, Sez. 7, n. 32543 del 2024, offre un chiaro esempio di come la valutazione complessiva del percorso di un detenuto sia fondamentale per la concessione di misure alternative alla detenzione. Il caso in esame riguarda un ricorso dichiarato inammissibile, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva negato la detenzione domiciliare e la semilibertà. Questa pronuncia ribadisce principi consolidati in materia di esecuzione della pena, sottolineando come l’inammissibilità del ricorso sorveglianza scatti quando le censure si limitano a proporre una diversa lettura dei fatti.
I Fatti del Caso
Un detenuto, con una pena residua di due anni e sei mesi da scontare, presentava un’istanza al Tribunale di Sorveglianza di Catania per ottenere la detenzione domiciliare o, in subordine, la semilibertà. Il Tribunale rigettava la richiesta, basando la sua decisione su una valutazione complessiva della personalità e della storia del soggetto.
Contro questa decisione, il detenuto proponeva ricorso per Cassazione, lamentando una violazione di legge e un vizio di motivazione. In particolare, la difesa sosteneva che il Tribunale avesse errato nella valutazione dei precedenti penali e della condotta tenuta durante la detenzione.
La Valutazione e l’Inammissibilità del Ricorso Sorveglianza
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. Gli Ermellini hanno evidenziato come il Tribunale di Sorveglianza avesse correttamente fondato il proprio diniego su una serie di elementi concreti e gravi:
- Numerosi e gravi precedenti penali: Il passato criminale del soggetto è stato considerato un indicatore negativo.
- Carichi pendenti e informative di polizia: Sono state prese in considerazione anche le informative delle forze dell’ordine, che segnalavano rapporti conflittuali con l’ex convivente.
- Condotta intramuraria negativa: Un elemento chiave è stata la pessima condotta tenuta in carcere, in particolare il possesso di uno smartphone. La Corte ha precisato che, ai fini della valutazione della pericolosità sociale, è irrilevante che il procedimento penale per tale reato fosse ancora in corso.
Secondo la Cassazione, la motivazione del provvedimento impugnato era adeguata e coerente, avendo illustrato in modo esauriente le ragioni del rigetto. Il ricorso, invece, si limitava a sollecitare una diversa e alternativa lettura degli stessi elementi, un’operazione non consentita in sede di legittimità, dove il giudizio è sulla corretta applicazione della legge e non sulla ricostruzione dei fatti.
Le Motivazioni della Cassazione
Le motivazioni della Corte Suprema si concentrano sul perimetro del giudizio di legittimità. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito (in questo caso, il Tribunale di Sorveglianza), a meno che la motivazione di quest’ultimo non sia palesemente illogica, contraddittoria o carente. Nel caso di specie, il Tribunale aveva costruito un quadro completo e coerente della personalità del detenuto, da cui emergeva un giudizio di non affidabilità per la concessione di benefici penitenziari. La doglianza del ricorrente, che mirava a una riconsiderazione favorevole della sua condotta e dei suoi precedenti, è stata giudicata come un tentativo di ottenere un nuovo giudizio di fatto, precluso davanti alla Corte di Cassazione.
Conclusioni
La declaratoria di inammissibilità ha comportato due conseguenze dirette per il ricorrente. In primo luogo, la condanna al pagamento delle spese processuali. In secondo luogo, poiché non sono emersi elementi per escludere la colpa nella proposizione di un ricorso palesemente infondato, è stato condannato al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa ordinanza rafforza il principio secondo cui l’accesso alle misure alternative non è un diritto automatico, ma è subordinato a una rigorosa valutazione della personalità del condannato, del suo percorso carcerario e dei suoi precedenti, e che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato come un terzo grado di giudizio per contestare l’apprezzamento dei fatti operato dai giudici di merito.
Perché il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare violazioni di legge, tentava di ottenere una nuova e diversa valutazione dei fatti già esaminati dal Tribunale di Sorveglianza. Questo tipo di riesame nel merito non è consentito davanti alla Corte di Cassazione.
Quali elementi ha considerato il Tribunale per negare le misure alternative?
Il Tribunale ha basato la sua decisione su una valutazione complessiva che includeva i numerosi e gravi precedenti penali, i carichi pendenti, le informative di polizia su rapporti conflittuali con l’ex partner e, in particolare, la pessima condotta tenuta in carcere, come il possesso di uno smartphone.
Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in assenza di elementi che escludano la sua colpa, al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende. In questo caso, la somma è stata fissata in tremila euro.