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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 27631/2024, ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso in materia penale. La decisione si fonda sulla natura dei motivi proposti: uno era meramente riproduttivo di censure già respinte, mentre l’altro era viziato da genericità. Tale inammissibilità del ricorso in Cassazione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27631 Anno 2024
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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Cassazione e l’Inammissibilità del Ricorso: Quando i Motivi non Bastano

L’ordinanza n. 27631 del 2024 della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sulla redazione degli atti giudiziari, in particolare sul ricorso per cassazione. La pronuncia ribadisce un principio fondamentale: per ottenere una revisione dalla Suprema Corte, non è sufficiente dissentire dalla decisione precedente. È necessario presentare motivi specifici, pertinenti e non meramente ripetitivi. Analizziamo come la Corte sia giunta a dichiarare l’inammissibilità del ricorso in Cassazione, condannando il ricorrente anche al pagamento di spese e di una sanzione.

I Fatti del Caso

Un imputato, a seguito di una condanna confermata dalla Corte d’Appello di Napoli, decideva di presentare ricorso per Cassazione. I motivi su cui si basava l’impugnazione erano essenzialmente due:

  1. La richiesta di applicazione della causa di giustificazione dello stato di necessità, prevista dall’articolo 54 del codice penale.
  2. La contestazione della mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, disciplinata dall’articolo 131 bis del codice penale.

Entrambe le richieste erano già state esaminate e respinte dai giudici di merito nei precedenti gradi di giudizio.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. Questa decisione non è entrata nel merito delle questioni sollevate, ma si è fermata a un livello preliminare, quello dei requisiti di ammissibilità dell’atto stesso. Vediamo nel dettaglio le ragioni per ciascun motivo di ricorso.

Primo Motivo: Ripetitività delle Argomentazioni

La Corte ha osservato che il primo motivo, relativo allo stato di necessità, era “meramente riproduttivo di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi dai giudici del merito”. In altre parole, il ricorrente si era limitato a ripresentare le stesse argomentazioni già bocciate in appello, senza individuare vizi logici o giuridici specifici nella sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno sottolineato che le motivazioni della Corte d’Appello, seppur sintetiche, erano giuridicamente corrette, puntuali e coerenti. La Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono riproporre le stesse discussioni fattuali, ma un organo che valuta la corretta applicazione della legge.

Secondo Motivo e l’Inammissibilità del Ricorso in Cassazione per Genericità

Anche il secondo motivo, riguardante la particolare tenuità del fatto, è stato giudicato inammissibile, ma per una ragione leggermente diversa: la genericità. La Corte ha rilevato che il motivo di appello era “privo della puntuale indicazione delle ragioni in fatto e diritto dirette a sostenere il relativo motivo”. Questa genericità, già presente nell’atto di appello, è stata replicata nel ricorso per cassazione. Di fronte a un’argomentazione così vaga, i giudici non hanno potuto fare altro che confermare l’inammissibilità del ricorso in Cassazione, un vizio che si trascinava dal grado precedente.

Le Motivazioni della Decisione

La decisione si fonda su un pilastro del processo penale: il principio di specificità dei motivi di impugnazione. Chi ricorre in Cassazione ha l’onere di indicare con precisione in cosa la sentenza precedente abbia sbagliato nell’interpretare o applicare la legge. Non basta esprimere un generico dissenso.

Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che:

  1. Riproporre pedissequamente le stesse doglianze già respinte, senza attaccare la logicità e la correttezza giuridica della risposta del giudice precedente, trasforma il ricorso in un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo giudizio sul fatto.
  2. Formulare un motivo in modo generico, senza specificare gli elementi fattuali e le norme che ne sosterrebbero l’accoglimento, impedisce alla Corte di compiere la propria valutazione. Un motivo vago è un motivo inesistente agli occhi della legge.

L’esito è stato l’applicazione dell’articolo 616 del codice di procedura penale, che prevede, in caso di inammissibilità del ricorso, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza è un monito per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione. Le implicazioni pratiche sono chiare: un ricorso di successo deve essere un lavoro di precisione chirurgica. È indispensabile analizzare criticamente la sentenza impugnata per scovarne i vizi di legittimità (violazione di legge o vizi di motivazione), anziché limitarsi a riproporre tesi difensive già esposte. La genericità e la ripetitività non solo sono strategie perdenti, ma comportano anche conseguenze economiche negative per l’assistito. La via per la Cassazione richiede argomenti nuovi, specifici e solidamente fondati sul piano giuridico.

Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Corte lo ha dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano viziati: il primo era una semplice ripetizione di argomentazioni già esaminate e respinte nei gradi precedenti, mentre il secondo era formulato in modo generico, senza una specifica indicazione delle ragioni di fatto e di diritto a suo sostegno.

Cosa significa che un motivo di ricorso è ‘meramente riproduttivo’?
Significa che il motivo si limita a ricopiare le stesse critiche e argomentazioni già presentate al giudice del merito (ad esempio, alla Corte d’Appello), senza contestare in modo specifico gli errori di diritto o i vizi logici presenti nella motivazione della sentenza che si sta impugnando.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
In base all’art. 616 del codice di procedura penale, la persona che ha proposto il ricorso viene condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro (in questo caso, tremila euro) in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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