Inammissibilità Ricorso per Cassazione: Analisi di una Recente Ordinanza
L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre importanti chiarimenti procedurali, ribadendo i rigidi paletti che regolano l’accesso al giudizio di legittimità. La vicenda riguarda un ricorso avverso una condanna per riciclaggio, ma la vera lezione del provvedimento risiede nelle ragioni che hanno portato alla sua declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione. Questo caso sottolinea l’importanza cruciale di una corretta impostazione dei motivi di appello e del rispetto dei termini perentori.
I Fatti del Processo
Un soggetto, condannato in secondo grado dalla Corte d’Appello per il reato di riciclaggio previsto dall’art. 648-bis del codice penale, ha proposto ricorso per cassazione. I motivi alla base dell’impugnazione erano principalmente due:
- Una presunta violazione di legge e vizio di motivazione, in quanto, a dire del ricorrente, le risultanze processuali avrebbero dimostrato la sua partecipazione al reato presupposto, circostanza che escluderebbe la configurabilità del riciclaggio.
- Una contestazione relativa al mancato assorbimento del reato di contraffazione di impronte di una pubblica autenticazione (art. 469 c.p.) in quello, più grave, di riciclaggio.
Inoltre, la difesa aveva depositato una memoria a ridosso dell’udienza, nel tentativo di supportare ulteriormente le proprie tesi.
L’inammissibilità ricorso per cassazione secondo la Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile sulla base di argomentazioni nette e proceduralmente ineccepibili, analizzando separatamente ciascun motivo.
Il Primo Motivo: La Novità della Censura
Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile perché la censura non era mai stata sollevata nel precedente grado di giudizio. L’art. 606, comma 3, del codice di procedura penale stabilisce chiaramente che non possono essere dedotte in Cassazione questioni non prospettate nei motivi di appello. La Corte ha sottolineato che, se il ricorrente avesse ritenuto incompleto o errato il riepilogo dei suoi motivi di appello contenuto nella sentenza impugnata, avrebbe dovuto contestarlo specificamente, cosa che non ha fatto. Si tratta di un’applicazione rigorosa del principio che impedisce di introdurre argomenti nuovi nel giudizio di legittimità.
Il Secondo Motivo: Ripetitività e Concorso di Reati
Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile, ma per una ragione diversa: la sua natura meramente ripetitiva. Il ricorrente si era limitato a riproporre le stesse argomentazioni già esaminate e correttamente disattese dalla Corte d’Appello. La Cassazione ha colto l’occasione per ribadire un importante principio di diritto sostanziale: tra riciclaggio e contraffazione di sigilli può sussistere un concorso formale di reati. Le due fattispecie, infatti, sono diverse sia strutturalmente sia cronologicamente, e non presentano quel rapporto di specialità che giustificherebbe l’assorbimento di un reato nell’altro. La Corte Territoriale aveva fornito una motivazione logica e conforme alla giurisprudenza, rendendo la censura infondata.
La Memoria Tardiva
Infine, la Corte ha specificato di non poter esaminare la memoria difensiva pervenuta, in quanto depositata tardivamente. L’art. 611, comma 1, del codice di procedura penale impone il rispetto di un termine di quindici giorni liberi prima dell’udienza per il deposito di memorie, termine che nel caso di specie non era stato rispettato.
Le Motivazioni della Corte
Le motivazioni della Suprema Corte riaffermano con forza il ruolo del giudizio di cassazione come controllo di legittimità e non come un terzo grado di merito. La decisione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione si basa su due pilastri procedurali: il principio devolutivo, per cui il giudice dell’impugnazione può decidere solo sui punti della decisione specificamente contestati, e il divieto di ‘ius novorum’, che impedisce di sollevare per la prima volta in Cassazione questioni non dibattute in appello. La Corte ha inoltre rafforzato un orientamento giurisprudenziale consolidato sulla distinzione tra il reato di riciclaggio e quello di contraffazione, confermando la loro autonomia e la possibilità di un concorso tra essi, data la diversità dei beni giuridici tutelati e delle condotte sanzionate.
Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche
L’ordinanza costituisce un monito per gli operatori del diritto sull’importanza della diligenza e della precisione nella redazione degli atti di impugnazione. Ogni motivo di doglianza deve essere articolato in modo completo e tempestivo sin dal primo atto di appello. Qualsiasi dimenticanza o strategia processuale errata non può essere sanata dinanzi alla Corte di Cassazione, il cui vaglio di ammissibilità è estremamente rigoroso. La condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende sancisce ulteriormente le conseguenze negative di un ricorso non fondato su validi presupposti procedurali e sostanziali.
È possibile presentare un motivo di ricorso per la prima volta in Cassazione?
No, la sentenza chiarisce che un motivo di ricorso non può essere esaminato in Cassazione se non è stato specificamente dedotto nei motivi di appello, come previsto dall’art. 606, comma 3, cod. proc. pen.
Il reato di riciclaggio può assorbire quello di contraffazione di sigilli pubblici?
No, la Corte ha stabilito che tra la condotta di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e quella di contraffazione (art. 469 c.p.) può configurarsi un concorso formale di reati. Non vi è un rapporto di specialità che porti all’assorbimento, data la diversità strutturale e cronologica delle due fattispecie.
Qual è il termine per depositare una memoria difensiva in Cassazione?
La memoria deve essere depositata rispettando il termine di quindici giorni liberi prima dell’udienza, come previsto dall’art. 611, comma 1, del codice di procedura penale. Una memoria depositata tardivamente, come nel caso di specie, non può essere esaminata.