\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Inammissibilità Ricorso Penale: Quando l’Appello Non Basta

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità ricorso penale presentato da tre imputati, condannati in appello per reati tra cui il furto. Il Primo Imputato aveva rinunciato ai motivi di appello in sede di concordato. Il Secondo Imputato contestava la pena per reato continuato e il mancato riconoscimento di attenuanti, ma la Corte ha ritenuto la motivazione esaustiva. Il Terzo Imputato lamentava vizi di motivazione sul furto di un’auto, ma la Cassazione ha ribadito che il reato si consuma anche se la refurtiva viene abbandonata. Tutti i ricorsi sono stati giudicati inammissibili, con condanna alle spese e al versamento di 3000 euro ciascuno alla cassa delle ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 22097 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Corte di Cassazione e l’Inammissibilità del Ricorso Penale

La giustizia penale, con le sue diverse fasi, spesso presenta complessità che possono sorprendere chi non è del mestiere. Una delle situazioni più delicate è l’inammissibilità ricorso penale, ovvero quando un’impugnazione non può essere nemmeno esaminata nel merito. La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha chiarito importanti aspetti su questo tema, analizzando i ricorsi di tre imputati condannati per reati, tra cui il furto. Questa decisione offre spunti preziosi per comprendere i limiti e le condizioni per presentare un ricorso valido.

Il Fatto: Tre Imputati e il Giudizio d’Appello

La vicenda riguarda tre individui, che chiameremo Il Primo Imputato, Il Secondo Imputato e Il Terzo Imputato. Essi erano stati condannati in appello dalla Corte di Venezia, a seguito di un giudizio abbreviato che, per alcuni, aveva incluso un “concordato in appello” (un accordo sulla pena). I reati contestati erano diversi, con particolare riferimento al furto per due degli imputati. Insoddisfatti della sentenza di secondo grado, tutti e tre hanno deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, sperando di ottenere un annullamento o una revisione della decisione.

I Ricorsi degli Imputati e le Loro Ragioni

Ciascun imputato ha presentato il proprio ricorso con motivazioni specifiche. Il Primo Imputato ha basato la sua impugnazione su questioni legate alla rinuncia ai motivi di appello e alla rimodulazione della pena, aspetti emersi durante il concordato in appello. Il Secondo Imputato ha contestato la determinazione della pena, in particolare per il reato continuato, e il mancato riconoscimento delle cosiddette “circostanze attenuanti generiche” (elementi che possono ridurre la pena). Il Terzo Imputato, infine, ha sollevato vizi di motivazione riguardanti il furto di un’autovettura, sostenendo che il reato non si fosse pienamente consumato.

L’Inammissibilità Ricorso Penale del Primo Imputato

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità ricorso penale presentato dal Primo Imputato. La ragione principale risiede nel fatto che la sentenza d’appello era stata pronunciata a seguito di un “concordato in appello”, come previsto dall’articolo 599-bis del Codice di Procedura Penale. In questi casi, se l’imputato ha rinunciato ai motivi di appello, il giudice di secondo grado non ha l’obbligo di motivare sul mancato proscioglimento o sull’assenza di vizi procedurali. Di conseguenza, il ricorso in Cassazione non poteva essere accolto, essendo basato su doglianze già rinunciate o non più sindacabili.

Il Caso del Secondo Imputato e l’Inammissibilità Ricorso Penale

Anche il ricorso del Secondo Imputato è stato dichiarato inammissibile. Le sue contestazioni riguardavano il merito del trattamento sanzionatorio, cioè la quantità della pena inflitta e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che la motivazione della sentenza d’appello fosse già esaustiva. I giudici di secondo grado avevano infatti sottolineato la “capacità a delinquere” dell’imputato e il suo “spiccato protagonismo” nell’attività criminosa, elementi che giustificavano la pena e l’esclusione delle attenuanti. La Cassazione ha ribadito che non è possibile riesaminare il merito della pena se la motivazione è logica e completa.

Il Terzo Imputato e la Consumazione del Furto

Per il Terzo Imputato, l’inammissibilità ricorso penale è derivata dalla genericità delle sue censure e dalla loro natura fattuale. Egli aveva reiterato argomentazioni già respinte in appello, in particolare riguardo al furto di un’autovettura. La Cassazione ha colto l’occasione per ribadire un principio fondamentale: il reato di furto si considera consumato nel momento in cui la cosa viene sottratta al possessore e l’agente se ne impossessa, anche per un breve periodo. Non importa se l’agente è poi costretto ad abbandonare la refurtiva per motivi estranei alla vigilanza del proprietario. Nel caso specifico, l’auto era stata spostata, anche se solo di pochi metri, con l’intento di trafugamento definitivo, il che era sufficiente per configurare il furto.

Le motivazioni: Perché i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili

La Corte di Cassazione ha motivato l’inammissibilità ricorso penale per tutti e tre gli imputati basandosi su principi consolidati. Per il Primo Imputato, la chiave è stata la natura del “concordato in appello” e la rinuncia ai motivi. Per il Secondo Imputato, le doglianze erano sul merito della pena, già adeguatamente motivate dalla Corte d’Appello. Per il Terzo Imputato, le censure erano generiche e non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata, oltre a riguardare la corretta applicazione del principio sulla consumazione del furto. In sintesi, i ricorsi non presentavano vizi di diritto o di motivazione tali da giustificare un intervento della Cassazione, ma tentavano di rimettere in discussione valutazioni di fatto o questioni procedurali già definite.

Le conclusioni: L’esito finale e le sue conseguenze sull’inammissibilità ricorso penale

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati dai tre imputati. Questa decisione implica che le sentenze di condanna emesse dalla Corte d’Appello di Venezia sono diventate definitive. Oltre a non ottenere alcun beneficio dalla loro impugnazione, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali. Inoltre, ciascuno di loro dovrà versare una somma di 3.000,00 euro a favore della cassa delle ammende. Questo accade quando l’inammissibilità dei motivi di impugnazione è evidente e non si può escludere una colpa dei ricorrenti nella presentazione di ricorsi manifestamente infondati o non conformi ai requisiti di legge.

Cosa significa inammissibilità di un ricorso penale?
Significa che il ricorso non può essere esaminato nel merito dal giudice perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.

Un ricorso basato sul concordato in appello può essere dichiarato inammissibile?
Sì, se l’imputato ha rinunciato a specifici motivi di appello in sede di concordato, non può poi riproporli in Cassazione.

Quando si considera consumato il reato di furto?
Il reato di furto si considera consumato quando la cosa viene sottratta al possessore e l’agente se ne impossessa, anche per un breve periodo e anche se poi la refurtiva viene abbandonata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati