Inammissibilità Ricorso: la Cassazione Conferma la Decisione del Giudice
L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di inammissibilità del ricorso per Cassazione, delineando i confini del sindacato di legittimità sulle decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte, con una pronuncia sintetica ma incisiva, ha rigettato le doglianze di un imputato, confermando la decisione della Corte d’Appello e chiarendo principi fondamentali in materia di messa alla prova e formulazione dei motivi di appello. Analizziamo nel dettaglio la vicenda processuale e le ragioni giuridiche alla base della decisione.
I Fatti del Caso
Un soggetto proponeva ricorso per Cassazione avverso una sentenza della Corte d’Appello di Roma. Le censure mosse dal ricorrente si concentravano principalmente su due aspetti: in primo luogo, il diniego della concessione del beneficio della sospensione del procedimento con messa alla prova, ai sensi dell’art. 168 bis del codice penale; in secondo luogo, una presunta errata qualificazione giuridica del fatto, con riferimento alla mancata applicazione dell’ipotesi di lieve entità prevista dal comma 5 dell’art. 73 del D.P.R. 309/90 in materia di stupefacenti.
Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avessero errato nel valutare i presupposti per l’applicazione della messa alla prova e nel definire il trattamento sanzionatorio.
La Decisione della Corte e l’Inammissibilità del Ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. Questa decisione non è entrata nel merito delle questioni sollevate, ma si è fermata a una valutazione preliminare, riscontrando l’assenza dei presupposti per un giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale in caso di inammissibilità del ricorso.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte ha basato la sua decisione su due distinte argomentazioni, una per ciascun motivo di ricorso.
Il Potere Discrezionale sul Diniego della Messa alla Prova
Riguardo al primo punto, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato: la concessione della messa alla prova non è un diritto dell’imputato, ma è rimessa al potere discrezionale del giudice. Tale potere si esercita attraverso un giudizio prognostico sull’efficacia riabilitativa e dissuasiva del programma di trattamento proposto. Nel caso di specie, sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano escluso la concessione del beneficio, motivando adeguatamente la loro decisione sulla base di un indice negativo specifico: la capacità criminale dell’imputato. Poiché la motivazione era presente e logicamente coerente, la Corte di Cassazione, in qualità di giudice di legittimità, non poteva riesaminare tale valutazione, che attiene al merito dei fatti.
La Tardività del Motivo sul Trattamento Sanzionatorio
Sul secondo motivo, relativo alla qualificazione del reato e al trattamento sanzionatorio, la Corte ha rilevato una criticità procedurale insormontabile. L’imputazione contestata all’origine già prevedeva la qualificazione ai sensi del comma 5 dell’art. 73. Per quanto riguarda, invece, la questione specifica del trattamento sanzionatorio, i giudici hanno evidenziato che questo punto non era stato oggetto dei motivi di appello presentati in precedenza. In altre parole, il ricorrente ha tentato di introdurre per la prima volta in Cassazione una doglianza che avrebbe dovuto sollevare nel grado di giudizio precedente. Tale pratica è vietata, rendendo il motivo inammissibile.
Le Conclusioni
L’ordinanza della Corte di Cassazione sottolinea due importanti lezioni pratiche. In primo luogo, il giudizio sulla concessione della messa alla prova è una valutazione di merito ampiamente discrezionale, che può essere censurata in sede di legittimità solo in caso di motivazione assente, manifestamente illogica o contraddittoria. Se i giudici di merito argomentano in modo plausibile le ragioni del diniego, come in questo caso facendo leva sulla capacità criminale, la loro decisione è insindacabile. In secondo luogo, la pronuncia riafferma il principio della devoluzione nei giudizi di impugnazione: i motivi di ricorso per Cassazione non possono riguardare questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. La conseguenza diretta dell’inammissibilità del ricorso è, come stabilito dalla legge, non solo la conferma della decisione impugnata ma anche l’imposizione di una sanzione economica a carico del ricorrente.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il primo motivo, relativo al diniego della messa alla prova, contestava una decisione discrezionale e adeguatamente motivata del giudice di merito, non sindacabile in Cassazione. Il secondo motivo, relativo al trattamento sanzionatorio, introduceva una questione non sollevata nei precedenti motivi di appello.
La decisione di negare la messa alla prova può essere contestata in Cassazione?
Sì, ma solo se la motivazione del giudice di merito è inesistente, manifestamente illogica o contraddittoria. La Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice che ha esaminato i fatti, se quest’ultimo ha fornito una giustificazione plausibile, come in questo caso, basata sulla capacità criminale dell’imputato.
Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
In base all’art. 616 del codice di procedura penale, la dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma in denaro in favore della cassa delle ammende. In questo caso specifico, la somma è stata determinata in 3.000,00 euro.