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Inammissibilità del ricorso per genericità: confermata la pena

Due coimputati, condannati per reati di droga previsti dal d.P.R. 309/1990, hanno proposto ricorso in Cassazione per contestare l’entità della pena inflitta. Avendo rinunciato a contestare la propria responsabilità penale, la difesa si è concentrata unicamente sulla quantificazione della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per genericità, evidenziando che le doglianze non contenevano critiche specifiche e puntuali alle motivazioni della sentenza di appello. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di 3.000 euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19161 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il quadro della vicenda penale e l’inammissibilità del ricorso per genericità

La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso proposto da due coimputati condannati per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità dei soggetti per le violazioni previste dal testo unico sulle droghe. La difesa ha tentato di impugnare la decisione concentrandosi unicamente sull’entità della pena inflitta. L’ipotesi di inammissibilità del ricorso per genericità si verifica quando i motivi dell’impugnazione non contestano in modo preciso le argomentazioni contenute nella sentenza precedente. La Suprema Corte ha esaminato la documentazione rilevando che le censure difensive non offrivano alcun elemento di critica puntuale.

Il rigetto delle censure sulla determinazione della pena

I due imputati avevano scelto di rinunciare ai motivi di ricorso relativi all’accertamento dei fatti e alla propria responsabilità penale. Tale scelta ha reso definitiva la condanna per il reato contestato. Gli sforzi difensivi si sono quindi limitati alla richiesta di una riduzione della sanzione ed al riesame del trattamento sanzionatorio. Il primo imputato ha sostenuto la totale assenza di una motivazione logica all’interno del provvedimento di secondo grado. La lettura della sentenza impugnata ha smentito questa tesi in modo solare. La Corte d’Appello aveva infatti motivato le proprie decisioni con un percorso argomentativo chiaro ed esposto in modo dettagliato.

L’importanza della specificità nell’impugnazione penale

Il secondo imputato ha contestato il trattamento sanzionatorio mettendo a confronto la propria pena con quella applicata al coimputato. Egli ha sostenuto l’esistenza di una sproporzione ingiustificata tra le due posizioni. Anche in questo caso le argomentazioni della difesa sono risultate viziate da un’estrema genericità. La normativa processuale penale richiede che il ricorrente indichi con esattezza gli errori commessi dal giudice di merito. Non è sufficiente manifestare un semplice disaccordo con la misura della sanzione decisa nel giudizio. Il ricorso deve individuare i punti precisi della motivazione che si ritengono errati o incompleti.

Le motivazioni dei giudici sulla inammissibilità del ricorso per genericità

Le motivazioni formulate dalla Suprema Corte chiariscono i requisiti essenziali che ogni atto di impugnazione deve possedere per superare il filtro di ammissibilità. I giudici di legittimità hanno evidenziato come la difesa dei due imputati si sia limitata ad affermazioni del tutto astratte e prive di riscontro concreto. Il primo ricorso lamentava la mancanza di logica senza mai citare i passaggi specifici della sentenza che presentavano difetti motivazionali. I giudici hanno sottolineato che la rinuncia ai motivi sulla responsabilità limitava il giudizio alla sola misura della pena. Tuttavia la genericità delle censure sanzionatorie impediva qualunque tipo di rivalutazione. La medesima carenza ha caratterizzato la posizione del secondo imputato. Il giudice di appello aveva già rilevato l’originaria genericità delle richieste difensive avanzate durante il secondo grado. La Cassazione ha ribadito che il ricorso non può riproporre censure generiche già correttamente respinte nei precedenti gradi. Il rispetto delle regole di forma e di contenuto costituisce un presupposto indispensabile per l’analisi dei motivi di ricorso.

Le conclusioni della Cassazione e le conseguenze economiche

Le conclusioni assunte dalla Corte di Cassazione stabiliscono l’immodificabilità della sentenza di condanna e l’applicazione di severe sanzioni economiche. I giudici penali hanno dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi presentati da entrambi i coimputati. La pronuncia di inammissibilità comporta il passaggio in giudicato della sentenza di condanna e la conferma della pena principale. L’esito negativo del giudizio determina l’obbligo di rimborsare integralmente le spese processuali sostenute dallo Stato. La Corte ha inoltre condannato ciascun ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione punisce l’attivazione impropria del giudizio di legittimità mediante atti privi dei requisiti minimi di specificità previsti dalla legge.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione risulta generico?
La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso, rende definitiva la sentenza impugnata e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e della Cassa delle Ammende.

È possibile contestare solo l’entità della pena e non la colpevolezza?
Sì, ma le contestazioni sulla quantificazione della pena devono individuare in modo specifico ed esplicito gli errori di logica del giudice di merito.

A quanto ammonta la sanzione per un ricorso penale inammissibile?
Il giudice condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma determinata in favore della Cassa delle Ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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