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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici

La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità di un ricorso in materia di stupefacenti. La decisione si fonda sulla natura meramente riproduttiva dei motivi, già vagliati e disattesi nei gradi di merito, e sulla sufficienza della motivazione della sentenza impugnata riguardo al trattamento sanzionatorio. Questo caso evidenzia i limiti del giudizio di legittimità, ribadendo che non può trasformarsi in una terza valutazione dei fatti. Viene confermata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40365 Anno 2025
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Pubblicato il 2 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso Cassazione: Quando i Motivi Sono Generici e Ripetitivi

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio dei rigorosi criteri che governano il giudizio di legittimità, chiarendo perché la Suprema Corte dichiari l’inammissibilità del ricorso in Cassazione quando i motivi presentati sono generici o una mera riproduzione di argomenti già discussi. La decisione sottolinea come il ricorso in Cassazione non possa essere un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti, ma debba concentrarsi esclusivamente su violazioni di legge.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine da un ricorso presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d’Appello, che lo aveva condannato per un reato legato al possesso di sostanze stupefacenti. L’imputato, attraverso il suo difensore, ha sollevato due questioni principali davanti alla Corte di Cassazione:

  1. Una critica alla valutazione delle prove, sostenendo che la finalità di cessione dello stupefacente non fosse stata adeguatamente provata.
  2. Una contestazione sulla determinazione della pena, ritenuta eccessiva.

La difesa ha tentato di ottenere un riesame delle conclusioni a cui erano giunti i giudici di primo e secondo grado, riproponendo le stesse argomentazioni già presentate e respinte nelle fasi precedenti del processo.

La Decisione della Suprema Corte: L’Inammissibilità del Ricorso

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito delle questioni sollevate, ma si ferma a un livello preliminare, constatando che il ricorso non possiede i requisiti minimi per essere esaminato. La Corte ha stabilito che i motivi addotti non rientravano tra quelli consentiti dalla legge per un giudizio di legittimità, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni della Corte

L’ordinanza spiega in modo dettagliato le ragioni che hanno portato alla dichiarazione di inammissibilità. I giudici hanno individuato due profili di criticità fondamentali nel ricorso.

Ripetitività e Genericità dei Motivi di Ricorso

Il primo motivo di inammissibilità del ricorso in Cassazione risiede nel fatto che le argomentazioni difensive erano una semplice riproposizione di censure già esaminate e rigettate dalla Corte d’Appello. La Suprema Corte ha ribadito un principio consolidato: non è possibile utilizzare il ricorso di legittimità per sollecitare una nuova valutazione dei fatti. I giudici di merito avevano già analizzato le prove (indicate nelle pagine 3 e 4 della sentenza impugnata) e concluso, con motivazioni logiche e giuridicamente corrette, che la detenzione della sostanza era finalizzata alla vendita.

Motivazione Sufficiente sulla Determinazione della Pena

Anche il secondo motivo di ricorso, relativo alla presunta eccessività della pena, è stato giudicato inammissibile. La Cassazione ha osservato che la sentenza della Corte d’Appello era supportata da una motivazione ‘sufficiente e non illogica’. La Corte territoriale aveva adeguatamente considerato le argomentazioni della difesa e spiegato le ragioni della sua decisione sanzionatoria (come riportato a pagina 4 della sentenza). Poiché la motivazione era presente, coerente e priva di vizi logici evidenti, la valutazione sulla congruità della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza è un monito importante per chi intende presentare ricorso in Cassazione. Dimostra che per avere successo in questa sede, non basta essere in disaccordo con la decisione dei giudici di merito. È necessario individuare e argomentare specifici errori di diritto o vizi di motivazione gravi e manifesti. La mera riproposizione di argomenti fattuali già respinti conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con l’ulteriore aggravio di spese e sanzioni per il ricorrente. La decisione conferma la funzione della Cassazione come custode della corretta applicazione della legge, non come un’ulteriore istanza per la revisione dei fatti.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché i motivi proposti erano meramente riproduttivi di censure già adeguatamente esaminate e respinte dalla Corte d’Appello e perché le argomentazioni sulla determinazione della pena erano state affrontate con una motivazione sufficiente e non illogica nella sentenza impugnata.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
In base all’art. 616 del Codice di procedura penale, la dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in denaro, in questo caso fissata in tremila euro, in favore della Cassa delle ammende.

È possibile contestare in Cassazione la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito?
No, non è possibile chiedere alla Corte di Cassazione una nuova e diversa valutazione delle prove o dei fatti. Il suo giudizio è limitato al controllo della corretta applicazione della legge e della logicità della motivazione della sentenza impugnata, senza poter riesaminare il merito della vicenda.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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