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Inammissibilità ricorso Cassazione: il caso

La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per tentato uso di monete false. La decisione si fonda sulla genericità del motivo relativo al travisamento della prova e sulla manifesta infondatezza della censura sull’eccessività della pena. L’ordinanza ribadisce che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata. Il caso evidenzia i requisiti di specificità necessari per l’ammissibilità del ricorso in Cassazione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16632 Anno 2024
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Pubblicato il 5 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso Cassazione: Quando i Motivi sono Troppo Generici

L’accesso alla Corte di Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma è un percorso irto di ostacoli procedurali. Un ricorso, per essere esaminato, deve possedere requisiti di specificità ben precisi. In caso contrario, si va incontro a una pronuncia di inammissibilità del ricorso in Cassazione, che chiude definitivamente la vicenda processuale. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio pratico di come la genericità dei motivi e la contestazione della discrezionalità del giudice possano portare a tale esito.

Il Caso in Analisi: Dalla Condanna al Ricorso

La vicenda processuale ha origine da una condanna per il reato previsto dagli articoli 56 e 455 del codice penale, ovvero il tentativo di spendita e messa in circolazione di monete falsificate. L’imputato, dopo la conferma della condanna in secondo grado da parte della Corte di Appello, decideva di proporre ricorso per Cassazione, affidandosi a due principali motivi di doglianza.

I Motivi del Ricorso e la Loro Valutazione

La difesa dell’imputato ha basato il proprio ricorso su due argomenti principali, entrambi respinti dalla Suprema Corte:

  1. Travisamento della prova: Il ricorrente lamentava un’errata valutazione delle prove che avrebbero dovuto dimostrare la sua responsabilità penale. Tuttavia, la Corte ha rilevato che tale motivo era privo di specificità, limitandosi a un richiamo a principi astratti e a un vago accenno a una tesi difensiva già ampiamente confutata nel giudizio di appello.
  2. Eccessività della pena: Il secondo motivo criticava l’entità della pena inflitta, ritenuta sproporzionata. Anche in questo caso, la censura è stata giudicata manifestamente infondata.

L’Inammissibilità del Ricorso in Cassazione: le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo motivazioni chiare che costituiscono un’importante lezione sulla tecnica di redazione di tali atti. La decisione si fonda su due pilastri concettuali della procedura penale.

La Necessaria Specificità dei Motivi

Il primo motivo è stato bocciato perché non superava il vaglio di specificità. Un ricorso in Cassazione non può essere una semplice riproposizione delle proprie tesi o una critica generica alla sentenza impugnata. È necessario che il ricorrente si confronti punto per punto con la motivazione del giudice d’appello, evidenziando in modo preciso e dettagliato dove e perché il giudice avrebbe sbagliato nell’applicare la legge o nel valutare una prova in modo illogico. Limitarsi a ripetere argomenti già respinti, senza una critica puntuale alla decisione di secondo grado, equivale a presentare un motivo generico e, quindi, inammissibile.

Il Limite alla Censura sulla Quantificazione della Pena

Per quanto riguarda il secondo motivo, la Corte ha ribadito un principio consolidato: la graduazione della pena rientra nella sfera di discrezionalità del giudice di merito. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di primo o secondo grado, a meno che la motivazione di quest’ultimo non sia palesemente illogica, contraddittoria o del tutto assente. Nel caso di specie, i giudici di merito avevano fornito una giustificazione adeguata per la pena comminata, rendendo la censura del ricorrente manifestamente infondata e, di conseguenza, inammissibile.

Le Conclusioni: Conseguenze dell’Inammissibilità

L’ordinanza in esame si conclude con una declaratoria di inammissibilità che comporta non solo la fine del processo, ma anche conseguenze economiche per il ricorrente. Quest’ultimo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia serve da monito: il ricorso in Cassazione è uno strumento straordinario che richiede rigore, precisione e una profonda comprensione dei limiti del giudizio di legittimità. La sua presentazione superficiale o generica non solo è inutile, ma comporta anche ulteriori sanzioni.

Quando un ricorso in Cassazione rischia di essere dichiarato inammissibile per genericità?
Un ricorso è considerato generico, e quindi inammissibile, quando si limita a richiamare principi di diritto astratti o a ripetere tesi difensive già respinte nei gradi precedenti, senza confrontarsi specificamente e criticamente con le motivazioni della sentenza che si sta impugnando.

La Corte di Cassazione può riesaminare la decisione del giudice sulla quantità della pena?
No, di norma non può farlo. La determinazione dell’entità della pena è un potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione può intervenire solo se la motivazione a sostegno di tale decisione è manifestamente illogica, contraddittoria o del tutto assente, ma non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di appello.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, il cui importo viene stabilito dal giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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