Inammissibilità Ricorso: Quando la Fragilità Psicologica non Basta
L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre importanti spunti sulla inammissibilità del ricorso per cassazione, specialmente quando i motivi sono generici o ripetitivi. Il caso riguarda due imputati condannati per il reato di incendio doloso in concorso, le cui difese si basavano su una presunta fragilità psicologica e sulla contestazione delle prove, argomenti che la Suprema Corte ha ritenuto non sufficienti a superare il vaglio di ammissibilità.
I Fatti del Processo
La vicenda processuale ha origine dalla condanna in primo grado, confermata dalla Corte di Appello di Torino, nei confronti di due soggetti per il reato di incendio doloso. La responsabilità degli imputati era stata accertata sulla base di dichiarazioni auto ed etero accusatorie, risultanze investigative e intercettazioni telefoniche.
I due imputati hanno proposto ricorso per cassazione, ciascuno con un unico motivo:
- Il primo ricorrente ha lamentato la mancata valutazione della sua “fragilità psicologica”, che a suo dire lo avrebbe indotto a partecipare al crimine in modo incosciente, senza nemmeno comprendere appieno la natura dell’azione. Ha inoltre criticato la motivazione sulla congruità della pena come basata su “mere clausole di stile”.
- Il secondo ricorrente ha contestato l’attendibilità della chiamata in correità di una co-imputata, sostenendo la presenza di contraddizioni e la mancata considerazione di elementi a suo favore, come l’assenza di un movente economico.
L’Inammissibilità del Ricorso e la “Fragilità Psicologica”
La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso del primo imputato, evidenziando come la doglianza sulla fragilità psicologica fosse una semplice riproposizione del motivo d’appello. La Suprema Corte ha richiamato il consolidato principio giurisprudenziale secondo cui gli stati psicologici che non incidono sulla capacità di intendere e di volere sono irrilevanti ai fini dell’imputabilità.
La Corte d’Appello aveva correttamente applicato questo principio, sottolineando che l’imputato, nel compiere materialmente l’azione incendiaria versando liquido infiammabile in un negozio, era pienamente consapevole della gravità del reato e del pericolo creato per gli occupanti degli appartamenti soprastanti. Il ricorso, non confrontandosi criticamente con tale motivazione, è risultato aspecifico e quindi inammissibile.
La Congruità della Pena
Anche la critica sulla motivazione della pena è stata respinta. La Corte ha chiarito che la decisione non si basava su clausole di stile, ma su elementi concreti emersi nel processo: la gravità del fatto, la personalità dell’imputato (gravato da numerose condanne) e una precedente condanna per evasione, che dimostrava la sua incapacità di conformarsi a sanzioni alternative.
La Valutazione delle Prove e la Genericità del Ricorso
Similmente, il ricorso del secondo imputato è stato dichiarato inammissibile per genericità e aspecificità. La Corte ha rilevato che la sentenza d’appello aveva valutato in modo approfondito e logico la credibilità delle dichiarazioni della co-imputata, riesaminando tutti gli indizi a carico, incluse le intercettazioni telefoniche.
Il ricorrente si era limitato a riproporre le stesse questioni già respinte in appello, senza prendere atto degli argomenti usati dai giudici di merito per confutarle. La Corte ha sottolineato come la sentenza impugnata avesse, al contrario di quanto sostenuto dal ricorrente, chiarito sia il rapporto tra l’imputato e la donna, sia la persistenza del movente economico.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La decisione della Suprema Corte si fonda su un principio cardine del processo penale: il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio nel merito, ma un controllo di legittimità sulla corretta applicazione della legge e sulla logicità della motivazione. I ricorsi che si limitano a ripetere le argomentazioni già esaminate e respinte nei gradi precedenti, senza individuare vizi specifici nella sentenza impugnata, sono destinati all’inammissibilità.
In questo caso, entrambi i ricorsi sono stati giudicati “manifestamente infondati” perché non si sono confrontati criticamente con le ampie e coerenti motivazioni della Corte d’Appello. Quest’ultima aveva analizzato dettagliatamente ogni aspetto: dalla capacità di intendere e volere del primo imputato, alla credibilità della co-imputata e al movente del secondo, fornendo una giustificazione logica e completa per la condanna e per il trattamento sanzionatorio applicato.
Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce l’importanza di redigere ricorsi per cassazione specifici e puntuali, che non si limitino a una generica lamentela. La difesa deve individuare e argomentare con precisione i vizi di legittimità della decisione impugnata. La presunta “fragilità psicologica”, se non si traduce in un vizio di mente che esclude o diminuisce l’imputabilità, non può essere invocata come scusante. Allo stesso modo, la contestazione delle prove deve basarsi sulla dimostrazione di un’illogicità manifesta nella motivazione del giudice, e non su una diversa, ma plausibile, lettura degli elementi probatori.
Una “fragilità psicologica” può escludere la responsabilità per un reato?
No, secondo la sentenza, uno stato di “fragilità psicologica” che non incide sulla capacità di intendere e di volere della persona è irrilevante ai fini dell’imputabilità e quindi non esclude la responsabilità penale.
Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso può essere dichiarato inammissibile se è manifestamente infondato, cioè quando i motivi sono generici, si limitano a ripetere argomenti già respinti nei gradi precedenti e non si confrontano criticamente con le specifiche ragioni della decisione impugnata.
Come viene valutata dalla Corte la congruità della pena?
La Corte valuta la congruità della pena non con formule generiche, ma basandosi su elementi concreti come la gravità del fatto, la personalità dell’imputato, i suoi precedenti penali e la sua capacità di conformarsi a eventuali sanzioni alternative.