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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato da un imputato. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi addotti, che non specificavano elementi concreti per una pena più mite. Questa pronuncia di inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16796 Anno 2024
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Pubblicato il 6 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità del Ricorso in Cassazione per Genericità dei Motivi

L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre un importante spunto di riflessione sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi in sede di legittimità. In particolare, la Suprema Corte si è pronunciata sull’ inammissibilità del ricorso a causa della genericità dei motivi presentati, confermando un orientamento consolidato che richiede specificità e concretezza nelle censure mosse al provvedimento impugnato. Questo caso evidenzia come una difesa tecnica non adeguatamente argomentata possa precludere l’esame nel merito della questione.

Il Percorso Giudiziario: Dall’Appello alla Cassazione

Il caso trae origine dal ricorso di un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Torino. In sede di appello, la Corte territoriale aveva già parzialmente accolto le richieste della difesa, riducendo la pena inflitta sia nella sua misura base sia per quanto riguarda l’aumento applicato per la continuazione tra i vari reati contestati (tra cui violazioni della normativa sugli stupefacenti, rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale). Nonostante questa riduzione, l’imputato ha deciso di presentare ricorso per Cassazione, lamentando una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione in relazione ai criteri di commisurazione della pena (art. 133 c.p.) e alla disciplina della continuazione (art. 81 cpv. c.p.).

L’Esito in Cassazione: l’inammissibilità del ricorso

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato l’ inammissibilità del ricorso, senza entrare nel merito delle doglianze. La decisione si fonda su due pilastri argomentativi principali: la congruità della pena già rivalutata in appello e la genericità del motivo di ricorso.

Valutazione della Pena e Precedenti Penali

La Suprema Corte ha osservato che la Corte d’Appello aveva già operato una sensibile riduzione della pena. Tale sanzione è stata ritenuta congrua non solo in astratto, ma anche in concreto, tenendo conto dei numerosi e specifici precedenti penali dell’imputato. Questi precedenti, che includevano reati di varia natura, sono stati considerati un elemento rilevante nella valutazione complessiva della pericolosità sociale e della necessità di una pena adeguata, confermando la correttezza del giudizio espresso in secondo grado.

Le Motivazioni della Suprema Corte

Il fulcro della decisione risiede nella censura mossa alla formulazione del motivo di ricorso. I giudici di legittimità hanno qualificato il motivo come ‘generico’, poiché non individuava elementi specifici e concreti presenti nel caso che, se fossero stati diversamente valutati, avrebbero potuto condurre all’applicazione di una pena ancora più mite. La giurisprudenza di cassazione è costante nel richiedere che i motivi di ricorso non si limitino a una mera riproposizione di argomenti già vagliati o a una generica lamentela sulla severità della pena, ma debbano indicare in modo puntuale le ragioni di diritto o i vizi logici che inficiano la sentenza impugnata. In assenza di tale specificità, il ricorso si risolve in una richiesta di nuova valutazione del merito, preclusa in sede di legittimità.

Le Conclusioni: Conseguenze dell’Inammissibilità

La dichiarazione di inammissibilità ha prodotto due importanti conseguenze per il ricorrente, in applicazione dell’art. 616 del codice di procedura penale. In primo luogo, è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento. In secondo luogo, non ravvisando l’assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (secondo i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 186/2000), la Corte ha imposto il pagamento di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia ribadisce quindi che l’accesso alla Corte di Cassazione è subordinato al rispetto di rigorosi requisiti formali e sostanziali, e che un ricorso non adeguatamente formulato non solo è inefficace, ma comporta anche conseguenze economiche negative per chi lo propone.

Per quale motivo principale la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità del motivo presentato. Il ricorrente non ha individuato elementi concreti e specifici del caso che, se valutati, avrebbero potuto giustificare l’applicazione di una pena più mite.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

La Corte di Cassazione ha riconsiderato la congruità della pena stabilita in appello?
No, la Corte di Cassazione non è entrata nel merito della congruità della pena. Ha invece confermato la valutazione della Corte territoriale, ritenendola adeguata anche in considerazione dei numerosi precedenti penali dell’imputato, e ha basato la sua decisione sulla genericità del motivo di ricorso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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