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Inammissibilità del ricorso per cassazione: stop ai ricorsi copia

Due imputati, condannati nei precedenti gradi di giudizio per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità, hanno proposto ricorso davanti alla Suprema Corte lamentando vizi di motivazione e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati dai difensori si limitavano a riprodurre pedissequamente le stesse contestazioni già sollevate in appello, senza confrontarsi criticamente con le risposte fornite dai giudici di secondo grado. La Corte ha ribadito che l’impugnazione deve necessariamente contenere una critica mirata e specifica al provvedimento contestato. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 23571 Anno 2026
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Pubblicato il 28 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il ricorso ripetitivo e l’inammissibilità del ricorso per cassazione

La Corte di Cassazione ha chiarito i confini della corretta impugnazione penale, pronunciandosi sull’inammissibilità del ricorso per cassazione quando i motivi di gravame si limitano a copiare gli argomenti già respinti in appello. Molto spesso i ricorrenti commettono l’errore di riproporre le medesime difese senza attaccare direttamente la decisione del giudice di secondo grado. Questo comportamento rende il ricorso del tutto inutile e non esaminabile nel merito. La Suprema Corte richiede infatti un confronto reale e puntuale con la sentenza impugnata.

Il caso: la condanna per spaccio di lieve entità

La vicenda trae origine dalla condanna di due soggetti per il reato di concorso in spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il Tribunale di primo grado aveva inflitto a entrambi gli imputati pene detentive e sanzioni pecuniarie differenziate. La Corte d’Appello aveva successivamente confermato la decisione di primo grado, ritenendo la ricostruzione dei fatti solida e priva di lacune.

I due condannati hanno quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione. Il primo ricorrente ha lamentato una presunta mancanza di motivazione sulla sussistenza del reato. Il secondo ricorrente ha invece contestato il mancato riconoscimento di alcune circostanze attenuanti, tra cui quelle generiche e quella del danno di speciale tenuità. Entrambe le difese hanno basato i ricorsi su argomenti già ampiamente discussi e respinti nei precedenti gradi di giudizio.

Il vizio di specificità nei motivi di impugnazione

La legge processuale impone regole rigide per la redazione dei motivi di ricorso. Ogni atto di impugnazione deve indicare in modo specifico le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che giustificano la richiesta. Questo significa che il difensore non può limitarsi a esprimere un generico dissenso o a riproporre le tesi difensive già superate.

Il ricorso per cassazione non rappresenta un terzo grado di giudizio sul fatto. Esso costituisce un controllo di pura legittimità sulla correttezza giuridica della sentenza impugnata. Se il ricorrente non contesta direttamente le singole argomentazioni usate dal giudice d’appello, il ricorso perde la sua funzione tipica di critica mirata. La semplice ripetizione delle doglianze espresse in appello determina inevitabilmente il rigetto immediato della domanda, rendendo vano ogni sforzo difensivo precedente.

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione

I giudici di legittimità hanno fondato la loro decisione sul principio del confronto necessario. I ricorsi presentati dai due imputati non contenevano alcuna critica reale alla sentenza della Corte d’Appello. Gli atti difensivi si limitavano a riprodurre le stesse identiche contestazioni sollevate in secondo grado. La Corte d’Appello aveva già risposto in modo completo e logico a tali obiezioni nei passaggi precedenti del processo.

La Suprema Corte ha ribadito che la funzione tipica dell’impugnazione è la critica argomentata del provvedimento. Senza un confronto puntuale con la motivazione della sentenza impugnata, viene meno la ragione stessa del ricorso. Per quanto riguarda il diniego delle circostanze attenuanti generiche per il secondo imputato, la Cassazione ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito logica, coerente e del tutto insindacabile in questa sede.

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati. Questa decisione comporta conseguenze severe per i ricorrenti sul piano economico e processuale. Oltre alla definitività della condanna penale, i giudici hanno condannato entrambi i soggetti al pagamento delle spese del procedimento.

I ricorrenti dovranno inoltre versare la somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende. La legge prevede questa sanzione pecuniaria per scoraggiare la presentazione di ricorsi manifestamente infondati o ripetitivi. La pronuncia conferma l’importanza di affidare la difesa a professionisti capaci di formulare censure specifiche e mirate contro le decisioni dei giudici di merito, evitando formule prestampate o semplici riproduzioni di atti precedenti.

Quando un ricorso per cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile se si limita a ripetere i motivi d’appello senza contestare direttamente le motivazioni della nuova sentenza.

Cosa succede se la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso?
La condanna penale diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Si possono contestare le attenuanti generiche in Cassazione?
La valutazione sulle attenuanti generiche spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se la motivazione è logica e coerente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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