Inammissibilità ricorso: i limiti alle impugnazioni in fase esecutiva
L’inammissibilità ricorso costituisce un pilastro fondamentale della procedura penale, volto a garantire l’efficienza del sistema giudiziario evitando l’esame di istanze prive dei presupposti di legge. Quando un provvedimento non è espressamente dichiarato impugnabile dall’ordinamento, ogni tentativo di contestazione dinanzi alla Suprema Corte è destinato al rigetto immediato.
Il caso oggetto di esame
La vicenda trae origine da un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Bari, operante come giudice dell’esecuzione. Il magistrato aveva rilevato la propria incompetenza a decidere sulla concessione di benefici penitenziari richiesti da un condannato. Nello specifico, il giudice aveva ritenuto che, previa scissione del cumulo delle pene, la competenza spettasse al Magistrato del Tribunale di sorveglianza, trasmettendo a quest’ultimo gli atti necessari.
La decisione della Corte di Cassazione
I giudici di legittimità hanno analizzato la natura del provvedimento impugnato, concludendo per la sua totale non impugnabilità. Il ricorso è stato dunque dichiarato inammissibile de plano, ovvero senza necessità di approfondimento nel merito, applicando rigorosamente le norme del codice di procedura penale che regolano i casi di rigetto immediato delle impugnazioni non consentite.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura dell’atto contestato. Secondo gli Ermellini, l’ordinanza con cui il giudice dell’esecuzione trasmette gli atti al Magistrato di sorveglianza per competenza non rientra nel novero dei provvedimenti contro i quali è ammesso il ricorso per cassazione. L’inammissibilità ricorso deriva direttamente dal combinato disposto degli articoli 591 e 610 del codice di procedura penale. La Corte ha inoltre ravvisato profili di colpa nella presentazione di un’impugnazione palesemente contraria al dettato normativo, giustificando così l’applicazione di una sanzione pecuniaria equitativamente determinata in tremila euro in favore della Cassa delle ammende, in linea con i principi espressi dalla giurisprudenza costituzionale.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza ribadisce che non ogni atto giudiziario può essere oggetto di ricorso in Cassazione. La corretta individuazione della natura del provvedimento e della sua impugnabilità è essenziale per evitare condanne pecuniarie gravose. La decisione conferma la linea di rigore contro i ricorsi esplorativi o manifestamente infondati in materia di esecuzione penale, sottolineando come la trasmissione degli atti tra uffici giudiziari per ragioni di competenza non leda i diritti del condannato, il quale potrà far valere le proprie ragioni dinanzi al giudice correttamente individuato.
Cosa accade se si presenta un ricorso contro un atto non impugnabile?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Quale giudice decide sui benefici penitenziari dopo la scissione del cumulo?
La competenza spetta al Magistrato di sorveglianza territorialmente competente, al quale il giudice dell’esecuzione deve trasmettere gli atti.
A quanto ammonta la sanzione per un ricorso inammissibile?
La sanzione in favore della Cassa delle ammende è determinata equitativamente dal giudice; nel caso analizzato è stata quantificata in tremila euro.