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Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi ripetitivi

L’Imputato, condannato in appello per furto aggravato, propone ricorso lamentando l’errata applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati riproducono genericamente le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza impugnata. I giudici confermano che l’applicazione della recidiva era pienamente giustificata dalla pericolosità sociale del soggetto, già sottoposto a sorveglianza speciale. Di conseguenza, il ricorso viene rigettato e l’imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12376 Anno 2022
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’inammissibilità del ricorso per cassazione nei casi di motivi ripetitivi

La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito un principio fondamentale riguardante l’inammissibilità del ricorso per cassazione. Molto spesso, i difensori degli imputati tendono a riproporre in sede di legittimità (il giudizio davanti alla Cassazione che valuta solo il rispetto delle leggi) le medesime argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Questo comportamento rende il ricorso inammissibile (non esaminabile nel merito). La Suprema Corte richiede infatti una contestazione precisa e puntuale delle motivazioni fornite dal giudice d’appello, vietando la semplice ripetizione di tesi difensive già ampiamente superate.

Il caso concreto: il furto e la contestazione della recidiva

La vicenda trae origine dalla condanna di un soggetto, definito come L’Imputato, per il reato di furto aggravato. Nei precedenti gradi di giudizio, i giudici avevano applicato la recidiva (la circostanza che aumenta la pena per chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato). L’Imputato aveva proposto ricorso contestando proprio la sussistenza di questa circostanza aggravante. La difesa sosteneva che la recidiva non fosse giustificata, nonostante la presenza di precedenti penali e di una misura di sorveglianza speciale a carico dell’uomo.

Quando il ricorso diventa generico e inammissibile

La Suprema Corte ha focalizzato la sua attenzione sulla struttura del ricorso presentato dalla difesa. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano privi di specificità (mancanza di precisione e di correlazione con la sentenza impugnata). Un ricorso non può limitarsi a ignorare le spiegazioni fornite dal giudice d’appello. Se la difesa si limita a riprodurre le stesse identiche lamentele già discusse e ritenute infondate, il ricorso cade inevitabilmente nel vizio di genericità. Questo difetto di formulazione impedisce alla Corte di entrare nel merito della questione.

Le motivazioni della Cassazione sull’applicazione della recidiva

Le motivazioni della Cassazione sull’applicazione della recidiva si fondano su una chiara analisi della pericolosità sociale dell’autore del reato. I giudici di secondo grado avevano già ampiamente dimostrato tale pericolosità. L’Imputato era infatti un soggetto pluripregiudicato (con molte condanne precedenti) e destinatario di un provvedimento di sorveglianza speciale. La commissione di un ulteriore furto aggravato rappresenta un evidente incremento della sua propensione a delinquere. Inoltre, la Corte d’Appello aveva già bilanciato l’aggravante della recidiva concedendo una circostanza attenuante (una riduzione di pena per la particolare tenuità del danno) e determinando la pena finale nel minimo edittale (la sanzione minima prevista dalla legge). Di conseguenza, la decisione dei giudici di merito appariva logica, coerente e priva di qualsiasi vizio di ragionamento.

Le conclusioni della sentenza e l’inammissibilità del ricorso per cassazione

Le conclusioni della sentenza confermano la linea dura della Suprema Corte contro i ricorsi pretestuosi o ripetitivi. La Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione proposto dall’Imputato. Questa decisione comporta conseguenze finanziarie immediate e severe per il ricorrente. Oltre alla conferma definitiva della condanna penale stabilita dalla Corte d’Appello, l’Imputato deve farsi carico delle spese del procedimento giudiziario. Inoltre, i giudici lo hanno condannato al pagamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria punisce l’attivazione ingiustificata della macchina della giustizia attraverso un ricorso privo dei requisiti minimi di legge.

Cosa succede se si ripresentano in Cassazione gli stessi motivi dell’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché manca della necessaria specificità e non contesta direttamente le motivazioni del giudice d’appello.

Come viene valutata l’applicazione della recidiva in caso di precedenti penali?
I giudici considerano la pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti condanne e da eventuali misure di sorveglianza in corso.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente deve pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, che può arrivare a diverse migliaia di euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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