Inammissibilità Ricorso: Quando la Cassazione non Entra nel Merito
L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sui limiti del giudizio di legittimità, ribadendo i criteri che portano alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questo provvedimento sottolinea come non tutte le doglianze possano trovare accoglimento in sede di Cassazione, specialmente quelle che riguardano la valutazione dei fatti o la discrezionalità del giudice di merito. Analizziamo nel dettaglio la decisione e le sue implicazioni.
Il Caso in Esame: Un Appello Respinto in Partenza
Un imputato, condannato dalla Corte d’Appello, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando tre aspetti principali: la sua responsabilità penale, l’eccessività della pena inflitta e la mancata applicazione di alcune circostanze attenuanti. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato in toto le sue richieste, dichiarando il ricorso inammissibile.
I Motivi del Ricorso e l’Inammissibilità
L’imputato ha basato il suo ricorso su tre pilastri, ognuno dei quali è stato smontato dalla Corte per ragioni procedurali e di merito consolidate nella giurisprudenza.
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Contestazione della Responsabilità Penale: Il primo motivo, con cui si negava la colpevolezza, è stato dichiarato inammissibile perché l’imputato vi aveva rinunciato nel precedente grado di giudizio (l’appello). La legge processuale penale (art. 606, comma 3, c.p.p.) è chiara: un motivo non dedotto o rinunciato in appello non può essere magicamente riproposto in Cassazione.
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Eccessività della Pena: La seconda doglianza riguardava la presunta eccessività della sanzione. Anche su questo punto, la Corte ha ribadito un principio fondamentale: la determinazione della pena è un’attività che rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Quest’ultimo, nel rispetto dei criteri fissati dagli articoli 132 e 133 del codice penale, è l’unico a poter calibrare la sanzione in base alla gravità del reato e alla personalità dell’imputato. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione, a meno che la motivazione del giudice di merito sia palesemente illogica o assente. L’uso di espressioni come “pena congrua” è ritenuto sufficiente a giustificare la decisione.
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Mancata Applicazione delle Attenuanti: L’ultimo motivo, relativo al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e di quella specifica del risarcimento del danno (art. 62, n. 6, c.p.), è stato giudicato manifestamente infondato. Le attenuanti generiche erano già state concesse in primo grado in misura prevalente sulle aggravanti. L’attenuante del risarcimento, invece, era stata motivatamente negata poiché l’importo offerto alla persona offesa era stato ritenuto “ridotto e incongruo”, quindi non idoneo a integrare una reale volontà riparatoria.
Le Motivazioni della Suprema Corte sull’Inammissibilità Ricorso
Le motivazioni della Corte si fondano su principi cardine del nostro sistema processuale. L’ordinanza evidenzia una netta distinzione tra il giudizio di merito, dove si accertano i fatti e si valuta la congruità della pena, e il giudizio di legittimità, riservato alla Cassazione, che ha il compito di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione. Qualsiasi tentativo di trasformare il ricorso per Cassazione in un terzo grado di merito, volto a ottenere una nuova valutazione dei fatti, è destinato all’insuccesso. La rinuncia a un motivo in appello cristallizza la questione, impedendo che possa essere riesaminata in una fase successiva del processo. Allo stesso modo, la quantificazione della pena, se adeguatamente motivata con richiamo a criteri di congruità, non è sindacabile in sede di legittimità.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia
Questa pronuncia riafferma l’importanza di una corretta strategia difensiva sin dai primi gradi di giudizio. I motivi di appello devono essere formulati con precisione e completezza, poiché ciò che viene omesso o a cui si rinuncia non potrà essere recuperato in Cassazione. La decisione serve da monito: il ricorso alla Suprema Corte non è una terza possibilità per discutere i fatti, ma uno strumento di controllo sulla corretta applicazione delle norme giuridiche. La discrezionalità del giudice di merito nella commisurazione della pena è ampia e può essere censurata solo in caso di vizi logici evidenti, non per una mera divergenza di valutazione. Infine, per ottenere l’attenuante del risarcimento, non basta un gesto simbolico, ma è necessario un ristoro effettivo e congruo del danno causato alla vittima.
È possibile presentare in Cassazione un motivo di ricorso a cui si era rinunciato in appello?
No, la Corte di Cassazione ha ribadito che, in base all’art. 606, comma 3, del codice di procedura penale, un motivo di ricorso rinunciato nel giudizio di appello non può essere dedotto in sede di legittimità.
La Corte di Cassazione può ridurre una pena ritenuta troppo alta dall’imputato?
No, la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito (Tribunale e Corte d’Appello). La Cassazione non può riesaminare questa valutazione, a meno che la motivazione della sentenza impugnata sia manifestamente illogica o del tutto assente.
Perché in questo caso non è stata concessa l’attenuante del risarcimento del danno?
L’attenuante di cui all’art. 62, n. 6, del codice penale è stata negata perché il valore offerto alla persona offesa a titolo di risarcimento è stato ritenuto ‘ridotto e incongruo’ e, pertanto, non sufficiente a dimostrare una reale volontà riparatoria del danno causato.